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Prezzi di petrolio e gas, inflazione e sicurezza energetica: perché l’Europa resta vulnerabile agli shock e come rinnovabili, elettrificazione e sistemi di accumulo potrebbero cambiare lo scenario
 
L’Europa continua a fare i conti con un equilibrio fragile tra prezzi dell’energia, inflazione e sicurezza economica. Petrolio e gas restano fattori chiave nel determinare il costo dell’elettricità e, di conseguenza, il livello generale dei prezzi.
 
Secondo Janek Steitz, direttore del Climate and Energy Team dell’istituto di politica economica berlinese Dezernat Zukunft, l’impatto potrebbe essere significativo nei momenti di maggiore tensione sui mercati energetici.
 
“Lo shock inflazionistico può arrivare fino a tre punti percentuali nello scenario più estremo, con un picco circa sei mesi dopo l’aumento dei prezzi e un successivo graduale ridimensionamento.”
 
In altre parole, quando petrolio e gas diventano più costosi, l’effetto non si limita alle bollette: si trasmette a tutta l’economia, dal costo dei trasporti ai prezzi dei beni di consumo.
 

Dipendenza energetica: perché le rinnovabili cambiano la logica

Per molti analisti la questione centrale resta la dipendenza energetica. Gerard Reid, esperto di finanza energetica e co-conduttore del podcast Redefining Energy, evidenzia come il passaggio verso tecnologie pulite possa ridurre alcuni rischi strutturali.

Il motivo è semplice: le tecnologie rinnovabili richiedono un investimento iniziale, ma poi producono energia per molti anni senza necessità di acquistare continuamente combustibili.

“Preferirei dipendere dalla Cina per l’importazione di pannelli solari e batterie piuttosto che dal petrolio e dal gas del Golfo. Se compro un pannello solare, una batteria o una turbina eolica lo faccio una volta ogni 25 anni, non ogni giorno.”

Questo, secondo Reid, rappresenta una differenza fondamentale rispetto ai combustibili fossili, che richiedono forniture continue e quindi espongono i Paesi a shock geopolitici e di prezzo.

La lezione della crisi energetica legata alla guerra in Ucraina

La crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina ha dimostrato quanto l’Europa sia vulnerabile quando una fonte energetica diventa improvvisamente scarsa o costosa.

Secondo Reid, alcuni governi rischiano però di ripetere lo stesso schema di dipendenza.

“In Germania oggi si parla di costruire molte più centrali a gas. È un approccio sbagliato: si passa semplicemente da una dipendenza a un’altra. La via d’uscita è ridurre la dipendenza elettrificando il più possibile.”

L’elettrificazione – cioè l’uso dell’elettricità al posto dei combustibili fossili nei trasporti, nel riscaldamento e nell’industria – è considerata da molti economisti una delle strategie più efficaci per stabilizzare i sistemi energetici.

I Paesi più protetti dagli shock dei prezzi

Non tutti i Paesi europei partono però dalle stesse condizioni. Secondo Anupama Sen, responsabile delle politiche pubbliche alla Smith School of Enterprise and the Environment dell’Università di Oxford, i sistemi energetici con una forte presenza di rinnovabili e capacità di accumulo sono più resilienti agli shock.

Paesi con grandi riserve di energia idroelettrica o sistemi di accumulo come il pompaggio idroelettrico possono assorbire meglio le oscillazioni dei prezzi.

Tuttavia, esiste un limite strutturale: nei mercati energetici europei il prezzo dell’elettricità è spesso determinato dal gas naturale.

“Quando i sistemi sono interconnessi e il prezzo del gas determina il prezzo dell’elettricità, in qualche misura tutti i Paesi vengono colpiti.”

A lungo termine, però, maggiori investimenti nello stoccaggio dell’energia potrebbero ridurre questa vulnerabilità. Paesi come Svezia e Spagna, con una forte quota di rinnovabili e idroelettrico, sono già relativamente più preparati ad affrontare queste oscillazioni.

Le ricadute sull’economia globale

L’impatto degli shock energetici non si ferma al settore energetico. Può avere effetti diretti sui mercati finanziari, sui consumi e sugli investimenti.

Secondo l’economista Michael Klein, professore alla Fletcher School della Tufts University ed ex capo economista al Dipartimento del Tesoro statunitense, quando più fattori negativi si combinano il risultato può essere un periodo di forte incertezza economica.

“Un mercato azionario in calo, persone che si sentono meno ricche e quindi spendono meno, maggiore incertezza per imprese e consumatori: tutto questo può ridurre gli investimenti e aumentare le preoccupazioni sull’inflazione.”

Quando le aspettative di inflazione aumentano, anche il costo degli investimenti può crescere, rendendo più difficile la crescita economica.

Un sistema energetico in trasformazione

Il dibattito europeo sull’energia si muove quindi tra due priorità: garantire sicurezza delle forniture nel breve periodo e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili nel lungo termine.

La direzione indicata da molti esperti è chiara: più elettrificazione, più rinnovabili e più sistemi di accumulo.

Un percorso che richiede investimenti e tempo, ma che potrebbe rendere l’economia europea meno esposta alle crisi energetiche e alle improvvise impennate dei prezzi.

 

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