- 02/09/2026
- Redazione
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L’Europa accelera sull’energia eolica: nel primo semestre 2026 sono stati installati 8,8 GW, il 30% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. WindEurope prevede 24 GW entro fine anno, ma autorizzazioni, reti e investimenti saranno decisivi per mantenere lo slancio
L’Europa accelera sull’energia eolica. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati installati 8,8 GW di nuova capacità, il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che mette il settore sulla traiettoria di un possibile anno record, ma che allo stesso tempo porta in primo piano le fragilità che potrebbero rallentare la crescita nei prossimi anni.
Secondo le previsioni di WindEurope, entro la fine del 2026 il continente potrebbe arrivare a 24 GW di nuova capacità eolica. L’obiettivo di medio periodo è ancora più ambizioso: raggiungere un ritmo di circa 30 GW di nuove installazioni ogni anno entro il 2030.
La partita, però, non si giocherà soltanto sui parchi eolici. Autorizzazioni, infrastrutture di rete, aste ed elettrificazione saranno le variabili decisive per capire se l’accelerazione attuale riuscirà a trasformarsi in una crescita strutturale.
8,8 GW in sei mesi: cosa significa per l’energia europea
Gli 8,8 GW installati nella prima metà dell’anno rappresentano una quantità significativa di nuova capacità produttiva. Secondo WindEurope, le turbine installate possono generare elettricità sufficiente ad alimentare circa 7 milioni di famiglie europee e consentire di sostituire importazioni di combustibili fossili equivalenti a circa 25 navi metaniere all’anno.
Il dato assume particolare rilevanza in un contesto nel quale sicurezza energetica e competitività industriale sono sempre più intrecciate.
L’eolico, infatti, non viene considerato soltanto come uno strumento per ridurre le emissioni. Per l’Europa rappresenta anche una leva per diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e aumentare la produzione interna di elettricità.
La Germania traina la crescita
A spingere il risultato europeo è soprattutto la Germania, che nei primi sei mesi del 2026 ha installato 3,4 GW di nuova capacità eolica.
Anche Danimarca, Polonia, Portogallo e Francia hanno registrato aumenti significativi. Ma il dato forse più sorprendente arriva dall’Ucraina: nonostante la guerra ancora in corso, il Paese ha installato oltre 400 MW di nuova capacità eolica.
Un segnale che, secondo i dati diffusi da WindEurope, mostra quanto il settore delle rinnovabili continui a essere considerato strategico anche in condizioni estremamente difficili.
Investimenti per 9 miliardi e aste per oltre 40 GW
La crescita prevista non riguarda soltanto gli impianti già entrati in funzione.
Nel primo semestre del 2026 l’Europa ha investito 9 miliardi di euro in nuovi parchi eolici, destinati a tradursi in progetti che verranno realizzati negli anni successivi.
Parallelamente, i governi nazionali hanno assegnato attraverso le aste oltre 17 GW di nuova capacità eolica nei primi sei mesi dell’anno. Nella seconda metà del 2026 sono previste ulteriori aste per 26 GW.
Se il programma sarà confermato, l’Europa arriverà ad aver assegnato complessivamente più di 40 GW di nuova capacità eolica in un solo anno, un volume senza precedenti secondo WindEurope.
Il dato suggerisce che, almeno sul fronte degli investimenti e della programmazione, il mercato sta preparando una nuova fase di espansione.
La sfida dei permessi: la Germania fa da modello, ma non basta
È proprio qui che emerge una delle principali contraddizioni del mercato europeo dell’eolico.
Da una parte ci sono investimenti, aste e nuovi progetti. Dall’altra, in alcuni dei principali mercati europei diminuisce il numero di autorizzazioni concesse.
La Germania rappresenta l’eccezione più evidente. Nei primi sei mesi del 2026 Berlino ha autorizzato oltre 9 GW di nuovi impianti eolici onshore, mettendo il Paese sulla strada di un altro anno record.
Il risultato viene indicato da WindEurope come una dimostrazione concreta di ciò che può accadere quando le norme europee sulle autorizzazioni vengono applicate in modo efficace.
In Italia, Francia e Spagna le autorizzazioni rallentano
Il quadro cambia però negli altri grandi mercati. In Spagna, Francia, Regno Unito, Italia e Irlanda, i volumi delle autorizzazioni sono diminuiti.
Ed è questo uno dei punti critici per il futuro del settore: costruire nuove turbine richiede capitali e tecnologia, ma prima ancora servono tempi autorizzativi compatibili con gli obiettivi energetici fissati dai governi.
Se le autorizzazioni rallentano, il rischio è che gli investimenti annunciati e le capacità assegnate attraverso le aste non riescano a trasformarsi rapidamente in impianti operativi.
WindEurope: «Il 2026 potrebbe essere un anno record»
«Il 2026 potrebbe essere un anno record per l’energia eolica. Ma non possiamo dare per scontato questo slancio».
È il punto centrale dell’analisi di Tinne Van der Straeten, CEO di WindEurope, secondo cui proprio mentre l’Europa ha bisogno dell’eolico per rafforzare la propria resilienza economica, i volumi delle autorizzazioni stanno diminuendo in alcuni mercati chiave.
La questione, quindi, non riguarda soltanto il risultato del 2026. Il vero interrogativo è se l’attuale crescita possa diventare una tendenza stabile.
«Le decisioni dei governi in materia di autorizzazioni, aste, reti ed elettrificazione nei prossimi mesi saranno decisive per il successo o il fallimento di questo slancio», sottolinea Van der Straeten.
Eolico, l’obiettivo europeo: 436 GW entro il 2030
La prospettiva indicata da WindEurope punta a una capacità eolica complessiva di 436 GW entro il 2030.
Di questi, 342 GW dovrebbero essere installati nell’Unione europea. Una capacità che, secondo le stime dell’associazione, potrebbe arrivare a coprire il 27% della domanda di elettricità dell’UE nel 2030.
Per arrivarci, però, non sarà sufficiente aumentare il numero delle turbine.
Il sistema energetico europeo dovrà essere in grado di assorbire la nuova produzione, trasportarla dove serve e collegare rapidamente gli impianti alla rete.
Le cinque scelte che possono decidere il futuro dell’eolico
WindEurope individua cinque priorità sulle quali Bruxelles e i governi nazionali dovrebbero intervenire nei prossimi mesi.
Applicare davvero le norme sulle autorizzazioni
La prima riguarda il superamento della burocrazia che rallenta i progetti. L’obiettivo è rendere operative le norme europee sulle autorizzazioni e consentire ai progetti considerati validi di arrivare più rapidamente alla connessione alla rete.
Investire nelle reti e accelerare le connessioni
La seconda sfida riguarda le infrastrutture. Secondo WindEurope, l’UE dovrebbe completare il pacchetto sulle reti, pianificare un sistema energetico fortemente elettrificato e a zero emissioni nette, aumentare gli investimenti e semplificare le procedure di connessione.
Usare i proventi ETS per l’elettrificazione industriale
La terza proposta riguarda le risorse generate dal sistema europeo di scambio delle emissioni, l’ETS. WindEurope chiede di indirizzare questi proventi verso l’elettrificazione industriale, attraverso strumenti come il Fondo per l’innovazione e la Banca per la decarbonizzazione industriale.
Fissare un obiettivo vincolante per le rinnovabili al 2040
La quarta richiesta è l’introduzione di un obiettivo vincolante per le energie rinnovabili entro il 2040. Un traguardo di questo tipo, secondo l’associazione, permetterebbe ai governi di programmare gli investimenti e alle aziende della filiera di prepararsi con maggiore certezza.
Rendere più stabile il sistema delle aste
Infine, WindEurope chiede di evitare continue modifiche nella progettazione delle aste. L’associazione indica nei contratti per differenza bilaterali uno strumento in grado di favorire investimenti su larga scala e ridurre il costo del capitale.
Il vero test arriva adesso
I numeri del primo semestre raccontano dunque una storia positiva: l’Europa sta installando più energia eolica, gli investimenti crescono e le aste stanno preparando una nuova ondata di progetti.
Ma il dato più importante potrebbe essere un altro.
La crescita dell’eolico europeo non è ancora irreversibile. Per trasformare il possibile record del 2026 in una traiettoria stabile fino al 2030 serviranno autorizzazioni più rapide, reti adeguate e una politica energetica capace di dare agli investitori regole prevedibili.
Le turbine, insomma, sono soltanto una parte della sfida. La partita decisiva si gioca ora nei provvedimenti che governi e istituzioni europee saranno capaci di mettere in campo.














































































































































































































































































































































































































