- 07/06/2026
- Redazione
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Uno studio di T&E avverte: il boom dei biocarburanti potrebbe far aumentare i prezzi alimentari, aggravare la carenza di fertilizzanti e favorire la deforestazione
La corsa globale ai biocarburanti accelera, spinta dall’impennata dei prezzi del petrolio e dalle tensioni geopolitiche internazionali. Ma quella che per molti governi appare come una soluzione per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili potrebbe trasformarsi in un nuovo problema per l’economia mondiale.
Secondo una nuova analisi pubblicata da Transport & Environment (T&E), il consumo globale di biocarburanti potrebbe aumentare del 30% già nel corso di quest’anno e arrivare a crescere di quasi il 70% entro il 2030. Una prospettiva che, secondo gli esperti, rischia di avere conseguenze pesanti sui prezzi degli alimenti, sulla disponibilità di fertilizzanti e sugli ecosistemi naturali.
Prezzi alimentari in aumento: il timore di una nuova crisi globale
L’organizzazione evidenzia come il mercato delle materie prime agricole stia già mostrando segnali di forte tensione. I prezzi degli alimenti, e in particolare degli oli vegetali, sono aumentati per tre mesi consecutivi, replicando una dinamica simile a quella osservata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
A pesare sul quadro internazionale sono anche le recenti tensioni in Medio Oriente e il conseguente aumento del prezzo del greggio. In risposta, diversi Paesi hanno deciso di accelerare i programmi di miscelazione dei biocarburanti nei carburanti tradizionali.
Tra questi figurano Stati Uniti, Indonesia e Thailandia, mentre grandi esportatori agricoli come Brasile e Indonesia stanno contemporaneamente limitando le esportazioni di alcune colture strategiche utilizzate proprio per la produzione di biocarburanti.
Secondo T&E, questo scenario rischia di alimentare una competizione sempre più serrata tra il settore energetico e quello alimentare per l’utilizzo delle stesse risorse agricole.
“Trasformare il cibo in carburante è una scelta pericolosa”
A lanciare l’allarme è Kädi Ristkok, direttrice Energia e Clima di T&E. Secondo l’esperta, i governi stanno cercando di affrontare la crisi energetica puntando su una soluzione che potrebbe però generare effetti collaterali molto più ampi.
“Promuovere la conversione del cibo in carburante è una scelta pericolosa. I biocarburanti possono avere solo un ruolo limitato nel sistema energetico globale senza produrre conseguenze significative sui prezzi alimentari e sull’ambiente”, sostiene Ristkok.
L’organizzazione invita quindi i governi a puntare maggiormente sull’elettrificazione dei trasporti e sulle tecnologie a basse emissioni anziché incrementare la domanda di colture agricole destinate alla produzione energetica.
Il nodo fertilizzanti: già oggi il 5% viene utilizzato per i biocarburanti
Uno degli aspetti più critici riguarda il mercato mondiale dei fertilizzanti. Attualmente la produzione di biocarburanti assorbe circa il 5% dei fertilizzanti utilizzati a livello globale, pur contribuendo ad appena il 4% dei carburanti destinati ai trasporti.
Secondo T&E, l’aumento della domanda di carburanti agricoli potrebbe aggravare una situazione già complessa, soprattutto in un momento in cui le forniture internazionali risultano vulnerabili alle tensioni geopolitiche e alle interruzioni delle principali rotte commerciali.
Il caso dell’Indonesia è particolarmente significativo: quasi un quinto dei fertilizzanti utilizzati nel Paese viene destinato alla produzione di biocarburanti. Negli Stati Uniti la quota si avvicina invece al 10%.
L’analisi evidenzia inoltre che i principali produttori mondiali dipendono per oltre la metà delle importazioni di fertilizzanti da aree geopoliticamente sensibili come Russia, Cina e Medio Oriente.
Più biocarburanti significano più terra agricola
Secondo lo studio, portare i biocarburanti al 20% del mix globale dei carburanti per autotrazione richiederebbe circa 130 milioni di ettari aggiuntivi di terreno agricolo. Una superficie paragonabile all’intero territorio del Sudafrica.
La conseguenza sarebbe una crescente pressione sugli ecosistemi naturali, con il rischio di accelerare fenomeni di deforestazione e perdita di biodiversità.
Paradossalmente, avverte T&E, la conversione di nuove aree naturali in terreni agricoli potrebbe generare emissioni di carbonio superiori a quelle dei combustibili fossili che i biocarburanti dovrebbero sostituire.
Sicurezza alimentare e transizione energetica: il difficile equilibrio
Per gli esperti, il dibattito sui biocarburanti pone una questione sempre più urgente: come conciliare la sicurezza energetica con quella alimentare.
In un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica, scarsità di fertilizzanti e crescente pressione sulle risorse agricole, la priorità dovrebbe essere evitare che la produzione di energia entri in competizione diretta con il cibo destinato alla popolazione mondiale.
“Più colture vengono bruciate per produrre carburante, maggiore sarà il fabbisogno di fertilizzanti. I governi devono dare priorità al cibo rispetto al carburante”, conclude Kädi Ristkok.

































































































































































































































































































































































