- 14/04/2026
- Redazione
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Comunità Energetiche Rinnovabili in crescita record nel 2025 ma ostacoli normativi rallentano tutto: numeri, regioni e richieste urgenti al Governo
Le comunità energetiche rinnovabili crescono, si diffondono e iniziano a cambiare concretamente il modo in cui l’Italia produce e consuma energia. Ma mentre i numeri segnano un’accelerazione evidente, resta un nodo irrisolto: quello delle regole, ancora troppo complesse e lente rispetto alla velocità della transizione.
A fotografare questo scenario è il nuovo report di Legambiente, che mette in fila dati e criticità di un settore sempre più strategico.
Nel 2025 in Italia si contano 1.561 configurazioni di autoconsumo, in crescita di quasi il 40% rispetto a pochi mesi prima. Un balzo che racconta un cambiamento già in atto: cittadini, imprese e territori iniziano a organizzarsi per produrre e condividere energia rinnovabile su scala locale.
Di queste configurazioni, il cuore pulsante è rappresentato dalle Comunità Energetiche Rinnovabili: sono 904, pari al 58% del totale, e coinvolgono oltre 8.600 utenti. Un modello che non solo riduce le emissioni, ma contribuisce anche a contrastare la povertà energetica e a rafforzare la coesione sociale.
Ciafani: “Così rendiamo l’energia più democratica”
A sottolineare il valore strategico delle CER è il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani: “Le CER si affermano come protagoniste della transizione energetica, trasformando il modo in cui produciamo e consumiamo energia in un’opportunità di sviluppo, resilienza e coesione per i territori”.
Ma il messaggio è anche un avvertimento: “Aumenta l’interesse e la partecipazione, ma serve superare ritardi normativi e incertezze regolatorie. È urgente semplificare le regole, rafforzare gli strumenti e investire in accompagnamento e competenze”.
Il rischio, in altre parole, è che la spinta dal basso resti imbrigliata.
Dal Nord al Sud, la mappa della crescita
La diffusione non è uniforme, ma alcune regioni fanno da traino. In testa c’è la Lombardia, seguita da Piemonte, Sicilia e Veneto. Insieme concentrano quasi la metà delle configurazioni nazionali.
È qui che il modello delle CER sta trovando terreno fertile, grazie a una combinazione di iniziativa locale, investimenti e maggiore consapevolezza energetica.
I dati del GSE parlano chiaro: oltre 2.200 impianti attivi e più di 13.800 utenze coinvolte, per una potenza complessiva che supera i 148 MW. Numeri che certificano un cambio di passo, ma anche un potenziale ancora inespresso.
Il paradosso: cresce la domanda, frenano le regole
Ed è proprio qui che emerge il paradosso italiano. Da un lato cittadini e territori spingono verso l’energia condivisa, dall’altro il quadro normativo fatica a tenere il passo.
Procedure complesse, incertezze sugli incentivi e difficoltà tecniche — come le connessioni alla rete — rischiano di rallentare una delle leve più efficaci contro la crisi climatica e la dipendenza dalle fonti fossili.
Per questo Legambiente chiede un cambio di passo immediato: semplificare le regole, rendere più accessibili gli incentivi e garantire stabilità normativa nel tempo.
Le storie che funzionano: dai territori arriva la spinta
Nonostante gli ostacoli, dai territori arrivano segnali concreti di innovazione. Lo dimostrano le esperienze premiate nella terza edizione del Premio Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali.
In Trentino-Alto Adige, la cooperativa KönCeRT ha costruito una comunità con 381 soci, puntando su inclusione e accesso all’energia per tutti. Sull’Isola d’Elba, la CER Elba coinvolge oltre 200 membri in un progetto che guarda all’autosufficienza energetica e alla riduzione delle emissioni. A Capannori, invece, cittadini e imprese lavorano insieme per abbattere costi e inquinamento, rafforzando allo stesso tempo il tessuto sociale.
Sono esempi diversi, ma con un tratto comune: dimostrano che la transizione energetica può diventare un’opportunità concreta per i territori.
La sfida: rendere la transizione accessibile a tutti
Dopo anni di sperimentazione e l’introduzione degli incentivi legati al PNRR, il sistema è entrato in una fase decisiva. Le comunità energetiche non sono più un progetto pilota, ma un’infrastruttura sociale ed economica in costruzione.
La vera partita ora è renderle accessibili su larga scala. Senza semplificazioni e certezze normative, il boom registrato nel 2025 rischia di restare un’occasione a metà.
























































































































































































































































































































