- 08/02/2026
- Redazione
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L’Europa rischia di non centrare gli obiettivi climatici al 2030: consumi ed emissioni non calano abbastanza, rinnovabili in affanno e industria energivora in crisi
L’Europa sta perdendo terreno sulla transizione energetica e, paradossalmente, è oggi meno competitiva di dieci anni fa.
A lanciare l’allarme è l’ENEA, che nel suo contributo al rapporto European Public Investment Outlook (EPIO) 2025 fotografa un quadro preoccupante: per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 serviranno sforzi molto più intensi rispetto al passato, mentre prezzi dell’energia elevati e crisi industriale stanno mettendo sotto pressione famiglie e imprese.
Consumi ed emissioni: gli sforzi richiesti sono più che raddoppiati
Secondo l’analisi curata dagli economisti ENEA Daniela Palma e Francesco Gracceva, l’Unione Europea dovrebbe oggi ridurre i consumi energetici di oltre il 3% all’anno e le emissioni di CO₂ di circa il 7% annuo per restare in linea con i target 2030. Dieci anni fa sarebbe bastato uno sforzo decisamente minore: rispettivamente -1% e -2%.
Non solo. Anche sul fronte delle fonti rinnovabili il passo deve accelerare: la loro quota sui consumi finali dovrebbe crescere di 3 punti percentuali ogni anno, il doppio rispetto a quanto richiesto nel 2015.
Il paradosso europeo
“Negli ultimi dieci anni il sistema energetico europeo si è allontanato dagli obiettivi di decarbonizzazione”, hanno spiegato Palma e Gracceva, sottolineando come il ritardo accumulato renda ora il percorso molto più ripido.
Prezzi dell’energia ancora alti e industria in difficoltà
L’analisi ENEA, basata sugli indicatori della Commissione Europea per monitorare l’Energy Union, evidenzia un altro nodo cruciale: nonostante gli interventi messi in campo dopo la crisi energetica del 2022, i prezzi dell’energia per famiglie e imprese restano elevati rispetto al periodo pre-crisi.
A soffrire di più sono le industrie ad alta intensità energetica. Settori storici come acciaio e chimica di base hanno visto la produzione scendere ai livelli più bassi degli ultimi trent’anni, mentre il saldo commerciale europeo nelle tecnologie low-carbon è peggiorato sensibilmente dal 2015.
Troppi aiuti contro il caro energia, pochi investimenti strutturali
Secondo gli economisti ENEA, uno dei problemi principali riguarda la direzione della spesa pubblica: “I governi europei hanno concentrato le risorse sul contenimento dei prezzi e sul sostegno all’accessibilità energetica, trascurando gli investimenti nelle tecnologie low-carbon necessarie a trasformare davvero i sistemi produttivi”.
Una strategia che, a differenza di quanto avvenuto in Cina e Stati Uniti, non ha favorito un salto strutturale dell’industria europea.
Autonomia strategica o cooperazione globale?
Il contributo ENEA analizza anche le implicazioni di policy dell’attuale orientamento europeo verso l’autonomia nelle tecnologie e nei materiali per l’energia pulita. Una scelta che, secondo Palma e Gracceva, rischia di non essere sufficiente.
Un nuovo modello produttivo
“Più che puntare su un’industria ‘verde’ di marca europea, servirebbe un modello produttivo fondato su innovazione e cooperazione internazionale, senza derive protezionistiche”.
In un contesto geopolitico segnato da tensioni crescenti, la transizione energetica rischia infatti di essere ostacolata da una competizione globale sempre più conflittuale, quando invece avrebbe bisogno di collaborazione.
Il nodo della governance europea e del Patto di stabilità
A rendere il quadro ancora più complesso è il tema della governance. I curatori dell’edizione EPIO 2025, Floriana Cerniglia e Francesco Saraceno, sottolineano come il ruolo dell’intervento pubblico sia oggi decisivo.
“È necessario un cambiamento della governance europea che permetta di utilizzare in modo più flessibile le risorse dei bilanci nazionali, oggi vincolate dal Patto di stabilità, per sostenere i settori strategici della transizione energetica”.
Senza questo cambio di passo, concludono, l’Europa rischia di restare schiacciata tra obiettivi climatici sempre più ambiziosi e una capacità industriale ed economica in progressivo indebolimento.






















































































































































































































































































































































































































