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Il Parlamento europeo si appresta a votare sulla revisione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). Assopannelli chiede un equilibrio tra obiettivi ambientali e competitività delle imprese

Il Parlamento europeo si appresta a votare in plenaria, nella sessione di Strasburgo del 14-17 settembre 2026, la propria posizione negoziale sulla revisione del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Un passaggio che potrebbe avere conseguenze rilevanti per la competitività di una parte della filiera europea del legno-arredo e sul quale Assopannelli di FederlegnoArredo chiede alle istituzioni comunitarie di tenere conto anche degli effetti delle nuove regole sulle industrie che utilizzano materie prime strategiche.

L’obiettivo non è mettere in discussione il percorso europeo verso un sistema produttivo più sostenibile, ma contribuire a individuare un equilibrio tra gli obiettivi ambientali dell’Unione e la necessità di preservare la capacità produttiva, gli investimenti e la competitività delle imprese europee.

In vista del voto, Assopannelli richiama in particolare l’attenzione su due elementi considerati strategici: il mantenimento dell’articolo 27a proposto dalla Commissione europea, con la clausola di salvaguardia attivabile in presenza di gravi distorsioni del mercato, e l’esclusione dell’urea dal perimetro del CBAM.

Una partita che, secondo l’associazione, non riguarda soltanto i produttori di pannelli. Gli eventuali effetti sull’approvvigionamento dell’urea potrebbero infatti propagarsi lungo l’intera catena industriale, arrivando fino al prodotto finito e, potenzialmente, al consumatore.

Perché l’urea è importante per i pannelli a base di legno

Il ruolo dell’urea rappresenta uno degli aspetti meno immediati, ma centrali, della questione. Il prodotto è conosciuto soprattutto per il suo impiego in agricoltura, ma trova applicazione anche in diversi processi industriali.

Nel settore dei pannelli a base di legno, in particolare, l’urea è utilizzata nella produzione di resine e colle, componenti essenziali per realizzare numerosi prodotti destinati successivamente alla filiera del mobile e dell’arredamento.

Da qui nasce la preoccupazione di Assopannelli: se l’importazione di urea dai Paesi extra-Ue dovesse diventare più onerosa per effetto dell’applicazione del CBAM, una parte di questi maggiori costi potrebbe trasferirsi progressivamente lungo la filiera.

Secondo l’associazione, l’impatto sul prodotto finito potrebbe arrivare a una crescita dei costi nell’ordine del 10-12%.

Il rischio di un effetto a cascata

È proprio l’effetto a cascata a rappresentare uno dei principali elementi di attenzione per il comparto. Un aumento del costo di una materia prima strategica non rimarrebbe infatti necessariamente confinato alla fase iniziale della produzione, ma potrebbe riflettersi sulle diverse componenti della filiera fino ad arrivare al prodotto destinato al mercato.

Per un settore fortemente integrato con il mondo del mobile e dell’arredamento, la questione assume quindi una dimensione più ampia. Non si tratta soltanto del prezzo dell’urea, ma della capacità delle imprese europee di affrontare la transizione verso modelli produttivi più sostenibili mantenendo, allo stesso tempo, condizioni di competitività adeguate rispetto ai concorrenti internazionali.

Il tema diventa particolarmente rilevante per filiere nelle quali i costi degli input industriali incidono direttamente sulla capacità delle aziende di investire, produrre ed esportare.

Fantoni: “Competitività da tutelare”

A sintetizzare la posizione dell’associazione è Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, secondo cui l’inclusione dell’urea tra i prodotti interessati dal CBAM rappresenta una criticità da valutare con attenzione per l’intero settore.

“L’inclusione dei fertilizzanti nell’allegato del CBAM, tra cui l’urea, rappresenta una criticità che preoccupa l’intero settore”, sottolinea Fantoni, evidenziando il ruolo della materia prima nella produzione delle resine e delle colle utilizzate nei pannelli a base legno.

La questione si intreccia inoltre con un altro fattore determinante per i costi industriali: l’energia.

Il prezzo del gas riaccende l’attenzione sui costi di produzione

Secondo Assopannelli, l’urgenza del tema è accentuata dalla recente dinamica del prezzo del gas, indicato dall’associazione a 82 euro per MWh, contro i circa 45 euro di un mese prima.

Il gas rappresenta infatti un fattore importante nella produzione dell’urea e un aumento significativo dei costi energetici può esercitare un’ulteriore pressione sul prezzo della materia prima, indipendentemente dagli effetti derivanti dal CBAM.

A preoccupare il comparto è quindi la combinazione tra costi energetici elevati e nuovi oneri alle frontiere, in un momento nel quale le imprese europee sono chiamate contemporaneamente a investire nella transizione e a mantenere la propria capacità di competere sui mercati internazionali.

“È impensabile che l’Europa continui ad essere sorda di fronte alle richieste di filiere strategiche per il nostro export e per il Made in Italy”, afferma Fantoni, auspicando l’approvazione degli emendamenti che recepiscono le richieste del settore.

La clausola di salvaguardia come strumento di equilibrio

Tra le richieste di Assopannelli c’è anche la conferma dell’articolo 27a proposto dalla Commissione europea.

La disposizione prevede una clausola di salvaguardia che potrebbe essere attivata in presenza di gravi distorsioni del mercato, come aumenti anomali dei prezzi, difficoltà di approvvigionamento o una perdita di competitività per le industrie europee.

Per il settore dei pannelli, questo strumento potrebbe rappresentare un meccanismo di equilibrio nel caso in cui l’applicazione delle nuove regole dovesse produrre effetti particolarmente gravosi sulle imprese.

La logica, nella lettura del comparto, non sarebbe quindi quella di rallentare il percorso di decarbonizzazione, ma di garantire che la transizione possa essere sostenuta dall’industria europea senza compromettere la capacità produttiva e gli investimenti necessari per affrontarla.

Le associazioni europee fanno fronte comune

A rafforzare la posizione di Assopannelli c’è anche il fronte comune costruito dalle associazioni europee del comparto.

Diverse organizzazioni hanno sottoscritto un position paper indirizzato a Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sui possibili effetti del nuovo quadro normativo.

Il messaggio è quello di accompagnare gli obiettivi ambientali con una valutazione attenta degli effetti economici e industriali delle nuove misure.

La transizione verso un sistema produttivo più sostenibile, in questa prospettiva, può procedere insieme alla tutela della competitività delle imprese europee, soprattutto quando sono coinvolti input essenziali per filiere strategiche.

Il voto di Strasburgo

Il voto in plenaria rappresenta ora il prossimo passaggio della partita. Assopannelli chiede agli eurodeputati di sostenere le modifiche sull’urea e di mantenere la clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 27a, così da dotare il nuovo quadro regolatorio di strumenti in grado di intervenire qualora emergessero effetti particolarmente penalizzanti per l’industria europea.

La questione dell’urea porta così al centro del dibattito sul CBAM anche la dimensione industriale della transizione: l’obiettivo, per il comparto, è fare in modo che la decarbonizzazione proceda insieme alla capacità delle filiere europee di continuare a produrre e competere sui mercati internazionali.

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