- 07/11/2025
- Redazione
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I certificati blu promuovono il risparmio idrico e nuovi investimenti sostenibili. Un’innovazione per la gestione dell’acqua in Italia
La sfida della gestione dell’acqua entra in una nuova fase con i certificati blu, uno strumento innovativo pensato per incentivare il risparmio idrico e promuovere investimenti sostenibili.
L’iniziativa, al centro del quarto Quaderno del Blue Book di Fondazione Utilitatis e Utilitalia, presentato a Rimini con il contributo di Bioreal, Hypercube e Gruppo CAP, anticipa i temi del prossimo Blue Book in uscita a marzo 2026.
In un contesto segnato da crisi climatica e scarsità di risorse, la gestione efficiente dell’acqua non è più una scelta, ma una priorità economica e ambientale. L’Italia preleva ogni anno circa 30 miliardi di metri cubi d’acqua, risultando tra i Paesi europei più idro-esigenti. Di questa quantità, il 56% viene destinato all’agricoltura, il 31% all’uso civile e il 13% all’industria. A preoccupare, però, sono le perdite di rete, che superano il 42% dell’acqua immessa nei sistemi di distribuzione.
“Certificati blu” per premiare chi risparmia acqua
Come spiegato da Barbara Marinali, vicepresidente di Utilitalia, “il servizio idrico integrato rappresenta solo un terzo dei prelievi complessivi. Individuare strumenti di incentivo alla riduzione dei consumi, soprattutto nei settori più idro-intensivi, è essenziale per raggiungere gli obiettivi della nuova Water Resilience Strategy europea”.
I certificati blu, in questa prospettiva, potrebbero funzionare come i noti “certificati bianchi” dell’efficienza energetica: premiando interventi che riducono i consumi, favoriscono il riuso delle acque reflue e l’adozione di tecnologie più efficienti.
Due i modelli possibili:
Certificati per il risparmio idrico, che riconoscono gli interventi virtuosi di riduzione e riuso;
Water credit volontari, già sperimentati in Paesi come Australia, Cile, Perù e Svizzera, destinati a chi promuove progetti di tutela o recupero della risorsa.
In Italia, Gruppo CAP ha già avviato una sperimentazione di water credit legata al riuso delle acque depurate, dimostrando come la gestione sostenibile possa trasformarsi anche in opportunità economica.
L’Italia verso un modello nazionale
Per Mario Rosario Mazzola, presidente della Fondazione Utilitatis, “il nostro Paese ha bisogno di strumenti innovativi per promuovere la gestione sostenibile delle risorse idriche. I certificati blu possono diventare un volano di investimenti pubblici e privati, migliorare la governance delle utilities e rafforzare la resilienza del sistema, soprattutto nel Mezzogiorno, dove le infrastrutture sono più fragili”.
L’idea ha già suscitato interesse politico e istituzionale, con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e del MASAF, che lavorano alla creazione di un fondo nazionale per l’efficienza e il riuso idrico, in particolare nel settore agricolo.
Leggi anche: Infrastrutture idriche più moderne e sicure: dalla BEI 100 milioni per Gruppo CAP
Una sfida di governance e misurabilità
Il successo dei certificati blu dipenderà dalla capacità di coordinare istituzioni, Regioni, gestori, imprese e agricoltori, garantendo trasparenza e misurabilità reale dei risparmi idrici. Solo un sistema chiaro e condiviso potrà rendere questo nuovo meccanismo non solo uno strumento tecnico, ma anche un motore di cultura ambientale e innovazione economica.
In un Paese dove l’acqua è sempre più preziosa, i certificati blu potrebbero segnare la nascita di una nuova economia del risparmio idrico, in grado di coniugare sostenibilità, competitività e futuro.












































































































































































































































































































































































































































































