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Più della metà degli italiani non considera l’acqua una risorsa limitata e l’80% sottostima i consumi domestici. La ricerca di Gruppo CAP e Scuola Superiore Sant’Anna rivela il divario tra percezione e realtà

L’acqua è una delle risorse più preziose e sempre più minacciate dai cambiamenti climatici, ma per una larga parte degli italiani il problema sembra ancora lontano. Oltre la metà delle persone non considera infatti l’acqua una risorsa limitata e quasi l’80% sottostima la quantità utilizzata ogni giorno nelle attività più comuni, a partire dalla doccia.

È quanto emerge dalla ricerca “Consumare meno, consumare meglio”, promossa da Gruppo CAP insieme a Fondazione Cariplo e al Centro Interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nell’ambito del progetto ETACQUA, dedicato allo studio delle abitudini di consumo idrico nelle famiglie italiane.

L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di mille utenti del servizio idrico integrato, fotografa un rapporto con l’acqua spesso caratterizzato da percezioni distorte, scarsa consapevolezza ambientale e resistenze culturali difficili da superare.

Il paradosso dell’acqua: il 56% non la considera una risorsa limitata

Uno dei dati più significativi riguarda la percezione della disponibilità idrica. Il 56,2% degli intervistati ritiene che l’acqua nella propria area sia poco o per nulla limitata.

Un dato che appare in contrasto con una realtà segnata da periodi di siccità sempre più frequenti, restrizioni ai consumi e livelli di stress idrico in crescita in molte aree del Paese, soprattutto nel Centro e nel Sud Italia.

La consapevolezza ambientale resta inoltre piuttosto bassa: soltanto il 15,2% del campione considera elevato l’impatto ecologico dei consumi idrici domestici.

Credit: Gruppo CAP

La doccia da 10 minuti? Per un italiano su tre consuma meno di 10 litri

Il dato che colpisce maggiormente riguarda le abitudini quotidiane. Secondo la ricerca, quasi l’80% degli intervistati sottostima il quantitativo d’acqua necessario per una doccia di dieci minuti. In realtà il consumo medio varia tra i 120 e i 150 litri.

La distanza tra percezione e realtà diventa ancora più evidente considerando che il 34,8% delle persone ritiene di utilizzare meno di 10 litri per una doccia della stessa durata, una stima fino a dieci volte inferiore rispetto al consumo effettivo.

Un errore di valutazione che evidenzia quanto sia ancora limitata la conoscenza dei consumi domestici reali e dell’impatto che questi possono avere sulle risorse idriche.

Il “bias dell’acqua”: quasi due italiani su tre credono di consumare nella norma

La ricerca mette in luce anche un fenomeno psicologico che gli studiosi definiscono come una sorta di “sconto morale”.

Il 63,6% degli intervistati è convinto che altre persone giudicherebbero i propri consumi idrici assolutamente normali. Questa percezione contribuisce a ridurre il senso di urgenza e rende più difficile modificare comportamenti consolidati.

In altre parole, molti cittadini tendono a considerarsi già virtuosi, anche quando i loro consumi potrebbero essere migliorati.

Giovani e over 50: due approcci opposti alla gestione dell’acqua

L’analisi per fasce d’età evidenzia differenze significative. Gli over 50 e i pensionati risultano più propensi a limitare la durata della doccia: circa la metà dichiara di restare sotto i cinque minuti.

Tra gli under 30, invece, si registrano con maggiore frequenza docce superiori ai quindici minuti.

I più giovani mostrano però una maggiore apertura verso le innovazioni legate all’economia circolare. Il 34% conosce infatti sistemi di recupero e riutilizzo delle acque domestiche, come le cosiddette Eco Tank, una percentuale nettamente superiore rispetto alla media generale.

Acqua del rubinetto: il 42% non la beve mai

Un altro dato interessante riguarda il rapporto con l’acqua di rete. Nonostante venga utilizzata quotidianamente dal 94% delle persone per cucinare e dal 97,4% per l’igiene personale, il 42,2% degli intervistati dichiara di non bere mai l’acqua del rubinetto.

Secondo gli autori dello studio, questa scelta sarebbe riconducibile soprattutto a fattori culturali e psicologici più che a reali problemi legati alla qualità dell’acqua distribuita.

L’istruzione fa la differenza nella percezione dell’impatto ambientale

La ricerca evidenzia inoltre una forte correlazione tra livello di istruzione e consapevolezza ambientale. Tra i laureati, il 36% riconosce chiaramente l’impatto ecologico dei consumi idrici domestici. La percentuale scende invece all’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio.

Un divario che sottolinea l’importanza dell’informazione e dell’educazione ambientale per favorire comportamenti più sostenibili.

ETACQUA, il progetto che studia il rapporto degli italiani con l’acqua

I risultati rappresentano soltanto la prima fase del progetto ETACQUA, iniziativa biennale nata dalla collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Gruppo CAP e Fondazione Cariplo.

L’obiettivo è comprendere non solo come gli italiani utilizzano l’acqua, ma anche quali fattori culturali, etici e sociali influenzano le scelte quotidiane.

Nelle prossime fasi della ricerca verranno sviluppate proposte e strumenti basati sulle scienze comportamentali per incentivare consumi più consapevoli, ridurre gli sprechi e rafforzare la cultura della sostenibilità idrica.

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