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Via libera del Parlamento europeo alle Nuove Tecniche Genomiche (NGT). CREA, Coldiretti e Confagricoltura parlano di svolta per innovazione, sostenibilità e competitività agricola. FederBio e AssoBio criticano invece la riduzione di tracciabilità ed etichettatura, temendo rischi per biodiversità e filiera biologica

L’agricoltura europea entra ufficialmente in una nuova era. Con il voto definitivo di ieri del Parlamento europeo sul regolamento che disciplina le Nuove Tecniche Genomiche (NGT), Bruxelles apre la strada all’utilizzo di strumenti innovativi destinati a trasformare il modo di coltivare, affrontare i cambiamenti climatici e garantire la sicurezza alimentare del continente.

La decisione rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni per il settore primario europeo e vede l’Italia tra i principali protagonisti grazie agli investimenti nella ricerca e allo sviluppo delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), considerate da molti addetti ai lavori una delle chiavi per rendere l’agricoltura più resiliente e competitiva.

Rocchi (CREA): “Una pagina di storia per la ricerca agricola”

Tra le reazioni più entusiaste c’è quella del presidente del CREA, Andrea Rocchi, che definisce l’approvazione del regolamento una vera e propria svolta.

“Da oggi un’agricoltura più sostenibile, resiliente e produttiva è più vicina. Il provvedimento varato è un passaggio fondamentale per la ricerca che dà certezze normative e informazioni chiare e trasparenti ad agricoltori e consumatori”, afferma Rocchi.

Secondo il presidente del principale ente italiano di ricerca agroalimentare, il risultato raggiunto è frutto anche del sostegno del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e consente all’Italia di presentarsi come uno dei Paesi più avanzati in Europa sul fronte dell’innovazione genetica applicata alle colture.

Al centro di questa strategia c’è TEA4IT, il grande progetto nazionale finanziato dal Ministero dell’Agricoltura con un investimento di 10 milioni di euro e coordinato dal CREA.

TEA4IT: il progetto italiano che punta su colture più resistenti a malattie e siccità

Il programma coinvolge dieci strutture di ricerca tra università, enti pubblici e organismi privati con l’obiettivo di sviluppare nuove varietà vegetali capaci di affrontare le sfide imposte dal clima e dalla crescente pressione sulle produzioni agricole.

Le attività già avviate riguardano colture considerate strategiche per il Made in Italy. I ricercatori stanno lavorando su pomodori resistenti all’orobanche, melanzane con minore imbrunimento e prive di semi, riso resistente al brusone e viti più tolleranti a peronospora e oidio. Un orzo progettato per resistere meglio agli stress idrici ha già superato la valutazione interna come varietà NGT-1.

Entro il 2026 il CREA prevede nuove sperimentazioni in campo su pomodoro, melanzana, orzo, frumento e vite nelle proprie aziende sperimentali. Parallelamente proseguono le attività di ricerca su riso, agrumi, melo, kiwi e pioppo.

Confagricoltura: “Passaggio decisivo per la competitività europea”

Anche Confagricoltura accoglie con favore il voto del Parlamento europeo, definendolo il coronamento di una battaglia storica portata avanti negli anni dalle organizzazioni agricole.

Secondo la Confederazione, il nuovo regolamento consentirà di colmare il divario competitivo accumulato dall’Europa rispetto ad altri Paesi dove le tecniche genomiche sono già impiegate su larga scala.

Particolarmente apprezzato è il riconoscimento della categoria NGT-1, che comprende varietà considerate equivalenti a quelle ottenute tramite miglioramento genetico convenzionale. Per queste colture non sarà prevista l’etichettatura degli alimenti derivati, evitando costi aggiuntivi e possibili distorsioni di mercato.

Restano però alcune criticità. Confagricoltura contesta infatti la possibilità lasciata agli Stati membri di vietare sul proprio territorio la coltivazione delle varietà NGT-2, una scelta che potrebbe creare differenze normative tra Paesi e limitare l’accesso uniforme all’innovazione.

Coldiretti: “Una svolta epocale contro i cambiamenti climatici”

Toni altrettanto positivi arrivano da Coldiretti e Filiera Italia, che parlano apertamente di “svolta epocale” per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea.

Le organizzazioni sottolineano come le nuove tecniche genomiche non abbiano nulla a che vedere con i tradizionali OGM transgenici. L’obiettivo, spiegano, è replicare in modo più preciso e rapido i processi della selezione naturale per ottenere varietà in grado di affrontare siccità, malattie e condizioni climatiche sempre più estreme.

In questo scenario, le TEA vengono considerate uno strumento strategico per ridurre l’utilizzo di fitofarmaci e aumentare la produttività agricola senza rinunciare alla qualità.

Un esempio concreto arriva dalla Toscana, dove è in corso un progetto che ha portato alla realizzazione della prima vite di Sangiovese sviluppata attraverso le nuove tecniche genomiche. La pianta è attualmente coltivata nei laboratori CREA di Conegliano Veneto e le prime prove in campo sono previste per il 2027.

Per Coldiretti, l’adozione delle TEA rappresenta inoltre un tassello fondamentale dell’Agricoltura 5.0 e della strategia europea per rafforzare la sovranità alimentare in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati.

FederBio e AssoBio: “Meno trasparenza e più rischi per biodiversità e agricoltori”

Diametralmente opposta la posizione del mondo biologico. FederBio e AssoBio giudicano il voto europeo un passo indietro sul fronte della trasparenza e della tutela dei consumatori. Le due associazioni contestano soprattutto l’esenzione per molte varietà NGT dagli obblighi di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura.

“L’approvazione di questa normativa rappresenta un arretramento sul piano della trasparenza e delle garanzie per agricoltori e consumatori”, dichiarano la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini e la presidente di AssoBio Nicoletta Maffini.

Le associazioni riconoscono tuttavia alcuni risultati ottenuti durante il negoziato europeo, come il mantenimento del divieto di utilizzo delle NGT nel biologico e l’obbligo di etichettatura delle sementi contenenti materiale genetico ottenuto con queste tecniche.

Le preoccupazioni maggiori riguardano però i brevetti sulle risorse genetiche e sulle sementi. Secondo FederBio e AssoBio il rischio è quello di una crescente concentrazione del mercato nelle mani di poche grandi multinazionali, con conseguenze sulla libertà di ricerca e sull’autonomia degli agricoltori.

Il nodo tra innovazione e precauzione

Il voto del Parlamento europeo apre ora una fase completamente nuova per l’agricoltura continentale. Da una parte, il mondo della ricerca e gran parte delle organizzazioni agricole vedono nelle NGT uno strumento decisivo per affrontare siccità, eventi climatici estremi, fitopatie e aumento dei costi produttivi. Dall’altra, il settore biologico continua a chiedere maggiori garanzie sulla tracciabilità, sulla tutela della biodiversità e sulla gestione dei brevetti.

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra innovazione scientifica e principio di precauzione. In questo percorso l’Italia parte da una posizione di vantaggio grazie alla rete di ricerca costruita attorno al progetto TEA4IT e agli investimenti pubblici destinati allo sviluppo di nuove varietà agricole capaci di rispondere alle esigenze di un clima sempre più imprevedibile.

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