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Gli USA riducono i dazi sulla pasta italiana: da oltre il 90% a valori minimi. Coldiretti: vittoria del Governo e tutela del Made in Italy

La riduzione dei dazi americani sulla pasta italiana segna un primo, importante passo a favore del Made in Italy e dell’export agroalimentare. A esprimere soddisfazione sono Coldiretti e Filiera Italia, che parlano di un risultato concreto ottenuto grazie all’azione del Governo italiano e della diplomazia economica.

La decisione del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti arriva in anticipo rispetto alla conclusione ufficiale dell’indagine antidumping, prevista per l’11 marzo, e ridimensiona in modo significativo le tariffe che avevano fatto scattare l’allarme tra produttori e consumatori.

Dazi sulla pasta: cosa cambia davvero

Le nuove valutazioni americane hanno abbassato drasticamente le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre. Si passa infatti dal temuto 91,74% a percentuali decisamente più contenute:

  • 2,26% per La Molisana

  • 13,98% per Garofalo

  • 9,09% per altri 11 produttori italiani, molti dei quali aderenti a Filiera Italia

Una svolta che Coldiretti e Filiera Italia definiscono un primo riconoscimento della correttezza e della trasparenza delle aziende italiane, da sempre disponibili a collaborare con le autorità statunitensi.

Il ruolo del Governo e della diplomazia italiana

Secondo le organizzazioni agricole e industriali, il risultato è frutto dell’intervento tempestivo del Governo italiano, in particolare dei ministri Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida, insieme alla Farnesina e alla rete diplomatica.

Dopo la denuncia immediata dei dazi giudicati “inaccettabili”, l’esecutivo si è attivato per tutelare un comparto strategico dell’agroalimentare nazionale. Un sostegno che, assicurano Coldiretti e Filiera Italia, continuerà fino alle decisioni definitive degli Stati Uniti.

Un rischio evitato per consumatori e imprese

L’ipotesi iniziale dei dazi avrebbe avuto effetti pesanti non solo per i produttori italiani, ma anche per i consumatori americani. Secondo le stime, un dazio superiore al 90% avrebbe raddoppiato il costo di un piatto di pasta negli Stati Uniti, favorendo la diffusione di prodotti “Italian sounding” e penalizzando la qualità autentica del Made in Italy.

Un danno economico e culturale che, almeno per ora, sembra scongiurato.

Leggi anche: Dazi USA: rischio per l’agroalimentare italiano

Gli Stati Uniti restano un mercato chiave

Il mercato americano è infatti uno dei più importanti per la pasta italiana. Nel 2024 l’export verso gli USA ha raggiunto i 671 milioni di euro, confermando il ruolo strategico degli Stati Uniti per le aziende del settore, in particolare per quelle di fascia premium rappresentate da Filiera Italia.

La riduzione dei dazi viene quindi letta come un segnale positivo, ma anche come un passaggio da consolidare. La partita non è ancora chiusa, ma per Coldiretti e Filiera Italia questa è già una vittoria importante nella difesa della qualità e dell’identità della pasta italiana nel mondo.

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