- 03/01/2026
- Redazione
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Nel 2025 le auto elettriche crescono del 46% in Italia. Aumenta la quota di mercato, ma serve una strategia stabile per colmare il gap europeo
Il 2025 si chiude con un segnale incoraggiante per la mobilità elettrica in Italia. In un mercato dell’auto complessivamente in calo, le auto elettriche vanno decisamente in controtendenza, registrando una crescita a doppia cifra che riaccende il dibattito sul futuro della transizione ecologica nel nostro Paese.
Secondo i dati diffusi da Motus-E, nell’anno appena concluso sono state immatricolate 94.230 auto full electric, il 46,1% in più rispetto al 2024. Un risultato che porta la quota di mercato delle elettriche al 6,2%, contro il 4% dell’anno precedente, e che fa salire il parco circolante complessivo a oltre 365 mila vetture elettriche sulle strade italiane.
Un mercato auto in calo, ma l’elettrico corre
Il dato assume ancora più valore se inserito nel contesto generale: nel 2025 il mercato auto italiano, considerando tutte le alimentazioni, ha registrato una flessione del 2,1%, fermandosi a 1,53 milioni di immatricolazioni. Anche a dicembre, nonostante una lieve ripresa mensile (+2,1%), il quadro resta segnato da una domanda debole.
Le auto elettriche, invece, hanno sfruttato soprattutto la spinta finale dell’anno. Nel solo mese di dicembre sono state immatricolate 12.015 vetture a batteria, più del doppio rispetto allo stesso mese del 2024 (+107,2%). La quota di mercato mensile ha così raggiunto l’11,1%, contro il 5,5% di un anno fa, grazie alle consegne legate agli incentivi lanciati in autunno.
Il confronto con l’Europa resta impietoso
Nonostante la crescita, l’Italia continua a inseguire i principali Paesi europei. I dati disponibili a livello continentale (gennaio-novembre 2025) mostrano una diffusione dell’auto elettrica decisamente più avanzata altrove: la quota di mercato ha raggiunto il 22,8% nel Regno Unito, il 19,6% in Francia e il 18,8% in Germania. Anche la Spagna, pur partendo da livelli simili ai nostri, è salita all’8,8%.
Un divario che, secondo Motus-E, non è impossibile da colmare, ma richiede scelte politiche e industriali più stabili e di lungo periodo.
Pressi (Motus-E): “Serve continuità, non solo incentivi”
“I numeri del 2025 vanno letti con attenzione per pianificare le strategie del futuro”, ha spiegato Fabio Pressi, presidente di Motus-E. La combinazione tra incentivi e una maggiore disponibilità di modelli elettrici di fascia media ha dimostrato che l’interesse degli italiani esiste ed è concreto.
Il problema, però, è la discontinuità. “L’effetto della corsa ai bonus si esaurirà in pochi mesi – ha avvertito Pressi – ed è fondamentale dare al mercato prevedibilità e stabilità, sia per i consumatori sia per l’industria”.
Flotte aziendali, la leva decisiva per la svolta
Uno dei nodi centrali riguarda le flotte aziendali, considerate un canale strategico per accelerare la diffusione dell’elettrico. Le auto aziendali, infatti, non solo orientano il mercato del nuovo, ma alimentano anche quello dell’usato, rendendo le vetture elettriche più accessibili a una platea più ampia.
“È ormai non più rinviabile una profonda revisione della fiscalità delle flotte aziendali – ha sottolineato Pressi – che oggi si basa su un impianto fermo agli anni ’90 e non tiene conto degli obiettivi europei aggiornati”.
Crescono anche furgoni e camion elettrici
Il 2025 porta buone notizie anche sul fronte dei veicoli commerciali elettrici. I furgoni leggeri (N1) a batteria, pur senza incentivi dedicati, hanno più che raddoppiato le immatricolazioni (+118%), arrivando a 8.234 unità e conquistando il 4,6% del mercato.
Ancora più marcata la crescita dei veicoli pesanti elettrici (N2 e N3), che segnano un +185,6% rispetto al 2024, con 594 mezzi immatricolati e una quota di mercato del 2,2%.
Una crescita da consolidare
Il bilancio del 2025 racconta dunque un’Italia che inizia a muoversi nella direzione giusta, ma che rischia di rallentare senza una strategia chiara e duratura. La crescita delle auto elettriche è reale, ma per trasformarla in un cambiamento strutturale serviranno regole stabili, una fiscalità aggiornata e politiche capaci di andare oltre l’effetto temporaneo degli incentivi.





































































































































































