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I Paesi dell’Ue non trovano un accordo sull’imposizione dei dazi sui veicoli elettrici cinesi, così è la Commissione europea ha decidere le tariffe e superare l’ostacolo

La votazione che si è tenuta il 4 ottobre al Comitato difesa commerciale, un organo composto da funzionari dei 27 Paesi membri dell’Ue, non ha espresso nessuna maggioranza qualificata. I Paesi dell’Ue, infatti, non sono riusciti a trovare un accordo sulla proposta che prevedeva l’imposizione di pesanti dazi sui veicoli elettrici cinesi.

Il risultato della votazione

Per approvare o respingere la proposta della Commissione di imporre nuovi dazi era necessario raggiungere la maggioranza qualificata dei Paesi europei, ossia 15 Stati membri su 27 con almeno il 65% della popolazione totale dell’Unione, dovevano esprimersi a favore o contro l’imposizione dei dazi. Il risultato è stato dieci Stati a favore, cinque contro e dodici astenuti.

Nel dettaglio, hanno votato sì: Italia, Francia, Olanda, Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Irlanda.

Si sono invece astenuti: Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Grecia, Croazia, Cipro, Lussemburgo, Austria, Portogallo, Romania, Svezia, Finlandia.

Hanno votato no: Germania, Ungheria, Malta, Slovenia, Slovacchia.

I favorevoli rappresentano quasi il 46% della popolazione europea. Gli astenuti, anche se maggiori di numero, costituiscono solo il 31% della popolazione della Ue. I contrari rappresentano circa il 22,5%.

Cosa succede ora?

In questo caso, la Commissione europea può comunque procedere e applicare il regolamento, che di fatto è approvato.

La Commissione ha però lasciato una porta aperta, facendo sapere che «i negoziati con la Cina poseguono». Il 30 ottobre è il termine ultimo per trovare un compromesso. Nelle prossime settimane, dunque, la Commissione proseguirà le trattative con la Cina, e prima dell’entrata in vigore definitiva dei dazi potrebbe essere raggiunto un accordo per evitarli imponendo un prezzo minimo alle auto elettriche cinesi vendute nell’Unione Europea.

I dazi previsti

Le tariffe aggiuntive, pensate per compensare gli effetti dannosi dei sussidi e colmare il divario di prezzo tra i veicoli prodotti in Cina e quelli Made in Europe, variano a seconda del marchio e del livello di collaborazione con l’indagine della Commissione.

Le tariffe varate in precedenza sono: Tesla: 7,8%; BYD: 17%; Geely: 18,8%; SAIC: 35,3%. Altri produttori di veicoli elettrici in Cina che hanno collaborato all’indagine ma non sono stati sottoposti a campionamento individuale: 20,7%. Altri produttori di veicoli elettrici in Cina che non hanno collaborato: 35.3%.

Le tariffe entreranno in vigore a novembre, saranno riscosse dai funzionari doganali e si aggiungeranno a un’aliquota del 10% già prevista. Ciò significa che alcune case automobilistiche cinesi dovranno presto affrontare tariffe superiori al 45% per vendere le loro automobili in Europa.

Leggi anche: Confermati i dazi sulle importazioni di auto elettriche dalla Cina

La preoccupazione di rappresaglie

L’elevato numero di astensioni riflette i timori di ritorsioni commerciali che sembrano aver smorzato la determinazione di molti governi nell’imporre dazi commerciali.

Probabilmente ci potrebbero essere rappresaglie commerciali da parte della Cina, che ha denunciato l’indagine della Commissione come un “atto protezionistico”, costantemente negato l’esistenza di sussidi alle proprie case automobilistiche, e definito i risultati “artificialmente esagerati”. Le misure di ritorsione minacciate riguardano i settori lattiero-caseari, del brandy e della carne di maiale.

I funzionari cinesi restano comunque impegnati in colloqui con le loro controparti dell’Ue per trovare una soluzione politica che possa evitare i dazi aggiuntivi. Una possibile opzione è che i produttori si impegnino a stabilire prezzi minimi per i loro veicoli elettrici, anche se l’attuazione di questa soluzione potrebbe rivelarsi complicata.

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