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Nel 2025 i voli europei superano i livelli pre-Covid: Italia seconda per crescita CO2, Ryanair resta la compagnia più inquinante.

Il traffico aereo europeo è tornato ai massimi storici e con lui anche l’inquinamento. Nel 2025 le emissioni prodotte dai voli in partenza dagli aeroporti europei hanno superato per la prima volta i livelli registrati prima del Covid, segnando un nuovo record per il settore dell’aviazione.

Secondo l’ultima analisi di Transport & Environment (T&E), il principale gruppo europeo che si occupa di decarbonizzazione dei trasporti, i voli partiti dall’Europa hanno generato 195 milioni di tonnellate di CO2, il dato più alto mai registrato nel continente.

L’Europa rappresenta oggi il 23% delle emissioni globali del trasporto aereo ed è diventata la terza area più inquinante al mondo dopo Asia e Nord America. Ma a differenza delle altre grandi regioni mondiali, il mercato europeo è l’unico ad aver già superato i livelli di emissioni precedenti alla pandemia.

Italia tra i Paesi peggiori: crescita della CO2 seconda solo alla Spagna

Anche l’Italia segue la stessa traiettoria. Nel 2025 dagli aeroporti italiani sono partiti circa 900 mila voli che hanno prodotto quasi 16 milioni di tonnellate di CO2. Le emissioni sono aumentate del 5% rispetto al 2024 e di circa il 10% rispetto al 2019, facendo dell’Italia il secondo Paese europeo per crescita dell’inquinamento aereo, dietro soltanto alla Spagna.

Secondo il report, a trainare questa crescita sono soprattutto le compagnie low cost, protagoniste della piena ripresa del traffico turistico europeo. Ryanair si conferma la compagnia più inquinante sia in Europa che in Italia. Solo nel nostro Paese il vettore irlandese ha prodotto 3,5 milioni di tonnellate di CO2, con un aumento superiore al 60% rispetto all’era pre-Covid.

A livello europeo Ryanair ha raggiunto quota 16,6 milioni di tonnellate di CO2, un volume di emissioni paragonabile a quello annuale di un intero Stato come la Croazia. Molto più contenuta invece la ripresa delle compagnie tradizionali, soprattutto quelle impegnate sui voli intercontinentali.

Due terzi delle emissioni sfuggono ancora al mercato europeo del carbonio

Il dato che più preoccupa gli esperti riguarda però il sistema ETS, il mercato europeo delle emissioni pensato per obbligare le compagnie aeree a pagare per l’inquinamento prodotto. Oggi il meccanismo copre principalmente i voli interni allo Spazio Economico Europeo, lasciando fuori gran parte delle rotte a lungo raggio, che sono anche quelle più impattanti sul clima.

Questo significa che circa due terzi delle emissioni dell’aviazione europea sfuggono ancora alla carbon tax dell’Unione Europea. Le differenze tra compagnie sono enormi. Ryanair, che opera prevalentemente tratte europee, paga mediamente molto più delle compagnie tradizionali orientate ai voli extra UE. Vettori come Emirates o le grandi compagnie americane, pur operando voli in partenza dagli aeroporti europei, versano invece cifre minime o addirittura nulle nell’ambito del sistema ETS.

Anche in Italia oltre metà delle emissioni generate dai voli continua a non essere soggetta al mercato europeo del carbonio.

Le rotte intercontinentali più inquinanti restano fuori dall’ETS

Tra i casi simbolo citati nel rapporto c’è la tratta Londra-New York, oggi considerata la rotta aerea più inquinante d’Europa. Nel solo 2025 ha prodotto quasi 1,4 milioni di tonnellate di CO2, un valore vicino alle emissioni complessive delle principali rotte intraeuropee messe insieme.

Eppure questi voli non rientrano pienamente nel sistema europeo di tariffazione del carbonio. Una volta usciti dallo Spazio Economico Europeo, infatti, gli aerei ricadono sotto il programma internazionale CORSIA, giudicato da T&E molto più debole e meno efficace rispetto all’ETS europeo.

Il vero costo dei biglietti resta il petrolio, non le politiche green

Nel frattempo le compagnie aeree continuano a chiedere un alleggerimento delle regole ambientali sostenendo che il mercato del carbonio faccia aumentare il prezzo dei biglietti. Ma l’analisi di T&E racconta una realtà diversa.

Secondo gli esperti, il peso maggiore sui costi dei voli continua a essere rappresentato dalla dipendenza dai combustibili fossili e dall’instabilità del prezzo del petrolio. Per i voli a lungo raggio, infatti, l’aumento del costo del carburante incide fino a 90 euro per passeggero, mentre le misure legate alla sostenibilità hanno un impatto minimo.

Anche sui voli a corto raggio la situazione non cambia molto: il prezzo del carburante fossile pesa molto più delle politiche climatiche europee.

T&E: “Basta favorire i combustibili fossili”

Per Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, il nuovo record di emissioni dimostra quanto il settore dell’aviazione continui a crescere senza un reale controllo ambientale.

Secondo T&E, nel solo 2025 le compagnie aeree avrebbero evitato oltre 8,5 miliardi di euro di costi climatici grazie alle attuali esenzioni normative. Per questo l’associazione chiede di estendere l’ETS a tutti i voli in partenza dall’Europa e utilizzare le nuove entrate per finanziare carburanti sostenibili e tecnologie a basse emissioni.

L’obiettivo è accelerare la transizione ecologica dell’aviazione europea e ridurre una dipendenza dai combustibili fossili che continua ad alimentare sia la crisi climatica sia l’aumento dei prezzi dei voli.

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