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Le auto elettriche crescono in Italia, ma il divario con l’Europa resta ampio: Motus-E chiede misure strutturali per accelerare la transizione

Ad agosto in Italia sono state immatricolate 4.377 auto completamente elettriche, con un aumento del 33,8% rispetto allo stesso mese del 2025.

La quota di mercato delle vetture full electric è salita così al 6,3%, contro il 4,8% dell’agosto dello scorso anno. Un progresso significativo, ma che va letto anche alla luce di un rallentamento rispetto ai livelli raggiunti pochi mesi prima: a giugno la quota delle elettriche aveva infatti toccato il 10,1%.

Il dato di agosto arriva inoltre con il sostanziale esaurimento delle immatricolazioni legate agli incentivi dello scorso ottobre. Ed è proprio questo uno degli elementi che rendono il risultato particolarmente significativo, ma anche indicativo della necessità di strumenti strutturali per sostenere la domanda.

Nei primi otto mesi +68,2%

Se si allarga lo sguardo ai primi otto mesi dell’anno, il quadro appare ancora più positivo: da gennaio ad agosto sono state immatricolate in Italia 90.381 auto elettriche, il 68,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

La quota di mercato si è attestata all’8%, in crescita rispetto al 5,1% registrato nei primi otto mesi dell’anno precedente.

Al 31 agosto, il parco circolante italiano di auto completamente elettriche era composto da 444.863 vetture.

Numeri che raccontano quindi un mercato in espansione, ma ancora lontano dal rappresentare una componente realmente dominante del sistema automobilistico italiano.

Il confronto con l’Europa racconta un altro scenario

Il divario emerge con particolare evidenza guardando ai principali mercati europei.

Gli ultimi dati confrontabili, relativi a luglio 2026, mostrano infatti una quota di mercato delle auto elettriche pari al 35% in Francia, al 29,4% in Germania, al 10,8% in Spagna e al 27,6% nel Regno Unito. Nello stesso mese, l’Italia si era fermata appena al 6,1%.

È una differenza che va oltre il semplice confronto statistico. Per Motus-E, il dato dimostra la necessità di un intervento capace di accompagnare in modo più deciso la transizione verso la mobilità elettrica, soprattutto in un momento in cui la questione energetica torna a pesare sulle famiglie e sulle imprese.

Pressi: «Serve un approccio realmente strategico»

Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, lega infatti la questione della mobilità elettrica alla più ampia crisi energetica internazionale.

Per proteggere famiglie e aziende da uno shock come quello di Hormuz, che sta modificando le dinamiche energetiche globali, secondo Pressi serve “un approccio realmente strategico al tema dei trasporti, che vada oltre la logica emergenziale dei tagli alle accise e costruisca soluzioni in grado di ridurre progressivamente la costosa e pericolosa dipendenza dalle importazioni di fonti fossili”.

Il punto, dunque, non sarebbe soltanto intervenire sul prezzo dei carburanti quando l’emergenza si manifesta. La richiesta di Motus-E è quella di costruire una strategia capace di ridurre nel tempo la dipendenza dai combustibili fossili importati.

La clausola di salvaguardia per sicurezza energetica ed elettrificazione

In questo quadro, Motus-E richiama l’attenzione sulla clausola di salvaguardia nazionale prevista dalla Commissione europea per interventi legati alla sicurezza energetica e all’elettrificazione dei consumi.

Secondo l’associazione, i fondi previsti da questo strumento sono già stati utilizzati da numerosi Stati membri.

Queste risorse sono decisive per fronteggiare una crisi sistemica che ha già spinto centinaia di migliaia di automobilisti e imprese in tutta Europa a puntare sui vantaggi della mobilità elettrica”, osserva Pressi.

Per il presidente di Motus-E, quindi, l’Italia dovrebbe utilizzare queste risorse per dare un impulso più chiaro al mercato nazionale.

La partita decisiva può essere quella delle flotte aziendali

Una delle strade indicate dall’associazione passa dalle flotte aziendali. È, infatti, un canale che, secondo Motus-E, ha già guidato la diffusione delle auto elettriche nel resto d’Europa e che potrebbe rappresentare anche in Italia uno strumento concreto per accelerare la transizione.

“Nelle scorse settimane, insieme alle altre grandi associazioni automotive nazionali”, spiega Pressi, “abbiamo trasmesso al Governo una proposta chiara e circostanziata per consentire a imprese e partite Iva di affrontare da subito il caro carburanti in maniera strutturale, facilitando l’elettrificazione delle proprie flotte”.

Il ragionamento è quindi quello di trasformare il problema del caro carburanti in un’occasione per ridurre progressivamente la dipendenza dalle fonti fossili, accompagnando imprese e lavoratori autonomi verso veicoli elettrici.

Motus-E: «La fiscalità delle flotte può essere decisiva»

Il confronto con gli altri mercati europei, secondo Motus-E, dimostrerebbe anche l’importanza di una pianificazione di medio periodo degli strumenti destinati a sostenere la domanda.

“I dati di mercato europei evidenziano l’efficacia della pianificazione di medio termine degli strumenti di supporto alla domanda”, afferma Pressi.

Da qui la richiesta di intervenire anche sulla fiscalità delle flotte aziendali, considerata dall’associazione un passaggio importante per accelerare l’elettrificazione.

“L’intervento sulla fiscalità delle flotte aziendali sarebbe un importante passo nella giusta direzione”, conclude il presidente di Motus-E, che aggiunge: “rimaniamo pertanto a completa disposizione del Ministero dell’Economia per discutere nel dettaglio la proposta condivisa della filiera e fornire tutti gli approfondimenti del caso”.

La crescita c’è, ora serve continuità

Il quadro che emerge dai dati di agosto è quindi ambivalente se da una parte, l’auto elettrica cresce: +33,8% in un solo mese e +68,2% nei primi otto mesi dell’anno, con una quota di mercato passata dal 5,1% all’8% nel confronto gennaio-agosto. Dall’altra, il confronto europeo mostra quanto sia ancora ampio il divario. Il 6,3% italiano di agosto resta infatti distante dal 35% della Francia, dal 29,4% della Germania e dal 27,6% del Regno Unito.

Per Motus-E, la sfida non è dunque soltanto aumentare le immatricolazioni ma costruire una strategia di medio periodo capace di rendere la mobilità elettrica uno strumento concreto anche contro la vulnerabilità energetica di famiglie e imprese.

La crescita registrata nel 2026 mostra che la domanda esiste. Ora, secondo l’associazione, il punto decisivo sarà capire se il Paese riuscirà a trasformare questa crescita in un percorso strutturale, utilizzando adeguatamente le risorse disponibili e intervenendo soprattutto sul fronte delle flotte aziendali e della fiscalità.

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