Condividi questo articolo

Palermo tra traffico, piste ciclabili incomplete e aria inquinata: dal webinar di Kyoto Club emerge una città divisa, dove mobilità sostenibile e salute pubblica non sono uguali per tutti. Scopri cosa rischiano i quartieri più fragili.

A Palermo, parlare di mobilità sostenibile significa affrontare un tema che va oltre le infrastrutture e la riduzione del traffico. Come emerso nell’ultimo webinar promosso da Kyoto Club e Clean Cities, è una questione strettamente legata alla salute dei cittadini, alla qualità dell’aria e alla giustizia urbana.

Moderato da Clementina Taliento, l’incontro ha riunito istituzioni, tecnici, associazioni e comitati civici per confrontarsi sui dati dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile e valutare se Palermo stia davvero costruendo un sistema di mobilità moderno, equo e capace di migliorare la vita quotidiana.

Zone a transizione limitata: i dati parlano chiaro

Marco Talluri, del gruppo di lavoro mobilità sostenibile di Kyoto Club, ha illustrato il lavoro dell’Osservatorio. Per Palermo sono già disponibili centinaia di contenuti tra notizie, grafici e mappe, con un focus particolare sui dati subcomunali.

L’elemento distintivo è la lettura dettagliata della città, zona per zona, usando i codici postali come chiave per confrontare l’accesso al trasporto pubblico, la ciclabilità, la pedonalità, l’uso dell’auto privata, la densità abitativa e il reddito medio.

E il risultato è netto: Palermo appare fortemente polarizzata. Il 67% dei residenti vive nelle cinque zone con gli indicatori peggiori di mobilità sostenibile, mentre solo il 13% abita nelle cinque aree migliori. Secondo Talluri, questo evidenzia come la transizione urbana rischi di accentuare disuguaglianze già esistenti, invece di uniformare le opportunità tra i quartieri.

Mobilità e salute: un legame invisibile ma decisivo

Durante il webinar, Talluri ha sottolineato il legame diretto tra traffico, inquinamento e salute pubblica, citando i monitoraggi mensili realizzati con il supporto dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.

I dati per Palermo mostrano superamenti significativi dei limiti di biossido di azoto, secondo i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei futuri standard europei del 2030, così come criticità per il PM10.

Su questo punto è intervenuto Sebastiano Pollina, responsabile dell’osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana, evidenziando che oggi la sanità pubblica sta superando una lettura puramente amministrativa dei fenomeni.

La salute va analizzata a livello subcomunale, per individuare le aree più fragili, dove invecchiamento della popolazione, patologie croniche e sedentarietà rendono più urgente organizzare la città in modo sostenibile. Per Pollina, muoversi a piedi, usare il trasporto pubblico o la bicicletta non significa solo spostarsi, ma fare prevenzione sanitaria quotidiana.

L’esperto ha inoltre richiamato l’attenzione sulle isole di calore urbane, dove la scarsità di verde e la densità edilizia peggiorano la salute dei residenti più vulnerabili, rendendo indispensabile concentrare gli interventi nelle aree più fragili.

La strategia del Comune: ZTL, tram e piste ciclabili

Roberto Biondo, dell’Ufficio pianificazione del Comune, ha presentato le iniziative dell’amministrazione, partendo dalla ZTL centrale e dall’obiettivo di ridurre l’uso dell’auto privata. La città punta a estendere la rete tranviaria fino a dieci linee entro il 2030, rinnovare la flotta di autobus con mezzi meno inquinanti, realizzare nuove piste ciclabili, ampliare le aree pedonali e rafforzare i parcheggi di interscambio.

Biondo ha ricordato, però, che la conformazione urbana di Palermo — strade strette, quartieri complessi, forte flusso turistico e mobilità notturna — rende la trasformazione lenta e richiede interventi coordinati nel tempo.

Associazioni e cittadini: tra speranze e criticità

Dal punto di vista delle realtà civiche e ambientaliste, gli obiettivi del Comune sono apprezzati, ma servono continuità, qualità delle infrastrutture e controlli più rigorosi.

Dario Stellino, portavoce della Consulta della bicicletta, ha denunciato che molte piste ciclabili esistenti sulla carta sono in realtà discontinue, poco manutenute e prive di sicurezza, creando disagi agli utenti. Ha citato però anche esperienze positive, come il progetto “A scuola in bici”, che coinvolge diverse scuole palermitane per educare bambini e famiglie alla mobilità attiva.

Francesca Sorce del comitato Palermo che respira ha sottolineato la necessità di centraline più vicine alle zone più esposte al traffico e alle emissioni portuali, evidenziando differenze significative nella qualità dell’aria tra le varie aree della città.

Infine, Vanessa Rosano di Legambiente Sicilia ha descritto Palermo come una città “a due velocità”, dove pedoni e spazi pubblici continuano a essere trascurati. Secondo Rosano, una mobilità sostenibile deve essere visibile, concreta e fruibile per tutti, non solo progettata.

La sfida per il futuro urbano

Dal webinar emerge un quadro chiaro: Palermo non è ferma, ma la transizione verso una città più sostenibile e vivibile procede in modo disomogeneo. La vera sfida è fare in modo che tutti i quartieri abbiano accesso a infrastrutture efficienti, sicure e integrate con i bisogni reali delle persone.

Come sottolineano gli esperti, la mobilità sostenibile non riguarda solo nuove linee di tram o cantieri, ma la qualità della vita, la salute, l’equità e la coesione sociale. L’esperienza di Palermo può diventare un esempio per molte altre città italiane. Al fine di rendere concreta la transizione, servono dati, monitoraggi, interventi mirati e risultati misurabili, visibili ai cittadini e desiderabili da vivere ogni giorno.

Condividi questo articolo