- 16/06/2026
- Redazione
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L’Italia ha la flotta di traghetti più inquinante d’Europa, ma anche uno dei maggiori potenziali di elettrificazione. Secondo un nuovo studio di T&E, entro il 2035 l’80% delle rotte potrà essere servito da traghetti elettrici o ibridi, con vantaggi ambientali, sanitari ed economici
L’Italia detiene oggi un primato tutt’altro che positivo nel panorama europeo: è il Paese con il comparto dei traghetti più inquinante dell’Unione Europea. Una situazione che pesa sia sul clima sia sulla qualità dell’aria delle città portuali. Eppure proprio da questo settore potrebbe arrivare una delle trasformazioni più significative della mobilità sostenibile nei prossimi anni.
Secondo una nuova analisi realizzata da Transport & Environment (T&E) entro il 2035 circa l’80% dei traghetti attualmente alimentati da combustibili fossili potrebbe essere sostituito da unità elettriche o ibride. Non si tratterebbe soltanto di una scelta ambientale, ma anche di una soluzione economicamente vantaggiosa per gli armatori, destinata a diventare la più conveniente in oltre tre quarti dei casi.
Lo studio è stato presentato a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, durante l’evento “Il Corridoio Blu”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle imprese, della ricerca scientifica e della società civile per discutere il futuro sostenibile del trasporto marittimo.
Una flotta vecchia che produce quasi il 40% delle emissioni dei traghetti del Mediterraneo
La fotografia scattata da T&E racconta un settore che sconta il peso degli anni. I traghetti che operano in Italia hanno un’età media di circa 33 anni, ben superiore a quella registrata nel resto d’Europa. Questa flotta contribuisce ogni anno all’emissione di circa 2,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una quantità che rappresenta quasi il 40% delle emissioni generate da tutti i traghetti che navigano nel Mediterraneo.
A preoccupare non sono soltanto i gas serra. Le navi trascorrono centinaia di migliaia di ore nelle aree portuali, spesso mantenendo attivi i motori anche durante le soste. In queste fasi continuano a rilasciare nell’atmosfera sostanze inquinanti particolarmente dannose per la salute umana, come ossidi di zolfo, ossidi di azoto e polveri sottili, contribuendo in modo significativo al peggioramento della qualità dell’aria nelle città costiere.
Da Napoli allo Stretto di Messina, i porti soffocati dalle emissioni
Lo studio individua alcune delle situazioni più critiche lungo la costa italiana. Napoli è la città che registra i livelli più elevati di emissioni di ossidi di zolfo provenienti dai traghetti. Secondo l’analisi, l’inquinamento prodotto dalle navi nel capoluogo campano supera di circa quattro volte quello generato complessivamente dalle oltre mezzo milione di automobili che circolano ogni giorno in città.
Dati particolarmente rilevanti emergono anche nelle aree che si affacciano sullo Stretto di Messina, dove l’inquinamento causato dai traghetti risulta da dieci fino a oltre centosettanta volte superiore a quello riconducibile al traffico automobilistico locale. Anche realtà come Portoferraio, Piombino e Livorno registrano livelli di emissioni marittime nettamente superiori rispetto a quelli prodotti dalle auto.
Sebbene l’introduzione delle nuove regole internazionali che limitano il contenuto di zolfo nei carburanti navali stia contribuendo a ridurre parte dell’inquinamento atmosferico, T&E sottolinea come soltanto l’elettrificazione permetta di eliminare completamente le emissioni legate alla combustione.
Entro il 2030 la tecnologia sarà già pronta per quattro traghetti su cinque
Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca riguarda la fattibilità tecnica della transizione. Gli esperti hanno valutato la compatibilità tra le tecnologie disponibili, la dimensione delle navi e le tratte effettivamente servite, arrivando alla conclusione che già entro il 2030 circa l’80% della flotta potrebbe essere sostituito da traghetti elettrici o ibridi.

In una prima fase non tutte le rotte sarebbero economicamente competitive rispetto alle soluzioni tradizionali. Tuttavia, con il continuo sviluppo delle batterie e delle infrastrutture di ricarica, il quadro cambierebbe rapidamente. Nel 2035 l’elettrificazione diventerebbe infatti l’opzione più conveniente nel 76% dei casi analizzati.
Rimarrebbe esclusa una quota limitata della flotta, pari a circa il 20%, costituita principalmente da navi di grandi dimensioni impegnate su collegamenti nazionali e internazionali di lunga percorrenza. Rotte come Civitavecchia-Barcellona o Ancona-Patrasso continuerebbero infatti a richiedere tecnologie alternative, poiché le attuali batterie non consentono ancora autonomie sufficienti per queste distanze.
Meno emissioni e 1,7 miliardi di euro di risparmi
La convenienza economica rappresenta uno degli elementi più sorprendenti dell’analisi. Grazie alla maggiore efficienza energetica dei sistemi elettrici, i consumi si riducono in maniera significativa rispetto alle navi alimentate da combustibili fossili. A questo si aggiunge una minore esposizione alle oscillazioni dei prezzi energetici e l’eliminazione di molti dei costi necessari per adeguarsi alle normative europee sulla riduzione delle emissioni.
Secondo le stime di T&E, la sostituzione progressiva dell’attuale flotta con traghetti elettrici e ibridi consentirebbe di generare un risparmio complessivo di circa 1,7 miliardi di euro nell’arco di trent’anni. Una cifra che equivale a circa un quinto dei costi operativi complessivi del settore e che potrebbe avere effetti positivi anche sui prezzi dei biglietti per residenti e turisti.
Perché i biocarburanti non rappresentano la soluzione migliore
Lo studio prende in esame anche l’ipotesi di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti come alternativa per rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Le conclusioni, però, indicano che questa strada sarebbe meno efficace sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico.
Secondo T&E, continuare a puntare sui carburanti liquidi, anche se di origine biologica, comporterebbe costi aggiuntivi pari a circa 1,7 miliardi di euro nell’arco di trent’anni rispetto all’elettrificazione. Inoltre, produrrebbe circa 8,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica in più e non eliminerebbe le emissioni nocive che continuano a essere generate dai processi di combustione nei motori tradizionali.
Una sfida ambientale che può diventare un’opportunità economica
Per Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, il quadro che emerge dalla ricerca è chiaro. L’Italia si trova davanti a una delle più grandi opportunità di trasformazione del proprio sistema di trasporto marittimo. Una flotta oggi vecchia, costosa e altamente inquinante potrebbe diventare uno dei simboli della transizione energetica europea.
Ridurre le emissioni, migliorare la qualità dell’aria nei porti, contribuire agli obiettivi climatici e contemporaneamente abbassare i costi operativi delle compagnie di navigazione rappresenta una combinazione rara. Per questo, conclude T&E, l’elettrificazione dei traghetti non è più soltanto una prospettiva futura, ma una scelta industriale concreta che l’Italia può decidere di cogliere già nei prossimi anni.



































































































































































































































