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Una ricerca di ODI Global e T&E rivela che gli aeroporti di Dubai, Heathrow e Los Angeles producono più CO2 di intere città come Parigi

Gli aeroporti Dubai International Airport, Heathrow Airport e Los Angeles International Airport producono una quantità di CO2 tre volte superiore a quella dell’intera città di Parigi. È uno dei dati più impressionanti contenuti nella nuova ricerca pubblicata da ODI Global in collaborazione con Transport & Environment e con dati forniti dall’International Council on Clean Transportation.

Lo studio aggiorna l’Airport Tracker 2026, il grande database globale che monitora le emissioni di CO2 e l’inquinamento atmosferico generati da oltre 1.300 aeroporti nel mondo, considerando voli passeggeri, cargo e traffico privato.

Il risultato è una fotografia molto netta: il peso climatico dell’aviazione globale continua a crescere e si concentra soprattutto in un numero limitato di grandi hub internazionali.

Londra guida la classifica dell’inquinamento aeroportuale

Secondo l’analisi, Londra è oggi la città con il maggiore impatto ambientale legato agli aeroporti. Con sei scali presenti nella classifica, la capitale britannica registra i livelli più alti in quasi tutte le categorie di inquinamento: anidride carbonica, ossidi di azoto, monossido di carbonio, idrocarburi e particolato fine PM2.5.

Tra tutti, Heathrow risulta il secondo aeroporto più inquinante del pianeta.

La ricerca evidenzia inoltre che nel solo 2023 almeno 20 aeroporti hanno prodotto più emissioni di una centrale a carbone. Cinque scali — Dubai, Heathrow, Los Angeles, Seoul Incheon e John F. Kennedy International Airport — hanno addirittura superato di quattro volte quei livelli.

Solo 100 aeroporti generano due terzi delle emissioni globali

Il rapporto mostra anche una forte concentrazione geografica dell’inquinamento.

A livello globale, appena 100 aeroporti sono responsabili di circa due terzi delle emissioni totali di CO2 prodotte dai voli passeggeri. Gli aeroporti di soli due Paesi — Stati Uniti e Cina — rappresentano oltre un terzo delle emissioni mondiali legate all’aviazione.

Particolarmente significativo il dato europeo: gli aeroporti del continente producono più emissioni di America Latina, Medio Oriente e Africa messe insieme.

Secondo gli autori della ricerca, questi numeri dimostrano quanto il settore sia ancora lontano dagli obiettivi climatici fissati dall’Accordo di Parigi.

“L’aviazione sarebbe il quinto maggiore emettitore al mondo”

Nel 2023, i voli in partenza dai 1.300 aeroporti monitorati hanno generato oltre 1.022 miliardi di tonnellate di CO2. Se il settore dell’aviazione fosse uno Stato, spiegano i ricercatori, sarebbe il quinto maggiore emettitore globale.

Un dato che riapre il dibattito sull’espansione degli aeroporti e sulla sostenibilità del traffico aereo internazionale.

“L’espansione aeroportuale non è più sostenibile”

“Consentire a un settore dipendente dai combustibili fossili di continuare ad espandersi aumentando la capacità aeroportuale non fa altro che rafforzare la vulnerabilità dell’aviazione”, ha dichiarato Denise Auclair, responsabile della campagna Travel Smart di T&E.

Secondo Auclair, in molte capitali europee “la giustificazione economica per l’espansione degli aeroporti non è più supportata dalle evidenze disponibili”.

L’esperta chiede quindi politiche più rigide per allineare il trasporto aereo agli obiettivi climatici, alla qualità dell’aria e alla riduzione dell’inquinamento acustico.

Le promesse sui carburanti sostenibili non bastano più

Anche Sam Pickard, ricercatore associato di ODI Global, punta il dito contro la crescita continua del settore aereo nonostante gli impegni internazionali sul clima. “Dall’Accordo di Parigi del 2015 abbiamo assistito a una riduzione graduale delle emissioni in molti settori, mentre quelle dell’aviazione sono aumentate costantemente”, ha spiegato.

Secondo Pickard, il problema non può più essere affrontato soltanto con “promesse vaghe” legate ai carburanti sostenibili per l’aviazione o ai sistemi di compensazione delle emissioni.

La richiesta dei ricercatori è chiara: servono strategie concrete e una vera gestione della domanda di traffico aereo, soprattutto nei grandi hub internazionali.

Il nodo clima e salute pubblica

Oltre all’impatto sul clima, il report richiama anche gli effetti sulla salute pubblica.

Gli aeroporti producono infatti grandi quantità di ossidi di azoto e particolato fine, sostanze associate a problemi respiratori e cardiovascolari, soprattutto nelle aree urbane ad alta densità abitativa.

Per questo, spiegano gli autori dello studio, la discussione sull’aviazione non riguarda più soltanto il futuro dei trasporti, ma anche la qualità della vita nelle grandi città.

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