Vendita di auto in concessionaria simbolo della crescita delle immatricolazioni e della transizione verso le auto elettriche in Italia
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Il mercato auto cresce a febbraio 2026 con 157 mila immatricolazioni (+14%). Aumentano elettriche e ibride plug-in, ma l’Italia resta lontana dalle medie europee

Il mercato automobilistico italiano continua a crescere. A febbraio 2026 le immatricolazioni di autovetture hanno raggiunto 157.334 unità, registrando un aumento del 14% rispetto alle 137.965 dello stesso mese del 2025.

Un segnale positivo per il settore, anche se parte dell’incremento è legato al noleggio a breve termine, che ha contribuito in modo significativo ai risultati del mese. Senza questa componente, la crescita reale del mercato si ridurrebbe infatti a circa +9%.

Anche il bilancio dei primi due mesi dell’anno è incoraggiante: tra gennaio e febbraio 2026 sono state immatricolate 299.373 auto, con un aumento del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il confronto con gli anni precedenti mostra però un quadro più complesso: rispetto al 2024 l’aumento è limitato al +3,5%, mentre il mercato resta ancora quasi il 13% sotto i livelli del 2019, prima della pandemia.

Crescono le auto elettriche e ibride plug-in

Sul fronte della transizione energetica arrivano segnali di crescita, soprattutto per le motorizzazioni elettrificate.

Le auto completamente elettriche (BEV) hanno raggiunto 12.572 immatricolazioni a febbraio, pari a una quota di mercato del 7,9%. Si tratta di un progresso significativo rispetto al 5% registrato nello stesso mese del 2025 e anche rispetto al 6,6% di gennaio 2026.

Il risultato è stato influenzato anche dagli incentivi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che hanno sostenuto la domanda ma – secondo gli operatori – hanno anche generato alcuni effetti distorsivi sulla concorrenza.

Ancora più dinamica la crescita delle auto ibride plug-in (PHEV). A febbraio la loro quota di mercato ha raggiunto l’8,5%, quasi il doppio rispetto al 4,5% di un anno fa.

Questo aumento è legato sia all’ampliamento dell’offerta di modelli sia alle modifiche normative sui fringe benefit per le auto aziendali, che rendono più conveniente scegliere veicoli a basse emissioni per le flotte.

In arrivo il nuovo piano europeo per l’industria dell’auto

Nel frattempo l’attenzione del settore è rivolta anche a Bruxelles. Il 4 marzo la Commissione europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act, un provvedimento pensato per rafforzare la competitività industriale europea e accelerare la transizione tecnologica.

Tra le novità c’è il principio del “Made in Europe”, che ha introdotto una quota minima di componenti europei per accedere agli incentivi pubblici dedicati ai veicoli elettrici.

I modelli elettrici, ibridi e a idrogeno che beneficeranno di agevolazioni dovranno:

  • essere assemblati nell’Unione europea

  • avere almeno il 70% di componenti di origine europea (batterie escluse)

L’obiettivo è rafforzare la filiera industriale europea e ridurre la dipendenza da fornitori extra-UE.

UNRAE: “Passo avanti, ma non basta”

Sul pacchetto europeo per l’automotive interviene Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, l’associazione che rappresenta le case automobilistiche estere operanti in Italia.

Secondo Pietrantonio, il piano europeo rappresenta un progresso, ma non è ancora sufficiente per affrontare le sfide del mercato.

La decarbonizzazione resta un obiettivo condiviso, ma – sottolinea – servono condizioni più solide per sostenere la transizione: stabilità normativa, politiche fiscali coerenti e strumenti strutturali per stimolare la domanda.

Tra le misure più urgenti, l’associazione indica una riforma fiscale delle flotte aziendali, ritenute un fattore decisivo per accelerare il rinnovo del parco auto.

Italia fanalino di coda tra i grandi mercati europei

Nonostante i segnali di crescita, l’Italia continua a rimanere indietro nella diffusione delle auto elettriche rispetto ai principali Paesi europei.

A febbraio 2026 la quota delle auto elettriche pure è stata del 7,9%, molto lontana da quella dei maggiori mercati:

  • Germania: 22%

  • Francia: 28,3%

  • Regno Unito: 20,6%

  • media UE: 19,7%

In alcuni casi, persino Paesi con un PIL pro capite inferiore all’Italia registrano una penetrazione dell’elettrico più elevata.

Questa situazione contribuisce anche a mantenere le emissioni medie di CO₂ delle nuove auto italiane sopra la media europea.

Le tre priorità per accelerare la transizione

Per recuperare terreno e allinearsi agli standard europei, gli operatori del settore indicano tre interventi prioritari.

1. Più infrastrutture di ricarica

L’Italia è solo 16ª in Europa per diffusione delle colonnine: circa 14,2 punti di ricarica ogni 100 km, contro una media europea di 20,9.

Servono quindi investimenti più rapidi nella rete di ricarica e nello sviluppo delle infrastrutture energetiche, inclusa la filiera dell’idrogeno.

2. Tariffe di ricarica più competitive

Un altro nodo riguarda il costo della ricarica pubblica, che dovrebbe essere più allineato ai prezzi all’ingrosso dell’energia per rendere l’elettrico più conveniente per i consumatori.

3. Riforma della fiscalità delle flotte aziendali

Il terzo punto – considerato il più importante – riguarda la tassazione delle auto aziendali.

Attualmente, deducibilità dei costi, detraibilità IVA e ammortamenti sono meno vantaggiosi rispetto ad altri Paesi europei. Questo penalizza un canale che potrebbe accelerare la diffusione di veicoli a basse emissioni.

La sfida della mobilità elettrica

Per gli operatori del settore la direzione è chiara: la decarbonizzazione dei trasporti resta l’obiettivo, ma serve una strategia stabile e di lungo periodo.

Secondo UNRAE, senza politiche strutturali e prevedibili l’Italia rischia di perdere competitività e attrattività nel settore automotive.

“La crescita dell’elettrico dimostra che la transizione è in corso – sottolinea Pietrantonio – ma senza una visione industriale e riforme coraggiose il nostro Paese rischia di restare indietro”.

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