- 02/06/2026
- Redazione
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Due terzi dei Paesi UE non incentivano abbastanza il passaggio delle flotte aziendali alle auto elettriche. Secondo T&E, il rischio è aumentare la dipendenza europea dal petrolio e rallentare la transizione energetica
L’Europa rischia di compromettere uno degli obiettivi strategici più importanti degli ultimi anni: ridurre la propria dipendenza dal petrolio. A lanciare l’allarme è una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), secondo cui la maggior parte degli Stati membri continua a favorire, direttamente o indirettamente, l’acquisto di auto aziendali alimentate a benzina o diesel.
Secondo lo studio, in ben 18 dei 27 Paesi dell’Unione Europea il sistema fiscale non crea una differenza sufficientemente significativa tra veicoli elettrici e auto a combustione interna. Il risultato è che molte aziende non trovano conveniente abbandonare le motorizzazioni tradizionali nonostante la crescente pressione normativa verso la decarbonizzazione.
La ricerca evidenzia che solo nove Stati membri hanno introdotto una fiscalità capace di compensare il maggiore costo iniziale delle auto elettriche, stimato in circa 10.650 euro nel 2025.
Le flotte aziendali sono il vero motore del mercato automobilistico europeo
Il tema assume un peso strategico perché le auto aziendali rappresentano la maggioranza delle nuove immatricolazioni in Europa. Secondo T&E, il 59% delle nuove auto vendute nel continente viene registrato da imprese e società di leasing.
Questa predominanza ha conseguenze dirette anche sul fronte energetico. Le flotte aziendali sono infatti responsabili del 78% delle importazioni di petrolio associate alle nuove vetture immatricolate.
Per questo motivo Bruxelles ha presentato il regolamento sui veicoli aziendali puliti (Clean Corporate Vehicle), che punta a portare al 45% la quota media di auto elettriche nelle grandi flotte entro il 2030.
L’obiettivo non ricadrebbe direttamente sulle aziende, ma sugli Stati membri, chiamati a costruire sistemi fiscali e normativi in grado di orientare il mercato verso l’elettrificazione.
Belgio e Francia dimostrano che la leva fiscale funziona
I dati raccolti da T&E mostrano come le politiche fiscali possano incidere rapidamente sulle scelte delle imprese.
Il Belgio rappresenta il caso più emblematico. Dopo la riforma introdotta nel 2021, la quota di auto elettriche aziendali è passata dall’8,8% al 54,2% nel 2025.
Anche la Francia ha accelerato negli ultimi due anni attraverso una serie di interventi fiscali che hanno favorito l’elettrificazione delle flotte. Il risultato è stato un record storico: nel marzo 2026 le auto elettriche hanno raggiunto il 41,3% delle nuove immatricolazioni aziendali.
Diversa la situazione nei principali mercati automobilistici europei come Germania, Italia, Spagna e Polonia, dove le riforme fiscali necessarie a rendere davvero competitivo l’acquisto di un’auto elettrica non sono ancora state attuate.
Germania sotto accusa: alle aziende fino a 10 mila euro di vantaggi per le auto a benzina
Uno degli aspetti più controversi emersi dall’analisi riguarda i sussidi indiretti alle auto alimentate da combustibili fossili.
Quasi la metà degli Stati membri dell’UE continua infatti a concedere benefici fiscali alle imprese che scelgono vetture a benzina.
La Germania rappresenta il caso più estremo. Secondo T&E, le aziende tedesche ricevono un vantaggio fiscale netto pari a circa 10.000 euro per ogni auto aziendale a combustione immatricolata. Un livello di sostegno superiore al doppio rispetto a quello registrato in qualsiasi altro Paese europeo.
Il confronto con altri mercati è significativo. In Francia, al contrario, un’auto aziendale a benzina può arrivare a pagare fino a 25.000 euro di tasse, mentre in Danimarca il carico fiscale supera i 37.000 euro.
Il conto energetico: più auto fossili significa più importazioni di petrolio
Secondo gli esperti, il problema non riguarda soltanto la mobilità sostenibile ma anche la sicurezza energetica europea.
La Germania, ad esempio, concede un vantaggio fiscale che equivale a circa 50 centesimi per ogni litro di benzina consumato dalle auto aziendali. In Francia, invece, il sistema genera un gettito fiscale equivalente a oltre 10 euro per litro.
Differenze significative emergono anche tra altri Paesi europei. In Portogallo il valore fiscale corrisponde a circa 4,5 euro per litro, mentre in Spagna si ferma a 1,2 euro. In Europa orientale la Slovenia risulta tra gli esempi più virtuosi, mentre la Polonia continua a mantenere una tassazione particolarmente favorevole alle motorizzazioni tradizionali.
Per T&E queste politiche rischiano di bloccare il mercato europeo in una dipendenza dal petrolio destinata a durare ancora molti anni
Le auto più grandi e inquinanti continuano a essere poco penalizzate
Lo studio evidenzia anche un’altra criticità: in molti Paesi europei le tasse non aumentano in modo proporzionale all’inquinamento prodotto dai veicoli.
Mentre Francia e Portogallo applicano una tassazione crescente per i modelli più grandi e ad alto consumo, nella maggior parte degli Stati membri la differenza è minima.
Ancora una volta la Germania viene indicata come il caso più problematico: per alcune auto aziendali di fascia superiore le imprese ricevono addirittura incentivi maggiori rispetto ai modelli più piccoli.
T&E: stop agli incentivi per benzina e diesel
Per correggere queste distorsioni, l’associazione ambientalista chiede che il futuro regolamento europeo sulle flotte aziendali introduca un principio chiaro: eliminare ogni forma di incentivo economico per i veicoli a combustione e riservare eventuali benefici fiscali esclusivamente alle auto elettriche prodotte in Europa.
Secondo Stef Cornelis, direttore Fleets and Freight di T&E, la revisione delle politiche fiscali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre le importazioni di petrolio, sostenere la competitività industriale europea e accelerare la transizione verso una mobilità a zero emissioni.
La partita si giocherà ora tra Parlamento europeo e Consiglio UE, chiamati a decidere se rafforzare ulteriormente il regolamento proposto dalla Commissione o mantenere l’attuale sistema che, secondo gli ambientalisti, continua a premiare le tecnologie del passato.
























































































































































































































