- 31/01/2026
- Redazione
- 0
Auto elettrica e industria automotive: Motus-E chiede al Governo una strategia chiara su incentivi, flotte aziendali e costi dell’energia per rilanciare il settore
Basta scontri ideologici, serve una strategia concreta e condivisa. È questo il messaggio lanciato da Motus-E durante il Tavolo Automotive convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso.
A parlare è stato il presidente dell’associazione, Fabio Pressi, che ha richiamato l’attenzione del Governo sulla necessità di dare stabilità al mercato dell’auto, in una fase segnata da profondi cambiamenti tecnologici.
“Gli strumenti incentivanti devono essere calibrati per garantire prevedibilità e consentire una pianificazione efficace, sia per i consumatori che per l’industria”, ha spiegato Pressi.
Incentivi e mercato: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa
Secondo Motus-E, l’Italia rischia di perdere terreno rispetto agli altri grandi Paesi europei. Francia, Germania e Spagna, infatti, hanno già messo in campo nuovi incentivi per le auto elettrificate, in linea con il Pacchetto Auto presentato dalla Commissione europea.
In Italia, invece, manca ancora una pianificazione strategica di medio-lungo periodo, capace di accompagnare gradualmente il mercato verso l’elettrico senza distorsioni.
Il nodo delle flotte aziendali
Accanto agli incentivi per i privati, Pressi sottolinea un punto chiave spesso trascurato: la fiscalità sulle flotte aziendali.
Una sua revisione – spiega – potrebbe:
aiutare le imprese a rinnovare il parco auto
accelerare la diffusione delle vetture elettriche
creare un mercato dell’usato elettrico più ampio e accessibile
Un passaggio fondamentale per rendere l’auto elettrica davvero alla portata di tutti.
Industria automotive: pochi investimenti, rischio perdita di competitività
Il tema non riguarda solo i consumatori. Al centro del dibattito c’è anche il futuro dell’industria automobilistica italiana.
I numeri parlano chiaro: in Europa le immatricolazioni di auto ricaricabili – elettriche pure e ibride plug-in – sono ormai vicine al 30% del totale, mentre a livello globale la quota è ancora più alta. “La traiettoria tecnologica del settore è sotto gli occhi di tutti”, ha ricordato Pressi.
Eppure, secondo i dati dell’Osservatorio TEA, presentati proprio al Mimit, la filiera automotive italiana non sta investendo abbastanza in innovazione, con il rischio concreto di perdere competitività nel prossimo futuro.
“Governare la transizione, non subirla”
Per Motus-E, la strada è chiara: serve un grande piano di rilancio dell’industria nazionale, capace di dialogare con le strategie europee e di affrontare con pragmatismo una transizione tecnologica ormai inevitabile.
“Bisogna superare i dibattiti ideologici e lavorare insieme per governare, e non subire passivamente, un cambiamento globale inarrestabile”, ha concluso Pressi.
Ricarica elettrica e costi dell’energia: il problema italiano
C’è infine un altro nodo cruciale: il costo dell’energia per la ricarica elettrica.
In Italia, gli operatori della ricarica pubblica pagano l’elettricità molto più cara rispetto ai competitor europei. Un fattore che si riflette inevitabilmente sui prezzi per gli utenti finali.
A rendere il quadro ancora più complesso, ricorda Motus-E, è il peso di oneri fiscali e parafiscali che, paradossalmente, risultano in alcuni casi superiori a quelli applicati ai carburanti tradizionali.
Su questo fronte, il ruolo del regolatore sarà decisivo per rendere la mobilità elettrica davvero competitiva anche in Italia.










































































































































































































































