- 02/08/2026
- Redazione
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L’Europa punta sugli e-fuel per decarbonizzare il trasporto marittimo, ma solo sei impianti sono operativi contro la rapida crescita della Cina. Lo studio di T&E lancia l’allarme sulla competitività europea
L’Europa rischia di perdere terreno nella corsa globale ai carburanti sintetici a zero emissioni destinati al trasporto marittimo. A lanciare l’allarme è il nuovo aggiornamento del tracker sugli e-fuel realizzato da Transport & Environment (T&E), secondo cui il continente ospita oggi 69 progetti dedicati alla produzione di combustibili sintetici per il settore navale, ma appena sei sono effettivamente entrati in funzione.
Il dato evidenzia il divario tra le ambizioni europee e la capacità di trasformare gli investimenti in impianti produttivi. Una situazione che, secondo gli esperti, potrebbe compromettere la competitività dell’industria europea proprio mentre la domanda di carburanti a zero emissioni è destinata ad aumentare.
Gli e-fuel potrebbero coprire il 14% dei consumi del trasporto marittimo europeo
L’interesse verso gli e-fuel è cresciuto soprattutto dopo l’entrata in vigore del regolamento europeo FuelEU Maritime nel 2023, che ha introdotto nuovi obiettivi per ridurre le emissioni del trasporto marittimo.
Se tutti i 69 progetti oggi in fase di sviluppo arrivassero alla piena operatività, entro il 2033 potrebbero produrre fino a 4,09 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtoe) di carburanti sintetici. Una quantità sufficiente a coprire circa il 14% del fabbisogno complessivo di carburante della navigazione europea.
La Spagna guida la classifica dei Paesi più attivi nello sviluppo degli impianti, seguita da Danimarca, Finlandia e Francia.

Il progetto spagnolo potrebbe cambiare gli equilibri
Tra i progetti più avanzati spicca la Green Hydrogen Valley in Andalusia, che ha recentemente ottenuto la decisione finale di investimento (FID), un passaggio decisivo verso la realizzazione dell’impianto.
Una volta operativo, il sito dovrebbe produrre ogni anno circa 474 mila tonnellate equivalenti di petrolio sotto forma di e-ammoniaca ed e-metanolo, due dei combustibili considerati più promettenti per decarbonizzare il trasporto marittimo.
Secondo gli analisti, iniziative di questa portata potrebbero rappresentare un punto di svolta per l’intera filiera europea.
La Cina produce meno impianti, ma molto più grandi
Se in Europa il numero dei progetti è elevato, la situazione cambia osservando la capacità produttiva.
In Cina risultano operativi soltanto tre impianti dedicati agli e-fuel per il settore marittimo, ma la loro produzione complessiva è circa dieci volte superiore a quella degli impianti europei già in funzione.
È proprio questa capacità di realizzare rapidamente impianti di grandi dimensioni a preoccupare T&E. Senza un’accelerazione degli investimenti, il mercato europeo potrebbe essere progressivamente rifornito da combustibili prodotti in Asia, riducendo lo spazio per un’industria continentale competitiva.
Servono incentivi e regole più forti
Secondo T&E, per evitare che l’Europa perda la leadership tecnologica è necessario affiancare agli obiettivi ambientali strumenti economici più efficaci.
Tra le misure indicate figurano un maggiore sostegno pubblico agli investimenti e l’introduzione di obiettivi più stringenti sull’utilizzo degli e-fuel nel settore marittimo, così da ridurre il divario di costo rispetto ai combustibili fossili e offrire maggiore certezza agli investitori.
L’allarme di T&E: “L’Europa non può restare a guardare”
“La Cina sta già passando alla produzione industriale di e-carburanti, mentre l’Europa continua a procedere con lentezza”, ha osservato Constance Dijkstra, responsabile delle politiche marittime di Transport & Environment.
Secondo Dijkstra, l’Unione europea dovrà ridurre il divario di prezzo tra gli e-fuel prodotti nel continente e i combustibili tradizionali, incentivando allo stesso tempo le compagnie di navigazione ad adottare questi nuovi carburanti al posto del gas naturale liquefatto (GNL) o dei biocarburanti importati.
Una partita che vale molto più della decarbonizzazione
La sfida sugli e-fuel non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni del trasporto marittimo, responsabile di una quota significativa della CO₂ globale. In gioco c’è anche la leadership industriale in un settore destinato a diventare strategico nei prossimi decenni.
Se l’Europa riuscirà a trasformare i numerosi progetti annunciati in impianti produttivi, potrà costruire una filiera industriale competitiva e ridurre la dipendenza dalle importazioni. In caso contrario, il rischio è che la transizione energetica del comparto navale venga guidata da altri attori, con la Cina in posizione sempre più dominante.











































































































































































































































