Parcheggio con flotte di auto elettriche aziendali collegate a colonnine di ricarica
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Una ricerca di Transport & Environment rivela: una legge UE più ambiziosa sulle flotte aziendali potrebbe garantire il 57% delle vendite di auto elettriche necessarie nel 2030 e rafforzare l’industria europea

Le grandi aziende possono diventare il motore della rivoluzione elettrica in Europa. Ma solo se l’Unione europea alzerà l’asticella.

Secondo una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), una legge UE più ambiziosa sull’elettrificazione delle flotte aziendali potrebbe garantire fino al 57% delle vendite di veicoli elettrici di cui le case automobilistiche avranno bisogno entro il 2030 per rispettare i target sulle emissioni di CO₂.

Tradotto in numeri: circa 2 milioni di nuove immatricolazioni elettriche assicurate. Ma solo se gli obiettivi proposti verranno rafforzati.

Il nodo: obiettivo al 45% troppo basso

La proposta attuale della Commissione europea prevede un obiettivo medio del 45% di auto elettriche nelle nuove immatricolazioni delle grandi aziende.

Per T&E non basta. Con questo livello, le case automobilistiche riuscirebbero a coprire appena il 37% delle vendite elettriche necessarie per centrare i target climatici del 2030.

L’organizzazione ha simulato uno scenario più ambizioso: portare l’obiettivo al 69%, escludendo le ibride plug-in (PHEV). In questo caso, l’effetto sarebbe molto più incisivo.

Secondo l’analisi, ne beneficerebbero in particolare gruppi come BMW (72% delle vendite EV garantite), Volkswagen (61%) e Volvo (59%).

Le aziende possono guidare la transizione

Oggi il mercato delle flotte aziendali rappresenta una leva enorme: le grandi imprese acquistano ogni anno centinaia di migliaia di veicoli.

Eppure, con l’attuale proposta, solo in sei Paesi – Germania, Italia, Austria, Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi – le aziende sarebbero spinte a elettrificare più rapidamente rispetto al mercato complessivo. Negli altri 21 Stati membri, resterebbero indietro o si limiterebbero a seguire l’andamento generale.

“Progettare una legge sulle flotte che non richieda alle grandi aziende di assumere un ruolo guida è come costruire una casa in cui nessuno vivrà mai”, ha dichiarato Sofie Grande y Rodriguez, Clean Fleets Manager di T&E.

L’esempio del Belgio e il caso Germania

I dati mostrano che quando le regole cambiano, il mercato risponde.

In Belgio, dopo la riforma fiscale del 2021 che ha eliminato gradualmente gli incentivi per auto a combustione e ibride plug-in, le immatricolazioni elettriche aziendali hanno raggiunto il 54% nel 2025.

In Germania, dove non è stata introdotta una riforma simile, la quota di elettrico nel mercato aziendale si ferma al 19%.

Un segnale chiaro: la leva normativa e fiscale può accelerare – o frenare – la transizione.

Più elettrico, più produzione europea

C’è poi un tema industriale. Nel 2025 il 74% delle nuove auto elettriche aziendali immatricolate nell’UE è stato prodotto in Europa. E questa quota potrebbe crescere ulteriormente se, come previsto, solo i veicoli “Made in EU” potranno accedere ad alcuni sostegni finanziari.

Con un obiettivo del 69% per le flotte esclusivamente elettriche, le case automobilistiche europee potrebbero vendere fino a 1,9 milioni di veicoli elettrici aggiuntivi nel 2030. Una cifra quasi quattro volte superiore alla produzione annuale dello stabilimento Volkswagen di Wolfsburg.

Se invece restasse il target del 45%, l’effetto si ridurrebbe a circa 1,2 milioni di veicoli aggiuntivi.

Una scelta politica che vale il futuro dell’auto europea

La partita è aperta. Da un lato, le case automobilistiche sostengono che la domanda di elettrico non sia ancora sufficiente. Dall’altro, T&E ritiene che proprio una legge più ambiziosa sulle flotte possa garantire quella domanda stabile e prevedibile necessaria per pianificare investimenti e occupazione.

La decisione finale dei legislatori europei non inciderà solo sugli obiettivi climatici, ma anche sul futuro industriale dell’automotive continentale.

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