Condividi questo articolo

Riparte il Gidro 2026: il tour rilancia l’idrovolante come mezzo intermodale e sostenibile, utile anche per sorvegliare coste, parchi e aree marine protette

Riparte il Gidro 2026, seconda edizione del Giro d’Italia in Idrovolante, e con esso torna al centro dell’attenzione una domanda che va oltre la dimensione sportiva e spettacolare della manifestazione: che ruolo può avere oggi l’idrovolante nella mobilità e nella tutela del territorio?

La risposta che arriva dall’Aviazione Marittima Italiana guarda a un utilizzo dell’aereo anfibio che non si limita al volo da diporto. L’obiettivo dichiarato è infatti dimostrarne le potenzialità come mezzo intermodale e sostenibile, a basso impatto ambientale, capace di raggiungere direttamente superfici d’acqua e territori altrimenti meno facilmente collegabili.

Il Gidro 2026 nella sua seconda parte attraverserà Toscana, Lazio e Puglia, con circa 1.200 chilometri di percorso aereo. Ma il vero interesse dell’iniziativa sta soprattutto nel messaggio che accompagna il viaggio: riportare l’idrovolante dentro una riflessione contemporanea sulla mobilità e, soprattutto, sull’uso dell’aviazione per conoscere e proteggere gli ambienti più delicati.

Non solo sport: l’idrovolante come strumento operativo

“L’obiettivo di questo tour nazionale è promuovere il volo anfibio in Italia come volo da diporto sportivo e favorire anche l’attività aeroscolastica”, spiega Orazio Frigino, presidente dell’associazione Aviazione Marittima Italiana.

Ma sempre secondo Frigino, il tour vuole dimostrare “le potenzialità dell’idrovolante come mezzo intermodale e sostenibile, a basso impatto ambientale, ideale per la sorveglianza aerea territoriale, la tutela delle aree sensibili, dei parchi costieri e delle aree marine protette”.

È una visione che sposta l’attenzione dal semplice mezzo di trasporto alle sue possibili funzioni sul territorio. Un idrovolante, proprio per la possibilità di operare sull’acqua, può infatti rappresentare uno strumento particolarmente adatto a contesti caratterizzati dalla presenza di laghi, coste, lagune e specchi d’acqua.

Dalla mobilità alla tutela del territorio

Il tema della sostenibilità, nel caso del volo anfibio, non viene quindi presentato soltanto in termini di consumi o di impatto del singolo spostamento. Il punto è anche la funzione che un mezzo può svolgere, soprattutto quando viene utilizzato per attività di osservazione e controllo.

Sorvegliare dall’alto un’area sensibile significa poter osservare porzioni estese di territorio e di costa, individuando più facilmente situazioni che richiedono attenzione. Nel caso di parchi costieri e aree marine protette, la possibilità di effettuare attività di sorveglianza aerea assume così un significato particolare.

È questa una delle direttrici su cui il Gidro intende richiamare l’attenzione: l’idrovolante non soltanto come protagonista di un’esperienza aeronautica, ma come possibile elemento di una rete più ampia, nella quale aria, terra e acqua possono dialogare.

Un modello che guarda a laghi, coste e aree marine

La seconda parte del Gidro 2026 attraverserà territori molto diversi tra loro, ma accomunati dalla presenza dell’acqua. Dal Lago di Montedoglio al Lago di Bracciano, fino al litorale pugliese e alle aree portuali di Brindisi e Taranto, il percorso mette in evidenza proprio la caratteristica che distingue l’aereo anfibio: la capacità di operare in stretta relazione con gli specchi d’acqua.

A Bracciano, inoltre, è previsto un workshop dedicato proprio all’impiego degli aerei anfibi per il controllo delle aree protette e dei parchi naturali. Un passaggio che rende concreta la riflessione sulla funzione territoriale dell’idrovolante.

La tappa di Taranto porterà invece l’attenzione sulla laguna costiera del Mar Piccolo, mentre l’arrivo a Gallipoli concluderà il percorso pugliese. Una sequenza di luoghi che consente di leggere il tour anche come una sorta di viaggio attraverso alcuni dei diversi paesaggi d’acqua italiani.

Il ritorno dell’idrovolante nella geografia italiana

“Dopo il grande successo della prima parte del Gidro 2026, siamo pronti a ripartire per le tappe successive che ci porteranno dalla Toscana fino in Puglia, toccando anche alcuni straordinari parchi naturali”, ha dichiarato Frigino.

La prima parte del tour si era svolta a fine maggio, dal Lago Maggiore e dal fiume Ticino fino al Lago di Como, a Desenzano sul Garda, Gorizia e Trieste. Ora la manifestazione prosegue verso il Centro-Sud con almeno otto idrovolanti provenienti da diverse città italiane e dalla Svizzera.

Al di là della manifestazione, il percorso suggerisce una riflessione più ampia. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da migliaia di chilometri di coste, laghi, lagune e aree naturali, l’idrovolante potrebbe trovare proprio nell’interazione con l’acqua una delle sue principali ragioni d’essere.

Una sfida tra innovazione e memoria

Il progetto guarda anche alla storia dell’aviazione italiana. A Brindisi sarà illustrato ALISEO, una piattaforma di confronto e collaborazione dedicata alla valorizzazione degli idroscali storici e allo sviluppo del volo anfibio, mettendo insieme memoria, territorio e innovazione.

È un elemento tutt’altro che secondario. Recuperare la cultura degli idroscali e del volo sull’acqua significa infatti interrogarsi anche su come una modalità di trasporto del passato possa essere reinterpretata alla luce delle esigenze attuali.

Il Gidro 2026 prova così a tenere insieme due dimensioni: da una parte la tradizione dell’aviazione marittima italiana, dall’altra l’idea di un idrovolante utilizzato in chiave contemporanea, anche per attività legate alla conoscenza e alla protezione dell’ambiente.

Condividi questo articolo