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L’UE posticipa lo stop ai motori a combustione. Critiche sul rischio di frenare l’elettrificazione e favorire i concorrenti cinesi

La Commissione europea ha deciso di estendere la vendita di auto con motore a combustione interna oltre il 2035, un cambiamento che rischia di mandare segnali confusi all’industria automobilistica e ai consumatori europei.

L’obiettivo dell’UE di eliminare gradualmente le auto inquinanti entro il 2050 potrebbe così essere indebolito, mentre i produttori europei tentano di recuperare terreno rispetto ai concorrenti cinesi di veicoli elettrici.

Secondo Transport & Environment (T&E), posticipare la transizione verso l’elettrico significa distogliere risorse cruciali dall’innovazione e dagli investimenti in veicoli a batteria. “Aggrapparsi ai motori a combustione non renderà di nuovo grandi le case automobilistiche europee”, commenta William Todts, direttore esecutivo di T&E.

Obiettivi di CO2 a rischio

L’attuale proposta prevede una riduzione delle emissioni di CO2 del 90% anziché del 100% entro il 2035. Ciò permetterebbe di continuare a vendere anche veicoli altamente emissivi. T&E stima che nel 2035 le vendite di auto elettriche a batteria potrebbero calare fino al 25% rispetto agli obiettivi attuali.

La flessibilità prevista è legata all’ottenimento di crediti “verdi” dalle case automobilistiche, ad esempio per acciaio sostenibile, biocarburanti avanzati o e-fuel. Tuttavia, questi strumenti rischiano di offrire vantaggi a emissioni inesistenti e aumentare la dipendenza dell’Europa da materie prime importate, come olio esausto o grassi animali, spesso soggetti a frodi.

Flotte aziendali: elettrificazione insufficiente

Bruxelles ha annunciato obiettivi nazionali per l’elettrificazione delle flotte aziendali, ma T&E avverte che non sono abbastanza ambiziosi. I veicoli ibridi plug-in potrebbero contare per gli obiettivi di CO2 nonostante emettano molto più di quanto dichiarato.

Inoltre, il settore degli autotrasporti resta escluso da requisiti vincolanti, perdendo un’opportunità cruciale per supportare la transizione verso camion a zero emissioni.

Piccole auto elettriche e supercrediti

La proposta dell’UE prevede incentivi per la produzione di veicoli elettrici di piccole dimensioni, che però potrebbero ridurre il numero complessivo di auto elettriche vendute. Ogni piccola elettrica conterebbe come 1,3 auto a zero emissioni, abbassando così l’obbligo complessivo per i costruttori. I supercrediti sarebbero subordinati a requisiti di contenuto locale.

Battery Booster: pochi fondi nuovi

La strategia europea Battery Booster, annunciata oggi insieme alle altre misure, non introduce finanziamenti aggiuntivi ma riorganizza quelli già disponibili nel Fondo per l’innovazione. Todts sottolinea: “L’elettrificazione delle flotte aziendali è il frutto più facile da cogliere della politica industriale europea, ma servirebbe un impegno più ambizioso e decine di miliardi di incentivi pubblici per far passare completamente le aziende all’elettrico.”

Leggi anche: Auto, il piano UE per una mobilità pulita e competitiva: più flessibilità sulle emissioni e meno burocrazia

Prossimi passi legislativi

Le proposte su standard di CO2, flotte aziendali e veicoli elettrici di piccole dimensioni (regolamento Omnibus) devono ancora essere approvate dal Parlamento europeo e dai governi nazionali. A gennaio sarà pubblicato l’Industrial Accelerator Act, che definirà i criteri per veicoli e batterie “made in EU”.

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