- 18/12/2025
- Redazione
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La Tassonomia UE entra nel vivo: nel servizio idrico crescono rendicontazione e investimenti sostenibili, ma restano criticità e sfide operative
La Tassonomia UE entra nel suo quarto anno di applicazione, ma il 2024 segna un vero spartiacque: è la prima annualità in cui le imprese sono chiamate a rendicontare in modo completo ammissibilità e allineamento delle proprie attività rispetto a tutti e sei gli obiettivi ambientali europei.
Un passaggio cruciale che, come evidenzia il Position Paper di Laboratio Ref Ricerche “Tassonomia UE e servizio idrico: stato dell’arte e prospettive” riguarda da vicino anche il servizio idrico integrato, settore chiave per la transizione ecologica.
Nata come strumento per orientare i capitali verso attività davvero sostenibili, la Tassonomia si sta progressivamente trasformando anche in una leva di pianificazione industriale, capace di incidere sulle scelte strategiche delle aziende.
Cos’è la Tassonomia UE e perché conta
Introdotta con il Regolamento (UE) 2020/852, la Tassonomia europea è il sistema di classificazione che stabilisce quali attività economiche possano essere considerate ecosostenibili. L’obiettivo è duplice: da un lato, integrare la sostenibilità nella gestione dei rischi aziendali con maggiore trasparenza; dall’altro, indirizzare gli investimenti pubblici e privati in linea con il Green Deal europeo, tutelando gli investitori dal rischio di greenwashing.
Negli ultimi anni il suo peso è cresciuto rapidamente. Il rispetto del principio Do No Significant Harm (DNSH) è stato, ad esempio, una condizione essenziale per accedere ai fondi del PNRR, mentre l’allineamento alla Tassonomia è entrato nei criteri di valutazione delle opere pubbliche idriche. Non solo: la Tassonomia è anche la base dell’EU Green Bond Standard, lo standard europeo per le obbligazioni verdi.
Il 2024, primo banco di prova della piena rendicontazione
Con l’esercizio fiscale 2024, le aziende devono misurarsi per la prima volta con una rendicontazione completa su tutti gli obiettivi ambientali. Un passaggio che si intreccia con l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e con il dibattito aperto dal cosiddetto Pacchetto Omnibus annunciato dalla Commissione europea, che promette semplificazioni ma solleva interrogativi sull’efficacia complessiva dell’architettura della finanza sostenibile.
Servizio idrico, cresce la rendicontazione (anche volontaria)
Nel settore idrico il numero di gestori che pubblicano informazioni sulla Tassonomia UE è in costante aumento: dalle 16 aziende del 2022 si è passati a 20 nel 2025. Un dato significativo, perché include un numero crescente di operatori che rendicontano su base volontaria, segnale di una Tassonomia percepita non solo come obbligo normativo, ma come strumento utile a rafforzare la sostenibilità delle strategie industriali.
Per il 2024 l’analisi ha coinvolto 18 aziende:
11 soggette a obbligo normativo, che hanno già integrato i dati nei bilanci sottoposti a revisione;
7 mono-utility, tutte su base volontaria, a dimostrazione di un impegno anticipato sulla trasparenza.
Le attività rendicontate: acqua, clima ed economia circolare
La mappatura delle attività mostra una forte concentrazione sull’obiettivo di Mitigazione dei cambiamenti climatici. Qui rientrano le attività “core” del settore: dalla costruzione e gestione dei sistemi di fornitura idrica e di raccolta e trattamento delle acque reflue, fino agli interventi di rinnovo delle infrastrutture.
Accanto a queste emergono attività sinergiche, come la produzione di energia da fonti rinnovabili, e pratiche più innovative, tra cui la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, ancora poco diffusa e complessa da rendicontare.
Il secondo obiettivo più rappresentato è quello dell’uso sostenibile e tutela della risorsa idrica, seguito dalla transizione verso un’economia circolare, che include il riuso delle acque reflue e il recupero di nutrienti come il fosforo: ambiti ad alto contenuto innovativo, ma ancora marginali.
Ammissibilità e allineamento: due velocità tra mono-utility e multi-utility
Dall’analisi emergono differenze nette tra modelli di business. Le mono-utility mostrano livelli molto elevati di ammissibilità: in media il 95% del fatturato e il 92% dei CapEx rientrano nella Tassonomia. Le multi-utility, invece, si fermano rispettivamente al 42% e al 71%, perché molte attività – dalla vendita di energia al trasporto urbano – non sono considerate ammissibili.
Il quadro si ribalta però sull’allineamento. Le multi-utility registrano percentuali più alte, soprattutto sugli investimenti, mentre le mono-utility restano più indietro. Un fattore critico è la mancata o incompleta analisi dei rischi climatici: quattro gestori non risultano allineati per nessuna attività proprio per l’assenza di valutazioni conformi ai requisiti della Tassonomia.
Informative ancora disomogenee
La qualità delle informazioni pubblicate resta uno dei nodi principali. Le informative variano molto per chiarezza, dettaglio e impostazione. Solo una parte delle aziende fornisce spiegazioni puntuali sui KPI economici e sui criteri tecnici applicati alle singole attività. Migliore, invece, il quadro relativo alle garanzie minime di salvaguardia su diritti umani, anticorruzione e concorrenza.
Persistono infine differenze interpretative su aspetti chiave come il double counting e la priorità tra obiettivi ambientali, che limitano la comparabilità dei dati.
Le semplificazioni in arrivo con il Pacchetto Omnibus
Per rispondere alla crescente complessità normativa, la Commissione europea ha avviato un percorso di semplificazione. Il Regolamento Delegato del 4 luglio 2025, applicabile dall’informativa 2025, introduce novità rilevanti: dalla possibilità di escludere attività marginali, alla revisione dei modelli di rendicontazione, con una riduzione stimata del 64% dei dati richiesti.
Una semplificazione che alleggerisce il carico amministrativo, ma che pone una sfida chiara: mantenere alta la qualità narrativa delle informative per evitare che la riduzione dei numeri si traduca in minore trasparenza.
Una Tassonomia utile, ma da rafforzare
Nel complesso, l’analisi della rendicontazione 2024 mostra un settore idrico in evoluzione, sempre più consapevole del ruolo della Tassonomia UE come bussola per valutare la sostenibilità delle attività e orientare gli investimenti.
Restano però criticità: disomogeneità nei metodi di calcolo, difficoltà nell’applicazione dei criteri tecnici e un gap ancora ampio tra ammissibilità e allineamento. La sfida, nei prossimi anni, sarà evitare che le semplificazioni normative indeboliscano la capacità della Tassonomia di guidare i capitali verso attività realmente ecosostenibili, rafforzando al contempo l’integrazione dei rischi climatici nella pianificazione industriale.
































































































































































































































































































































