- 27/05/2024
- Simone Martino
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Quanto è importante l’agricoltura biologica? Quanto l’utilizzo dei principi di economia circolare servono per cambiare paradigma all’interno del settore agroalimentare?
Lo abbiamo chiesto a Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio ed a Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia a margine della Conferenza stampa inaugurale della Festa del Bio e di “Anteprima Terra Madre“, che si è svolta Sabato 25 Maggio, al MAXXI.
Presidente Mammuccini perchè l’agricoltura biologica è così importante?
“Il metodo del biologico ha degli obiettivi: mantenere la fertilità del suolo e non usare pesticidi. Per quanto riguarda la ferilità del suolo si usa solo concimazione organica, ossia si usano metodi naturali come l’utilizzo del letame, i sovesci, le consociazioni, si utilizzano gli scarti aziendali in compostaggio e questo consente annualmente di restituire al suolo quella sostanza organica che le piante usano per produrre. Inoltre mantenere la fertilità del suolo significa assorbire carbonio e in questo modo si contrasta il cambiamento climatico, cosa che non avviene invece nell’agricoltura intensiva che purtroppo usa solo concimi chimici”.
“L’agricoltura biologica, poi, non usa pesticidi di sintesi chimica e questo è davvero importante per la tutela della biodiversità. Infatti sia nelle specie vegetali che nelle specie animali i pesticidi hanno un impatto devastante. Per fare un esempio, i limiti dei pesticidi sono misurati su una persona adulta media di 70 kg, ecco se immaginiamo che questo tipo di residuo impatta su piccoli animali o sulle piante ci possiamo rendere conto di quanto sia distruttivo. Sicuramente con il biologico e il biodinamico si può dire in modo molto chiaro che contrastiamo il cambiamento climatico e salviamo la biodiversità”.
Come si sta evolvendo, invece, il rapporto tra agricoltori biologici e consumatori?
“Quando si parla di sostenibilità ambientale viene diciamo ribattuto che alla sostenibilità ambientale deve unirsi anche quella economica e sociale, in realtà, sono facce della stessa medaglia. Ciò che è insostenibile sul piano ambientale è insostenibile anche sul piano economico e sociale, lo abbiamo visto con le proteste degli agricoltori. Il modello intensivo non solo ha portato all’inquinamento ambientale ma anche ad avere persone che soffrono la fame. Quando il 33% del cibo finisce nei rifiuti vi è un insuccesso totale sia dal punto di vista sociale sia da quello economico con gli agricoltori che non fanno il bilancio. Cambiare modo di produrre significa legare maggiormente l’agricoltore al cittadino.”
“Il biologico punta sui distretti biologici per favorire il rapporto diretto tra agricoltori e cittadini e anche per favorire un’educazione alimentare nelle scuole, perchè per cambiare modo di produrre occorre cambiare modo di consumare. Se si fa educazione alimentare si insegna a comprare prodotti di stagione, a comprare solo quello che serve e a non buttare cibo nei rifiuti che poi si trasforma in un problema di tipo ambientale. In tal modo alla fine si spendono gli stessi soldi, si mangia meglio e si tutela l’ambiente. Nel sistema del cibo è stata spezzata la relazione tra chi produce il campo e chi poi consuma, invece attraverso i distretti biologici si rafforza la relazione tra agricoltori e cittadini. Occorre creare filiere di biologico al giusto prezzo in cui ci sia la giusta relazione tra tutti gli attori della filiera”.
Da sempre Slow Food Italia è attenta al tema della sostenibilità. Presidente Nappini qual’è il significato di tale termine nel 2024?
“Dobbiamo analizzare le questioni con radicalità. Le radici sono nascoste sotto terra ma determinano la parte aerea delle piante. Le parole anche quelle più belle come sostenibilità vengono depotenziate nel reiterarle continuamente spesso fuori contesto e senza un’analisi approfondita. Il concetto di sostenibilità nel 2024 è sicuramente diverso da quello che significava nei primi anni 2000. Oggi, per esempio, bisogna adoperarsi per un cambiamento di paradigma importante perché senza di esso non ci sarà sostenibilità. Su questo, io credo che, bisogna essere chiari. Tra l’altro economia per l’appunto etimologicamente significa il governo della casa e noi abbiamo evidentemente governato molto male casa nostra, cioè il pianeta che ci ospita.”
“L’abbiamo portato a un livello di degrado ambientale senza precedenti ed oggi dobbiamo pagare un conto. Serve una presa di coscienza e anche la disponibilità al cambiamento che sembra far molta paura. Io vedo che c’è una grande spinta di resistenza al cambiamento e credo che invece vada fatta una riflessione approfondita, onesta e anche umile rispetto ad un modello socio-economico anche alimentare che ci ha portato fin qua e capire che cosa significa un altro modello che sia invece sostenibile. Per me oggi essere sostenibili significa principalmente esserlo dal punto di vista ambientale e sociale in quanto connesse, il profitto viene molto dopo.”
L’economia circolare si sta diffondendo sempre di più come modello produttivo anche nel settore agroalimentare. Qual’è il rapporto tra economia circolare e agricoltura biologica?
“Nel 2024 il primo passo è che tutta l’agricoltura dovrebbe essere come minimo biologica. Se pensiamo che biologico significa appunto “attinente alla concezione della vita” penso sia incredibile come si faccia a produrre un’agricoltura che non sia biologica. Bisogna, cioè, improntare la logica che produce il cibo alla vita piuttosto che al degrado. Per quanto riguarda il tema dell’economia circolare occorre guardare con umiltà a ciò che ci circonda. L’economia contadina anche quella italiana tradizionale aveva due elementi importanti: la cultura del necessario e il rifiuto dello spreco. Lo spreco non esisteva. Tutto era visto come risorsa anche lo scarto, allora direi che oggi, in agricoltura e nel sistema alimentare, è necessario passare da una cultura estrattivista ad una logica rigenerativa in cui estraggo il minimo di risorse necessarie, le utilizzo e poi le reimmetto nel ciclo considerandole risorse e non più uno scarto. Secondo me si parte da qui. Non tutte le risposte possono essere esclusivamente industriali e tecnologiche, ci sono delle risposte che attengono alla filosofia e ai saperi tradizionali. Bisogna ripartire da ciò.”




























































































































































































































































































































































































