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L’acronimo ESG si riferisce a tre aree principali, precisamente Environmental (ambiente), Social (società) e Governance

Ogni pilastro fa riferimento a un insieme specifico di criteri come l’impegno ambientale, il rispetto dei valori aziendali e se un’azienda agisce con accuratezza e trasparenza o meno.

In genere, i criteri ESG assumono la forma di una sorta di punteggio di credito sociale in cui tutte e tre le categorie vengono utilizzate per illustrare la quantità di rischio di un’azienda per gli investitori.

Il rating ESG viene solitamente calcolato in base ai dati e alle metriche relativi alle risorse immateriali di un’organizzazione. Di conseguenza, la decisione di investire non si basa esclusivamente sul rendimento economico di un’organizzazione, ma anche su valori quali il rispetto dell’ambiente e una governance efficace. Il fenomeno ESG è recente ma trae la propria linfa da radici che sono ben radicate nel tempo e nell’economia.

Environmental, Social e Governance

L’acronimo ESG risale al 2005. Rispetto alle logiche di valutazione i criteri che sottostanno alla lettera “E” di Environmental sono criteri ambientali e valutano come un’azienda si comporta nei confronti dell’ambiente nel quale è collocata e dell’ambiente in generale. I criteri collegati alla lettera “S” sono relativi all’impatto sociale ed esaminano l’impatto e la relazione con il territorio, con le persone, con i dipendenti, i fornitori, i clienti e in generale con le comunità con cui opera o con cui è in relazione. La “G” di Governance infine riguarda i temi di una gestione aziendale ispirata a buone pratiche e a principi etici, in questo ambito i temi sotto esame riguardano le logiche legate alla retribuzione dei dirigenti, il rispetto dei diritti degli azionisti, la trasparenza delle decisioni e delle scelte aziendali, il rispetto delle minoranze.

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Perché sono importanti

I criteri ESG sono importanti perché permettono di misurare in modo preciso e sulla base di parametri standardizzati e condivisi le performance ambientali, sociali e di governance di un’azienda. Uno dei punti partenza di quello che potremmo definire come un “percorso di consapevolezza” risale agli anni ’70 e riguarda il lavoro del Club di Roma al MIT che si è concretizzato nel rapporto denominato “I Limiti della Crescita”.

L’importanza di questo rapporto è oggi più che mai da leggere nella portata del suo messaggio primario, ovvero che non è ragionevole e nemmeno possibile pensare di proseguire verso “una crescita infinita quando il nostro pianeta è costituito da risorse naturali non rinnovabili”. In quello stesso periodo storico (1972) si è svolta la prima conferenza sull’ambiente delle Nazioni Unite, dalla quale è scaturita la Dichiarazione di Stoccolma nella quale trova rilievo il concetto che è un “diritto di tutti gli esseri umani avere accesso a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che consenta di vivere nella dignità e nel benessere”.

Parte da qui il percorso verso i temi dello sviluppo sostenibile che vivono una tappa importante in anni più recenti (1987) quando la Commissione mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite condivide il rapporto su “Our Common Future” in cui si cerca una sintesi tra sviluppo e sostenibilità nel concetto di sviluppo sostenibile e ci avviciniamo ulteriormente ai concetti che stanno alla base dell’ESG.

I punti di riferimento delle logiche Environmental, Social, Governance possono essere individuati indirettamente in due grandi momenti della “storia della sostenibilità”: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e gli SDGs delle Nazioni Unite e Gli Accordi di Parigi. I punti qualificanti di questi due grandi e storici appuntamenti stanno ispirando le strategie e le modalità con cui la sostenibilità si sta concretizzando negli Stati, nelle organizzazioni, nelle imprese.

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