Condividi questo articolo

Strade smart e sostenibili, 97 soluzioni per trasformare le infrastrutture italiane: dall’asfalto riciclato all’energia rinnovabile, fino ai sensori intelligenti per migliorare sicurezza ed efficienza. Il nuovo Position Paper di AIS

Le strade non sono soltanto vie di collegamento tra città e territori, possono diventare anche strumenti per produrre energia pulita, ridurre l’impatto ambientale e migliorare la sicurezza della mobilità.

È la prospettiva proposta da AIS, Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili, nel nuovo Position Paper Strade smart e sostenibili, dedicato alle tecnologie e alle soluzioni per ripensare le infrastrutture italiane che sarà presentato venerdì 30 ottobre alle 11.30 nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, in via della Missione 4 a Roma, su iniziativa dell’onorevole Raffaele Nevi.

Dalle strade tradizionali alle smart road

Per decenni le infrastrutture stradali sono state associate soprattutto a traffico, inquinamento, rumore e consumo di suolo. Oggi, grazie all’innovazione tecnologica, possono assumere un ruolo più ampio, integrando servizi utili alla collettività e contribuendo agli obiettivi ambientali ed energetici.

Sensori, intelligenza artificiale e sistemi di comunicazione tra strada e veicoli consentono di monitorare il traffico, individuare situazioni di rischio e programmare la manutenzione. Altre soluzioni puntano sulla produzione di energia attraverso il fotovoltaico, sulla ricarica a induzione dei veicoli elettrici e sulla produzione di idrogeno verde per il trasporto pesante.

Le infrastrutture possono inoltre contribuire alla raccolta dell’acqua piovana, al monitoraggio del dissesto del territorio e alla tutela della biodiversità. Un cambiamento che richiede di considerare la strada non più come un’opera isolata, ma come un sistema integrato con l’ambiente e le comunità che attraversa.

97 soluzioni e 34 esperienze per accelerare la transizione

Il gruppo di lavoro AIS ha analizzato 97 soluzioni e tecnologie, suddivise in 14 categorie e quattro ambiti: progettazione, tecnologie, materiali ed energia.

Tra i settori più interessati dall’innovazione figurano la gestione dei flussi di traffico, l’efficienza energetica, il monitoraggio delle infrastrutture e i servizi integrati. Un ruolo importante è riservato anche ai materiali circolari e alle tecniche costruttive capaci di ridurre gli impatti dei cantieri.

Il Position Paper raccoglie inoltre 34 esperienze aziendali: 12 applicazioni consolidate su scala reale, nove soluzioni operative o sperimentazioni avanzate e 13 progetti pilota o tecnologie in fase di sviluppo.

Gli esempi comprendono conglomerati bituminosi con materiale recuperato, corsie dinamiche, sistemi di controllo autostradale basati sui droni, infrastrutture per l’idrogeno e progetti per la produzione di energia rinnovabile.

Il quadro evidenzia diversi livelli di maturità tecnologica: alcune soluzioni sono già operative, mentre altre necessitano di ulteriori sperimentazioni prima di poter essere applicate su larga scala.

Asfalto riciclato e risparmio energetico: i numeri

Tra i dati riportati nel documento spiccano alcune esperienze italiane che mostrano come la sostenibilità possa tradursi in interventi concreti.

  • Fino al 70% di asfalto recuperato nella pavimentazione della A4 Torino-Milano.
  • 360.000 tonnellate di scorie siderurgiche trasformate in aggregati nel 2025.
  • Quasi il 50% della produzione di Amplia realizzato con miscele bituminose tiepide tra il 2023 e il 2025.
  • Prima certificazione italiana di Smart Road per la Tangenziale di Napoli.
  • Circa 1,5 tonnellate di CO₂ risparmiate per ogni ora di attivazione, secondo le stime riportate, grazie alla quarta corsia dinamica della A4.

Il recupero dell’asfalto e delle scorie siderurgiche favorisce il riutilizzo delle risorse e può ridurre il ricorso a materie prime vergini. Le miscele bituminose tiepide, prodotte e posate a temperature inferiori rispetto a quelle tradizionali a caldo, possono invece contribuire a contenere consumi energetici ed emissioni.

La corsia dinamica rappresenta un esempio di come anche la gestione del traffico possa incidere sulle prestazioni ambientali di un’infrastruttura. I risultati, tuttavia, dipendono dalle condizioni operative e non possono essere automaticamente estesi a tutte le reti stradali.

Dalla sperimentazione alla diffusione delle tecnologie

Per trasformare le innovazioni in benefici duraturi occorre renderle replicabili, verificarne i risultati e valutarne costi ed efficacia nel tempo. Non tutte le tecnologie sono adatte a ogni territorio: la scelta deve tenere conto delle caratteristiche dell’infrastruttura, dei flussi di traffico e degli impatti ambientali.

In questo processo, la collaborazione tra gestori, imprese, università e partner tecnologici può favorire la condivisione delle competenze e lo sviluppo di soluzioni più efficaci. È il modello di open innovation richiamato dal documento AIS, basato sul confronto tra soggetti diversi per sperimentare e diffondere le tecnologie.

La sfida riguarda anche la valutazione degli investimenti: oltre ai costi iniziali, è necessario considerare la durata delle opere, le esigenze di manutenzione, i consumi e i benefici per la collettività.

Le infrastrutture nella sfida climatica

Il passaggio dalle black roads alle green roads non consiste semplicemente nell’introdurre nuove tecnologie, ma nel ripensare il modo in cui le strade vengono progettate, costruite e gestite.

Il Position Paper AIS propone una visione nella quale digitalizzazione, materiali riciclati, fonti rinnovabili e monitoraggio del territorio concorrono a migliorare l’efficienza delle infrastrutture e a ridurne gli impatti.

Le 97 soluzioni analizzate e le 34 esperienze raccolte offrono una panoramica delle possibilità già disponibili e di quelle ancora in sviluppo. La loro diffusione dipenderà dalla capacità di misurarne i risultati e adattarle ai diversi contesti.

L’obiettivo è fare in modo che le strade, oltre a garantire la mobilità di persone e merci, possano contribuire alla sicurezza, alla resilienza del territorio e alla transizione verso un sistema infrastrutturale più sostenibile.

Condividi questo articolo