PPE sulla Politica agricola comune
Condividi questo articolo

Il Partito popolare europeo chiede garanzie finanziarie vincolanti per la Pac, un obiettivo chiaro per le aree rurali e circa 45 miliardi di euro a sostegno dell’agricoltura. Maretti (Legacoop Agroalimentare): «Cambia la prospettiva sulla Pac».

Il futuro dell’agricoltura europea si gioca anche sulla certezza delle risorse. Il Partito popolare europeo (Ppe) è pronto a ritirare il proprio sostegno ai piani di partenariato nazionali e regionali se non verranno introdotte garanzie finanziarie vincolanti per la Politica agricola comune (Pac) e per le aree rurali.

La posizione, annunciata dal gruppo di lavoro del Ppe nella commissione Agricoltura del Parlamento europeo, riapre il confronto sull’architettura del prossimo bilancio comunitario. La proposta attuale inserisce la politica agricola nel regolamento quadro dei piani nazionali e regionali, ma per i popolari europei gli impegni sulle risorse devono tradursi in garanzie concrete.

Le richieste sul bilancio europeo

Due i punti centrali della posizione del Ppe. Il primo è la definizione di un obiettivo chiaro per le aree rurali, con almeno il 10% dei fondi destinato a questi territori, secondo quanto richiamato nella lettera della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen del 9 novembre 2025.

Accanto al sostegno economico, la transizione del settore passa anche da nuovi modelli produttivi. Tra questi, l’, con una maggiore attenzione alla salute del suolo e all’uso efficiente delle risorse.

Il secondo riguarda la disponibilità anticipata di circa 45 miliardi di euro a favore della Pac, attraverso i fondi di flessibilità esistenti, indicata il 6 gennaio 2026.

Secondo il gruppo parlamentare, Commissione e Consiglio non hanno ancora tradotto questi impegni in garanzie sufficienti nell’ambito dei negoziati sul quadro finanziario pluriennale.

La distinzione è sostanziale: la possibilità di mobilitare risorse non equivale alla certezza di uno stanziamento. Il Ppe chiede quindi indicazioni vincolanti sugli importi e sugli interventi destinati agli agricoltori e alle comunità rurali.

Maretti: «Una notizia positiva per il settore»

Cristian Maretti presidente Legacoop AgroalimentareFoto: Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare

La presa di posizione viene accolta favorevolmente da Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, che riconosce il valore del lavoro svolto dalle organizzazioni agricole e cooperative negli ultimi mesi.

«Questo cambia la prospettiva sulla Pac. Una notizia positiva che gratifica il lavoro delle organizzazioni cooperative e agricole dell’ultimo anno», afferma Maretti.

Il presidente sottolinea anche il ruolo del Parlamento europeo nel confronto con Commissione e Consiglio, attribuendo alla posizione del Ppe un significato istituzionale oltre che economico.

Sul piano politico, Maretti individua una possibile convergenza tra popolari e Socialisti e Democratici, con il contributo di Renew Europe. «I due principali gruppi politici possono determinare un cambiamento positivo per le prospettive europee del settore agricolo», osserva.

Una convergenza che, nella sua valutazione, potrebbe ampliare il sostegno parlamentare a una maggiore tutela delle risorse agricole. Maretti richiama infine il valore dell’elezione diretta dei rappresentanti europei, tema che considera particolarmente importante nel dibattito istituzionale attuale.

La partita resta aperta

La richiesta del Ppe porta al centro del negoziato una questione decisiva per le aziende agricole: poter programmare investimenti e attività sulla base di finanziamenti definiti, anziché affidarsi a risorse la cui disponibilità resta eventuale.

L’esito dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee di trasformare gli impegni politici in disposizioni finanziarie verificabili. Fino ad allora, la definizione del prossimo bilancio resterà uno dei passaggi determinanti per il futuro della Pac e per il sostegno alle economie rurali.

Condividi questo articolo