- 15/12/2025
- Redazione
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L’UE approva le quote di pesca 2026 per Atlantico e Mare del Nord: più sostenibilità, ma la Commissione boccia il compromesso sul Mediterraneo
L’Unione europea prova a tenere insieme sostenibilità ambientale e tenuta economica del settore ittico. Dopo una lunga trattativa, i ministri della Pesca dei Ventisette hanno raggiunto un accordo sulle possibilità di pesca per il 2026 nell’Atlantico e nel Mare del Nord, oltre che nel Mediterraneo e nel Mar Nero.
Ma il compromesso non convince tutti: la Commissione europea ha infatti preso le distanze dalle decisioni sul Mediterraneo, giudicate non coerenti con il piano di gestione pluriennale.
Un segnale politico che fotografa bene la tensione crescente tra tutela degli stock ittici e pressioni di un comparto strategico, messo alla prova da anni di crisi, rincari e cambiamenti climatici.
Atlantico e Mare del Nord: quote più sostenibili e maggiore prevedibilità
Nel Nord-Est Atlantico, per gli stock gestiti esclusivamente dall’UE, il Consiglio ha raggiunto un accordo politico su 24 possibilità di pesca per il 2026 e, in alcuni casi, anche per il 2027 e il 2028. Un dato spicca su tutti: nell’Atlantico e nello Skagerrak-Kattegat l’81% delle possibilità di pesca è stato fissato a livelli sostenibili, in linea con il parere scientifico sul rendimento massimo sostenibile (MSY).
Una scelta che va incontro anche alle richieste dei pescatori, grazie all’introduzione di nove Totali ammissibili di cattura (TAC) pluriennali, pensati per garantire maggiore stabilità e prevedibilità agli operatori del settore. I TAC, lo ricordano da Bruxelles, sono lo strumento chiave per assicurare una pesca sostenibile e al tempo stesso economicamente redditizia.
Aumenti mirati, ma con prudenza sugli stock più fragili
L’accordo prevede aumenti significativi per alcune specie e aree: +60% per l’acciuga e +11% per il rombo giallo nelle acque iberiche; +23% per lo scampo nel Mar Cantabrico; +8% per l’acciuga e addirittura +49% per lo scampo nel Golfo di Biscaglia.
Tuttavia, il Consiglio ha adottato un approccio prudente alla pesca multispecifica, dove accanto a stock in buona salute ce ne sono altri in difficoltà. Per evitare effetti collaterali, sono stati limitati alcuni incrementi: è il caso della spigola nel Golfo di Biscaglia (+48%), per proteggere il merluzzo giallo, e del rinnovo dei TAC per scampo e platessa nello Skagerrak-Kattegat, a tutela di merluzzo e sogliola.
Tagli alle quote per favorire la ricostituzione degli stock
Accanto agli aumenti, arrivano però anche riduzioni pesanti per gli stock più fragili. Il merluzzo giallo nel Golfo di Biscaglia, nel Mar Cantabrico e nelle acque iberiche subisce un taglio del 13%, mentre il merlano nel Golfo di Biscaglia scende del 27%. Ancora più drastica la riduzione per la sogliola: -44% nello Skagerrak-Kattegat e -9% nelle acque iberiche.
Secondo il Consiglio, si tratta di sacrifici necessari per favorire la ricostituzione delle risorse ittiche e stabilizzare nel medio periodo il reddito delle imprese di pesca europee.
Accordi con Regno Unito e Norvegia: oltre 100 TAC già definiti
Gran parte delle quote condivise con Paesi terzi era già stata definita prima del Consiglio. L’UE ha concluso un accordo bilaterale con il Regno Unito e uno trilaterale con Regno Unito e Norvegia, oltre a negoziati – in attesa di firma – con Oslo, che includono scambi di quote e diritti di accesso.
Nel complesso, questi accordi coprono oltre 100 TAC e prevedono misure tecniche per il recupero degli stock in condizioni critiche.
Il nodo sgombro e le tensioni con i Paesi terzi
Resta aperta la partita dello sgombro. Nonostante gli sforzi dell’UE, non è stato possibile fissare un TAC condiviso per il 2026. Bruxelles ha quindi deciso di stabilire una quota provvisoria per i primi sei mesi dell’anno, basata su un TAC temporaneo conforme al parere scientifico del CIEM.
Durante il Consiglio, diversi Stati membri hanno espresso forte preoccupazione per la pesca eccessiva e per la mancanza di cooperazione di alcuni Paesi terzi, chiedendo alla Commissione di applicare con urgenza il regolamento UE sulla pesca non sostenibile per difendere gli interessi europei e proteggere gli stock pelagici.
Mediterraneo: la Commissione si sfila dal compromesso
Il vero strappo politico arriva però sul Mediterraneo. La Commissione europea ha chiarito di non poter sostenere il compromesso raggiunto dai ministri, giudicato non in linea con il piano di gestione pluriennale per il Mediterraneo occidentale, in particolare per quanto riguarda la definizione dello sforzo di pesca.
Una presa di posizione che lascia presagire nuove tensioni nei prossimi mesi e rilancia il dibattito su come conciliare la sopravvivenza delle marinerie mediterranee con la tutela di un mare sempre più sotto pressione.
































































































































































































































































































































