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Dal rilancio della PAC al fondo terre per i giovani, al Forum Coldiretti l’agricoltura si afferma come pilastro economico, sociale e geopolitico

L’agricoltura come chiave per il futuro economico dell’Italia, ma anche come leva geopolitica e strumento di coesione sociale. È questo il messaggio emerso con forza dalla 23ª edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti, in corso a Roma, che ha visto protagonisti istituzioni, economisti e rappresentanti delle organizzazioni internazionali.

Prandini: “Difendiamo la PAC, l’agricoltura è un’opportunità per il Paese”

Nel suo intervento di apertura, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha ribadito con fermezza che l’agricoltura italiana non può permettersi una riduzione delle risorse europee destinate alla Politica Agricola Comune (PAC): “Non è una questione corporativa ma una scelta strategica. Delegare il cofinanziamento ai singoli Stati rischia di frammentare l’Europa agricola e creare disuguaglianze insostenibili”.

Il taglio dei fondi all’agricoltura italiana ed europea che la Commissione Von der Leyen vorrebbe imporre trova fortemente contraria la maggioranza degli italiani, segno di una sensibilità ormai radicata che vede nell’attività agricola un settore da promuovere e valorizzare, non da penalizzare. 

Un patrimonio che la scelta della Commissione Ue di ridurre il budget agricolo mette a rischio. Il piano porterebbe le risorse della Pac per l’Italia a 31 miliardi, con un calo netto del 22% rispetto alla passata programmazione: 8,7 miliardi di euro in meno, pari a 1,2 miliardi all’anno. Il taglio del 20% alla Pac 2028-2034 ridurrebbe il peso dell’agricoltura al 14% del bilancio europeo, contro il 30-35% del passato.

“Affronteremo con determinazione i prossimi mesi, chiedendo un’inversione di rotta attraverso l’azione degli Stati membri e del Parlamento europeo, per dare agli agricoltori opportunità e traiettorie di futuro – ha sottolineato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – Nel momento in cui le altre potenze mondiali aumentano Nel momento in cui le altre potenze mondiali aumentano il loro sostegno alle rispettive agricolture la Ue mette l’ennesimo tassello di una politica economica e produttiva totalmente fallimentare, che sta facendo chiudere interi settori europei, avvantaggiando paesi come la Cina”.

Oltre alla PAC, il presidente ha toccato temi cruciali come l’energia (“il nostro settore soffre costi troppo elevati rispetto ai competitor europei”), la fiscalità (“plastic e sugar tax vanno ripensate”), la giustizia generazionale (“serve un patto per i giovani: sgravi sui contributi nei primi anni di lavoro per stimolare occupazione e natalità”) e la sicurezza alimentare come primo elemento di difesa nazionale: “Cibo significa protezione, stabilità e indipendenza. Non possiamo continuare a sottovalutarlo”.

Gli italiani contro il taglio alla PAC

Il 70% dei cittadini si dichiara contrario alla maxi sforbiciata al bilancio agricolo, a conferma di una social reputation in crescita. Non è un ritorno nostalgico al passato, ma la consapevolezza che valorizzare le tipicità locali e le filiere territoriali del cibo genera sviluppo, occupazione di qualità e sostenibilità, oltre che garanzia di salute. 

Il 78% degli italiani considera l’agricoltura la migliore difesa contro il cambiamento climatico, mentre per il 73% rappresenta anche un’opportunità per i giovani. La presenza diffusa delle imprese agricole rafforza i territori, prevenendo in modo efficace e sostenibile gli effetti degli eventi climatici estremi.

Giorgetti: “L’agroalimentare traina l’economia. Ora fondo per le terre pubbliche ai giovani”

A raccogliere il testimone, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha sottolineato come la manovra economica appena varata miri a sostenere la crescita in un contesto internazionale in profonda trasformazione: “Il quadro di riferimento globale è cambiato. Le vecchie regole non bastano più, serve visione strategica”.

Giorgetti ha riconosciuto il ruolo trainante dell’agroalimentare italiano, passato da 37 a oltre 70 miliardi di euro di export in dieci anni, e ha annunciato un fondo per la valorizzazione delle terre pubbliche, destinato a facilitare l’accesso alla terra per i giovani imprenditori agricoli: “È una risposta concreta alle esigenze del settore e un investimento sul futuro”.

Il Ministro ha poi difeso la scelta di mantenere un’impostazione di rigore sui conti pubblici: “Ogni euro speso in più oggi è un debito per domani. La nostra credibilità internazionale dipende anche da questo”.

Martina (FAO): “Non celebriamo il funerale del multilateralismo. La sicurezza alimentare passa dalla cooperazione”

A chiudere la giornata è stato Maurizio Martina, vicedirettore generale della FAO, che ha rilanciato l’importanza del multilateralismo, in un mondo segnato da guerre e crisi climatiche: “L’Occidente ne mette in discussione il valore, ma molti Paesi emergenti continuano a credere nella cooperazione internazionale. Non dimentichiamo che la FAO è nata a Roma proprio dopo la Seconda guerra mondiale, per costruire la pace anche attraverso il cibo”.

Martina ha lanciato un allarme: “La catena globale dell’approvvigionamento è fragile. Dobbiamo investire in sistemi agricoli resilienti, in grado di reggere a shock climatici, energetici e politici. La sicurezza alimentare è tornata al centro del dibattito geopolitico”.

Sul piano economico, Martina ha evidenziato che entro il 2030 la produzione agricola mondiale crescerà del 14%, trainata da Asia e America Latina, mentre l’Europa rischia di rimanere indietro, anche per l’aumento dei costi energetici. “Serve una finanza agricola più efficace – ha aggiunto – capace di sostenere la transizione ecologica e produttiva”.

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Un’agricoltura che chiede protagonismo, non assistenza

Il Forum Coldiretti 2025 si è confermato come un laboratorio di idee per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea. Un’agricoltura che non chiede assistenzialismo, ma politiche strategiche, visione e investimenti. E che rivendica il proprio ruolo centrale nello sviluppo economico, nella stabilità sociale e nella sicurezza dei cittadini.

“La politica deve tornare protagonista – ha concluso Prandini – e noi saremo sempre pronti a collaborare, con spirito costruttivo. Ma non smetteremo di denunciare quando l’Europa si allontana dalla realtà dei suoi cittadini e delle sue imprese”.

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