- 25/09/2025
- Simone Martino
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Nel decennale dell’Agenda ONU 2030, l’Italia fa progressi contro lo spreco alimentare, ma il traguardo è ancora lontano. Europa abbassa i propri obiettivi. Andrea Segrè: “La GenZ è un vero motore di sostenibilità”
A dieci anni dalla firma dell’Agenda 2030 dell’ONU, diventa urgente fare il punto sull’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 12.3, che prevede di dimezzare lo spreco alimentare globale entro il 2030. I dati, però, raccontano una realtà complessa: oltre 1,5 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecati ogni anno nel mondo, circa un terzo della produzione totale.
Fonte: Osservatorio Waste Watcher International / campagna Spreco Zero e Università di Bologna DISTAL, monitoraggio IPSOS
L’Italia migliora, ma è ancora in ritardo
Secondo il nuovo Rapporto 2025 di Waste Watcher International, presentato oggi a Roma, presso lo Spazio Europa, lo spreco settimanale medio pro capite è sceso a 555,8 grammi, in calo rispetto ai 683 grammi del 2024, ma ancora lontano dall’obiettivo dei 369,7 grammi settimanali da raggiungere entro il 2030.
Il dato emerge da un’indagine CAWI condotta su un campione rappresentativo di 1.000 italiani ad agosto 2025, in vista della 6ª Giornata Internazionale della Consapevolezza sulle Perdite e Sprechi Alimentari del 29 settembre.
Dove si spreca di più e chi, invece, è più virtuoso
Dai dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher emergono differenze territoriali significative all’interno del nostro Paese. Il Sud Italia si conferma l’area dove si spreca di più, con una media settimanale di 628,6 grammi di cibo buttato a persona, il dato più alto registrato. Seguono il Nord, con 515,2 grammi, e infine il Centro Italia, che si distingue come l’area più virtuosa, con “appena” 490,6 grammi a settimana.
Fonte: Osservatorio Waste Watcher International / campagna Spreco Zero e Università di Bologna DISTAL, monitoraggio IPSOS
A livello sociale, si osservano comportamenti diversi in base alla composizione familiare e al contesto urbano. Le famiglie con figli, ad esempio, mostrano una maggiore attenzione alla gestione del cibo, riuscendo a sprecare in media il 17% in meno rispetto ai nuclei familiari senza bambini.
Fonte: Osservatorio Waste Watcher International / campagna Spreco Zero e Università di Bologna DISTAL, monitoraggio IPSOS
Anche la dimensione dei centri urbani incide: i grandi comuni si dimostrano più attenti al tema rispetto a quelli di medie dimensioni. Ma quali sono i cibi che finiscono più spesso nella pattumiera? Ai primi posti troviamo la frutta fresca (22,9 grammi pro capite), seguita da verdura fresca (21,5 grammi), pane (19,5 grammi) e insalata (18,4 grammi). Anche cipolle e tuberi registrano dati significativi, con una media di 16,9 grammi a settimana.
Spreco alimentare: un problema globale
Lo spreco alimentare, però, non è un fenomeno solo italiano. A livello globale, secondo i dati FAO, un terzo del cibo prodotto nel mondo non viene consumato: parliamo di circa 1,05 miliardi di tonnellate ogni anno. Di questo, il 19% viene sprecato a livello di vendita al dettaglio, ristorazione e famiglie, mentre il restante 13–14% si perde già nella fase di produzione e raccolta.
Il paradosso è evidente: mentre enormi quantità di cibo vengono buttate, 673 milioni di persone soffrono ancora la fame e oltre 2,3 miliardi vivono in condizioni di insicurezza alimentare.
Sul piano ambientale, lo spreco alimentare è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra, un impatto superiore a quello dell’intero settore dell’aviazione. Inoltre, il 28% dei terreni agricoli e circa un quarto dell’acqua dolce usata in agricoltura servono per produrre alimenti che non verranno mai mangiati.
Fonte: Osservatorio Waste Watcher International / campagna Spreco Zero e Università di Bologna DISTAL, monitoraggio IPSOS
L’Europa abbassa le ambizioni
Nonostante l’urgenza di agire, l’Unione Europea ha recentemente rivisto al ribasso i propri obiettivi in materia di spreco alimentare. Il 9 settembre 2025, il Parlamento Europeo ha approvato una revisione della Direttiva 2008/98/EC (nota come Waste Framework Directive) che introduce target meno ambiziosi: una riduzione del 10% nello spreco nella trasformazione e manifattura, e un taglio del 30% nei consumi finali, ossia nel commercio al dettaglio, nella ristorazione e nelle famiglie.
Di fatto, è sparito l’obbligo di intervenire sulle perdite alimentari in campo agricolo, contraddicendo l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda ONU, che chiede un taglio del 50% lungo tutta la filiera.
L’Italia resta indietro rispetto all’Europa
Nel confronto con gli altri grandi Paesi europei, l’Italia continua a mostrare un livello di spreco superiore alla media. Secondo i dati di Waste Watcher, ogni italiano spreca 555,8 grammi di cibo alla settimana.
A titolo di confronto: in Germania la media è di 512,9 grammi, in Francia si scende a 459,9, in Spagna a 446,5 e nei Paesi Bassi a 469,5 grammi. Numeri ancora più allarmanti se si considera che in Europa oltre 33 milioni di cittadini vivono in condizioni di insicurezza alimentare, di cui 4,9 milioni solo in Italia.
Crisi globali e inflazione: così cambiano le abitudini alimentari
Il 2025 è stato segnato da tensioni globali – dalla guerra in Ucraina e in Medio Oriente alla crisi climatica – che hanno avuto ripercussioni dirette sul comportamento dei consumatori italiani.
Oltre un terzo della popolazione (il 37%) ha dichiarato di privilegiare prodotti Made in Italy per sostenere l’economia nazionale e per una questione di fiducia nell’origine dei prodotti. Un altro 22% sceglie alimenti a chilometro zero, per ridurre l’impatto ambientale e valorizzare il territorio. Tuttavia, non manca chi cerca soluzioni esclusivamente economiche: il 10% si orienta solo su prodotti a basso costo, mentre il 5% ha ridotto la spesa alimentare, un dato che raddoppia tra i più giovani (under 25).
Fonte: Osservatorio Waste Watcher International / campagna Spreco Zero e Università di Bologna DISTAL, monitoraggio IPSOS
Nonostante le difficoltà, l’attenzione alla sostenibilità ambientale resta alta per il 66% degli italiani, e quasi la metà (45%) dichiara di consumare per primi i cibi più deperibili per evitare sprechi. Un altro 19% preferisce prodotti a lunga conservazione per gestire meglio le scorte.
Generazione Z: i campioni della sostenibilità
In questo scenario complesso, la Generazione Z – circa 9 milioni di giovani in Italia – si sta affermando come il vero motore del cambiamento.
I dati parlano chiaro: rispetto alla media nazionale, i ragazzi e le ragazze della Gen Z sono più propensi a riutilizzare gli avanzi (+10%), condividere il cibo (+5%) e a utilizzare ricette antispreco trovate online. Inoltre, porzionano e congelano più spesso gli alimenti deperibili, acquistano con maggiore regolarità frutta e verdura di stagione, e mostrano una sensibilità più accentuata sia rispetto ai conflitti internazionali (+8%) che all’aumento dei prezzi alimentari (+11%).
Ma il vero valore aggiunto della Gen Z è rappresentato dalla loro creatività digitale. L’utilizzo consapevole di strumenti come la app Sprecometro dimostra come la tecnologia possa diventare un alleato nella lotta agli sprechi. Questi giovani non solo cambiano le proprie abitudini, ma possono fungere da ponte culturale tra generazioni: da una parte educano i meno digitali, dall’altra rappresentano un modello virtuoso per le generazioni future.
Andrea Segrè, direttore scientifico di Waste Watcher, lo conferma: «La GenZ è un vero motore di sostenibilità. Le politiche pubbliche devono integrare strumenti digitali per coinvolgere tutte le generazioni e promuovere abitudini sane».
Sprecometro: quando la tecnologia diventa alleata della sostenibilità
Nel panorama delle soluzioni concrete, spicca la app Sprecometro, uno strumento digitale promosso dalla campagna Spreco Zero per aiutare le famiglie a monitorare e ridurre i propri sprechi alimentari. In poco tempo, la piattaforma ha superato i 21.000 utenti attivi, diventando un vero e proprio laboratorio di consapevolezza e cambiamento.
I numeri raccolti dalla app sono eloquenti: oltre 40 tonnellate di cibo sprecato registrate, equivalenti a circa 80.000 pasti completi. Il valore economico associato a questi sprechi supera i 430.000 euro, una somma che basterebbe a pagare lo stipendio medio annuale di almeno 15 lavoratori.
Ma il costo maggiore è quello ambientale: ogni tonnellata di cibo buttato comporta la produzione di circa 260.000 chilogrammi di CO₂, un quantitativo pari alle emissioni di oltre 1.700 voli aerei nazionali. In termini di risorse, significa 15.000 metri cubi d’acqua sprecata – più di sei piscine olimpioniche – e 270.000 metri quadrati di suolo utilizzato per produrre alimenti mai consumati, l’equivalente di quasi 40 campi da calcio.
Ascolta il Podcast: ProsperA: Il ruolo dell’economia circolare nella lotta allo spreco alimentare
Focus internazionale: il progetto Food is Never Waste
Infine, esperienze internazionali come il progetto “Food is Never Waste”, attivo in Tunisia, Albania ed Egitto con il supporto della FAO e del Governo Italiano, dimostrano che un cambiamento è possibile anche nei contesti più complessi.
In Tunisia, ad esempio, si lavora per ridurre drasticamente lo spreco di pane nelle mense universitarie, che rappresenta oggi quasi un terzo dello spreco totale. Attraverso interventi mirati, educazione alimentare e un migliore sistema di distribuzione, si cerca non solo di evitare lo spreco, ma anche di responsabilizzare i giovani consumatori.
Tutto questo ci riporta al cuore della questione: la lotta allo spreco alimentare è una sfida culturale prima ancora che logistica o tecnologica. Come ricorda Andrea Segrè: «La sfida dei prossimi anni sarà trasformare una tendenza in un risultato. Solo un rinnovato senso di giustizia, responsabilità e interconnessione globale ci permetterà di centrare l’obiettivo del 2030».
Serve, dunque, un impegno diffuso, strumenti adeguati, educazione, ma soprattutto una nuova consapevolezza collettiva.








































































































































































































































































































































































































































































