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Caldo record, siccità e incendi hanno messo sotto pressione l’agricoltura europea nell’estate 2026. Solo l’ondata di caldo di giugno avrebbe provocato perdite cerealicole per 2-2,3 miliardi di euro

L’estate 2026 presenta il conto all’agricoltura europea. Ondate di calore, siccità prolungata e incendi hanno messo sotto pressione colture e allevamenti in diverse aree del continente, aggravando una situazione già condizionata dai costi dell’energia, dei fertilizzanti e dei carburanti.

A fare il punto è un’analisi realizzata da Orla Dwyer e Ho Woo Nam per Carbon Brief, che ha raccolto dati e previsioni sull’impatto degli eventi climatici estremi sulla produzione agricola europea.

Il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante: patate più piccole nei Paesi Bassi, raccolti di carote ridotti in Francia, risaie in difficoltà in Italia e oliveti devastati dagli incendi in alcune aree del Mediterraneo sono solo alcuni degli effetti osservati durante un’estate segnata da temperature eccezionali.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, i prezzi alimentari globali sono tornati ai livelli più alti dall’inizio del 2023, anche per effetto delle ondate di calore e delle dinamiche dei prezzi dell’energia.

Il clima, però, non è l’unico elemento della crisi. Le difficoltà nelle forniture di fertilizzanti, anche a causa delle tensioni nello stretto di Hormuz, e l’aumento dei costi del carburante hanno contribuito a rendere ancora più fragile il settore agricolo.

Cereali, la produzione europea è destinata a diminuire

Le stime della Commissione europea indicano per il 2026 un calo della produzione cerealicola in gran parte dei Paesi dell’Unione.

A pagare il prezzo più alto dovrebbe essere la Francia, dove la produzione di cereali – tra grano, orzo e avena – potrebbe diminuire di quasi 8 milioni di tonnellate rispetto al 2025.

Anche la Germania si prepara a una contrazione significativa, con una perdita stimata di quasi 4 milioni di tonnellate. La Bulgaria rappresenta una delle poche eccezioni al quadro generale.

A pesare sono soprattutto la combinazione di siccità e temperature estreme.

Secondo Til Feike, esperto di sistemi colturali del Julius Kühn-Institut, diverse aree della Germania e dell’Austria sono state colpite da un lungo periodo secco accompagnato da ondate di calore record. Le conseguenze si sono fatte sentire non soltanto sui raccolti destinati all’alimentazione umana, ma anche sulle praterie e sulla disponibilità di mais utilizzato come mangime per il bestiame.

La sfida, secondo l’esperto, non può però essere affrontata con una singola soluzione. L’agricoltura dovrà infatti adattarsi a condizioni meteorologiche sempre più variabili, passando dal caldo estremo alla siccità, ma anche a periodi caratterizzati da precipitazioni eccessive.

Variazioni della produzione cerealicola in 26 paesi dell’UE tra il 2025 e il 2026. Malta è esclusa a causa della mancanza di dati disponibili. Fonte: Commissione europea

Rese agricole in calo: l’acqua diventa il fattore decisivo

Non è soltanto la quantità complessiva dei raccolti a preoccupare. In molti Paesi europei sono diminuite anche le rese agricole, cioè la quantità di prodotto ottenuta per ogni ettaro coltivato.

Il bollettino del Centro comune di ricerca dell’Unione europea ha evidenziato un peggioramento significativo delle prospettive per le colture nell’Europa occidentale e centrale.

Francia, Germania meridionale, Italia settentrionale e centrale e Ungheria sono tra le aree nelle quali sono considerati probabili fallimenti locali delle colture.

Slovacchia, Austria e Ungheria potrebbero registrare nel 2026 le riduzioni più marcate delle rese cerealicole, con una diminuzione superiore a una tonnellata per ettaro rispetto all’anno precedente.

C’è però anche un elemento che mostra quanto la disponibilità d’acqua possa fare la differenza. In Portogallo, le colture irrigate hanno resistito meglio alle condizioni estive e il Paese dovrebbe registrare alcuni dei maggiori aumenti delle rese.

Il contrasto è significativo: dove l’acqua può essere garantita, le colture riescono a contenere gli effetti del caldo; dove dipendono esclusivamente dalle precipitazioni, lo stress idrico diventa molto più evidente.

Variazioni delle rese cerealicole in 26 paesi dell’UE tra il 2025 e il 2026. Malta è esclusa a causa della mancanza di dati disponibili. Fonte: Commissione europea.

L’ondata di caldo di giugno è costata fino a 2,3 miliardi di euro

Tra gli episodi più significativi dell’estate c’è l’ondata di caldo che ha colpito l’Europa a giugno.

Secondo una stima dell’Energy & Climate Intelligence Unit, il solo episodio avrebbe contribuito a generare perdite cumulative nella produzione cerealicola comprese tra 2 e 2,3 miliardi di euro.

L’ondata di caldo di giugno in Europa occidentale è stata descritta da uno studio di attribuzione climatica come un evento che, nelle condizioni climatiche di circa cinquant’anni fa, sarebbe stato praticamente impossibile.

Per arrivare alla stima economica, l’ECIU ha confrontato le previsioni sulla produzione di grano elaborate a giugno e luglio 2026 da Coceral, associazione europea degli operatori del settore cerealicolo, e ha valutato la variazione della produzione alla luce dei prezzi di mercato.

Francia, Germania, Ungheria e Spagna rappresentano complessivamente circa l’86% delle entrate perse secondo l’analisi.

Ma il conto del clima potrebbe essere molto più ampio.

Un’analisi di Triodos Bank ha stimato che gli eventi meteorologici estremi dell’estate potrebbero ridurre quest’anno il Pil dell’Unione europea di circa l’1%, pari a circa 180 miliardi di euro.

Le stime delle entrate sono perse a causa delle variazioni delle previsioni di produzione tra giugno e luglio 2026. Fonte: ECIU

Regno Unito verso uno dei peggiori raccolti degli ultimi decenni

La situazione non riguarda soltanto i Paesi dell’Unione europea.

Nel Regno Unito, le rese di grano, orzo e avena sono tutte attese in diminuzione nel 2026. Secondo le rilevazioni dell’Agriculture and Horticulture Development Board, la resa dell’orzo potrebbe diminuire del 15%, quella dell’avena del 14% e quella del grano del 6% rispetto all’anno precedente.

Se le tendenze attuali saranno confermate, il raccolto medio di cereali e semi oleosi potrebbe diventare il peggiore dall’inizio delle serie statistiche dettagliate, avviate nel 1984.

Anche nell’ipotesi di un miglioramento delle condizioni, secondo l’ECIU il 2026 dovrebbe comunque rientrare tra i cinque peggiori raccolti mai registrati nel Paese.

Un dato rende ancora più evidente il cambiamento: quattro dei cinque peggiori raccolti britannici si sono verificati nell’ultimo decennio.

Per i consumatori, la conseguenza potrebbe essere visibile direttamente sugli scaffali dei supermercati, attraverso prezzi più elevati oppure prodotti di dimensioni inferiori.

Non tutte le colture, tuttavia, hanno reagito negativamente. Alcuni frutti di bosco hanno beneficiato inizialmente del caldo eccezionale. Il rischio è che questo vantaggio temporaneo si trasformi in difficoltà nei mesi successivi, quando le piante potrebbero risentire dello stress accumulato.

Rendimenti di cereali e colza nel Regno Unito nel 1990-2026. Fonte: Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali e l’agricoltura e lo sviluppo dell’orticoltura Board.

Francia, il mais verso il minimo dal 1980

Tra i Paesi più colpiti c’è la Francia, principale potenza agricola dell’Unione europea.

Caldo, siccità e incendi hanno interessato numerose aree agricole del Paese. Secondo le stime, la produzione di mais potrebbe diminuire del 35% in un solo anno.

Se la previsione sarà confermata, si tratterebbe del livello più basso dal 1980.

Il mais è particolarmente esposto alla combinazione tra alte temperature e scarsità d’acqua, soprattutto nelle fasi in cui la pianta ha maggiore bisogno di risorse idriche.

Anche la viticoltura francese sta sperimentando gli effetti di una stagione anomala. In diverse zone le vendemmie sono iniziate con largo anticipo, già dalla metà di luglio.

Il caldo accelera infatti la maturazione dell’uva, ma non necessariamente produce un raccolto migliore: in alcuni casi gli acini risultano più piccoli e meno succosi, con possibili conseguenze sulla quantità di vino ottenibile.

Produzione di mais in Francia nel periodo 1980-2026. Fonte: Agreste.

Cereali Ue, nel 2026 produzione in calo del 9%

Il dato complessivo restituisce la dimensione della situazione. Secondo le proiezioni della Commissione europea, nel 2026 la produzione cerealicola dell’Unione dovrebbe diminuire del 9% rispetto al 2025.

Si tratterebbe di uno dei livelli più bassi dell’ultimo decennio: soltanto il 2024 avrebbe registrato una produzione inferiore.

Particolarmente critica appare la situazione del mais. Le stime indicano una contrazione del 13%, con una produzione complessiva attorno alle 52 milioni di tonnellate, il livello più basso nell’Unione europea dal 2007.

Produzione di colture cerealicole in Europa nel 1993-2026. La categoria “altro” comprende avena, segale, sorgo, miglio e grano saraceno. Fonte: Commissione europea.

Il clima entra sempre più nei conti dell’agricoltura

Dai cereali al mais, dalla frutta alla viticoltura, l’estate 2026 mostra quanto il cambiamento climatico possa trasformarsi rapidamente da fenomeno ambientale in problema economico.

Il punto non è soltanto quanto produce un campo, ma quanto costa produrlo, quanta acqua richiede, quale sarà il prezzo finale del prodotto e quanto sarà stabile la disponibilità di cibo.

Per gli agricoltori europei il problema diventa quindi duplice: affrontare eventi estremi sempre più difficili da prevedere e, contemporaneamente, adattare colture, tecniche agricole e gestione dell’acqua a un clima che sta cambiando.

E mentre il consumatore può accorgersi del fenomeno attraverso un prezzo più alto, una confezione più piccola o un prodotto meno disponibile, nei campi il cambiamento è già diventato una questione quotidiana.

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