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Il 74% delle aziende agricole adotta almeno una pratica di economia circolare, basata sull’uso sostenibile e rigenerativo delle risorse naturali, per prevenirne l’esaurimento e ridurne lo spreco
 
Il mondo agricolo italiano si trova oggi ad affrontare una molteplicità di sfide economiche, sociali e ambientali: incrementare il reddito per gli agricoltori, rendere il settore più attrattivo, soddisfare una domanda alimentare in crescita e far fronte all’aumento dei costi.
 
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Sostenibilità al plurale: strategie e relazioni per la filiera agroalimentare in trasformazione”.
 
L’importanza delle collaborazioni per un sistema agroalimentare più sostenibile
 
“Il passaggio da una visione fortemente ‘ambientale’ della sostenibilità a un approccio più multi-dimensionale, che tiene cioè in conto gli aspetti economici e sociali, non è affatto scontato – ha spiegato Chiara Corbo, Direttrice dell’Osservatorio Food Sustainability -. La maggior parte degli schemi e delle valutazioni di sostenibilità nel settore agroalimentare tendono a concentrarsi spesso sugli aspetti ambientali, tralasciando fattori altrettanto cruciali che possono minare la sopravvivenza stessa del settore. Non può esserci vera sostenibilità se non si preservano, oltre all’ambiente, la competitività, la redditività e l’attrattività dell’agricoltura”.
 
Secondo Raffaella Cagliano, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability “Pluralità, relazioni, collaborazioni: sono questi i temi al centro del confronto tra istituzioni, imprese e settore terziario nell’ottica della promozione di un sistema agroalimentare sempre più innovativo e sostenibile. Per avanzare nella transizione verso sistemi agroalimentari sostenibili, sarà indispensabile adottare approcci condivisi e inclusivi, capaci di coinvolgere tutti gli attori della filiera. Nessuno deve essere lasciato indietro, a partire dagli agricoltori fino ai consumatori e cittadini. E questo potrà accadere lavorando sulle collaborazioni, sulla valorizzazione delle relazioni, sullo sviluppo di approcci multi-dimensionali, ma soprattutto con il supporto dell’innovazione”.
 
“L’importanza delle collaborazioni di sistema emerge con forza, ad esempio, nell’ambito delle iniziative a livello urbano come gli Hub Aiuto Alimentare del Comune di Milano – ha dichiarato Marco Melacini, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Nel 2024, è stato recuperato il 25% in più di eccedenze alimentari rispetto al 2023: 795,3 tonnellate di cibo, distribuite a 14.973 nuclei familiari per un totale di oltre 126mila persone e 3.867 minori in condizioni di vulnerabilità. Un lavoro che non si ferma qui ma che darà vita a una serie di iniziative e azioni nate proprio dalla messa a fattor comune di competenze e relazioni tra tutti gli attori coinvolti”.
 
Economia circolare in agricoltura
 
Gli agricoltori italiani stanno fronteggiando le pressioni economiche e ambientali dotandosi di un insieme di strumenti diversificati, che combinano l’innovazione tecnologica con il recupero di pratiche tradizionali, in cui l’economia circolare si afferma come principale approccio alla base del buon funzionamento del sistema agroalimentare.
 
Prime su tutte, ci sono pratiche rigenerative, come agricoltura integrata, conservativa, tutela della biodiversità o mantenimento degli ecosistemi (adottate nel 53% dei casi); poi gli input produttivi circolari, come l’uso di materie prime ricavate da scarti di processo, acqua riutilizzata ed energia da fonti rinnovabili (48%).
 
Seguono la valorizzazione delle eccedenze di produzione, inclusi il recupero, la donazione e la ritrasformazione (38%) e la valorizzazione degli scarti e delle biomasse come materie prime nell’industria, fertilizzanti agricoli o  altre applicazioni (33%).
 
 
Analizzando nello specifico le pratiche di agricoltura rigenerativa, il 45% delle aziende analizzate adotta strategie di agricoltura integratail 38% di agricoltura conservativa, il 45% delle aziende agricole adotta strategie di agricoltura integrata, il 38% di agricoltura conservativa, il 20% per la tutela della biodiversità e il 16% realizza attività dirette al mantenimento degli ecosistemi.
 
Nelle pratiche di gestione di eccedenze, residui e scarti della produzione agricola, la maggior parte delle imprese agricole non effettua misurazione dei flussi, ma in modo pragmatico adotta strategie di economia circolare per valorizzarli. In particolare, il 17,5% delle aziende effettua donazioni, il 15,3% vendita diretta e l’11,7% la ri-trasformazione, comune soprattutto tra le realtà di dimensioni più contenute.
 
L’adozione di pratiche circolari avviene con modalità differenti a seconda della dimensione aziendale, anche se le distanze sono inferiori rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. Sono presenti nell’82% delle imprese molto grandi, contro il 77% delle grandi, il 76% delle medie e il 73% delle piccole.
 
“Nell’agricoltura italiana, nuovi prodotti come pannelli isolanti realizzati con la pula di riso, cibi ad alto valore nutrizionale processati nel post-raccolta, tecnologie innovative per il recupero energetico e il compostaggio, si affiancano a pratiche agronomiche consolidate, come le lavorazioni senza aratura – ha spiegato Paola Garrone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability – Il filo rosso che collega tutte queste azioni è l’economia circolare: si riusano eccedenze e sottoprodotti, si riciclano e recuperano gli scarti, si tutela e migliora il ‘capitale naturale’. Questo approccio è da sempre alla base del buon funzionamento del sistema agroalimentare, ma oggi l’impiego delle pratiche tradizionali va ottimizzato, studiandole a fondo e integrandole tra loro e con pratiche e strumenti innovativi”.
 
Filiera corta e GDO
 
Dalla produzione alla distribuzione, nella transizione sostenibile dei sistemi alimentari, una delle strade percorribili è quella dei modelli di filiera corta, che fanno leva sulla prossimità geografica, relazionale e informativa. Oggi i GAS (gruppi di Acquisto Solidale) si configurano come possibile alternativa ai canali distributivi tradizionali. I consumatori li prediligono per la maggiore attenzione ai valori etici e sostenibili, ma la GDO continua a dare maggiori garanzie dal punto di vista del risparmio e facilità d’acquisto. I due modelli possono convivere.
 
“Entrambi i modelli presentano margini di miglioramento, e l’uno potrebbe ‘imparare’ dell’altro – ha spiegato Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Sia i partecipanti ai GAS sia i clienti della GDO hanno esigenze in termini di sostenibilità e convenienza, seppure con livelli di priorità differenti. Di conseguenza, i GAS potrebbero trarre vantaggio dal miglioramento della convenienza e della praticità per attrarre più partecipanti ed aumentarne la soddisfazione, mentre la GDO potrebbe evolversi integrando in modo più autentico e visibile le istanze di sostenibilità ambientale ed etica, rispondendo così alle aspettative di una fetta crescente di consumatori sensibili a questi temi”.
 
 
Il packaging alimentare
 
Al centro del dibattito sulla sostenibilità, c’è il packaging alimentare, visto come uno dei grandi nemici dell’ambiente, anche se è tutt’altro che semplice giudicarne l’impatto ambientale.  Non si possono, infatti, considerare solo i rifiuti che genera, ma anche le funzioni essenziali di protezione, conservazione, trasporto e comunicazione del cibo, contribuendo anche a ridurre gli sprechi alimentari.
 
Oggi è fondamentale ripensare l’imballaggio dei prodotti alimentari in chiave circolare, tracciabile e sostenibile, conciliando la tutela ambientale, con la riduzione degli sprechi e qualità del prodotto.
 
“Parlare di packaging sostenibile significa capire come ogni scelta progettuale si traduca in impatti concreti nel contesto reale del consumo – ha affermato Barbara Del Curto, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Servono strumenti solidi, dati affidabili, collaborazione tra attori e una visione integrata che tenga insieme ambiente, economia e società. In questa direzione vanno anche le politiche europee: il Green Deal e il nuovo Packaging and Packaging Waste Regulation chiedono di ripensare l’imballaggio in chiave circolare, tracciabile e sostenibile, conciliando tutela ambientale, riduzione degli sprechi e qualità del prodotto”.
 
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