- 04/07/2026
- Redazione
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I redditi agricoli globali potrebbero crescere del 9% entro il 2035 grazie alla produttività, ma FAO e OCSE avvertono: crisi energetiche, guerre e volatilità dei mercati potrebbero azzerare i progressi e aggravare la sicurezza alimentare mondiale
L’agricoltura mondiale potrebbe entrare in una fase di crescita sostenuta nei prossimi dieci anni, ma il percorso resta tutt’altro che privo di ostacoli. Secondo il nuovo rapporto “Agricultural Outlook 2026-2035”, pubblicato dalla FAO e dall’OCSE, il reddito agricolo lordo medio per lavoratore dovrebbe aumentare del 9% entro il 2035, grazie soprattutto al miglioramento della produttività e a una prevista stabilità dei prezzi agricoli.
Dietro queste prospettive positive, però, si nasconde uno scenario molto più fragile. Il documento sottolinea infatti come guerre, tensioni geopolitiche, rincari dell’energia e shock climatici possano compromettere rapidamente i risultati ottenuti.
Uno scenario su quattro prevede redditi agricoli inferiori a quelli di oggi
La previsione più preoccupante contenuta nel rapporto riguarda proprio la volatilità dei mercati. Se gli shock economici e geopolitici dovessero ripetersi con la stessa frequenza osservata negli ultimi anni, esisterebbe una probabilità del 25% che nel 2035 i redditi agricoli risultino addirittura inferiori ai livelli attuali.
Un rischio che riguarda soprattutto i Paesi più poveri, dove la capacità di assorbire gli aumenti dei costi energetici e dei fertilizzanti è molto più limitata rispetto alle economie avanzate.
Secondo gli esperti, gli effetti potrebbero tradursi in una diminuzione della produzione agricola, prezzi alimentari più elevati e un peggioramento della sicurezza alimentare globale.
L’energia diventa il nuovo fattore decisivo
Tra i principali elementi di rischio emerge il costo dell’energia. Il rapporto stima che, se l’aumento medio del 33% dei prezzi energetici registrato nella prima metà del 2026 dovesse proseguire anche nella seconda parte dell’anno, la produzione mondiale di cereali potrebbe diminuire dello 0,9% già nel 2027.
Nei Paesi a basso reddito il calo arriverebbe fino all’1,7%, con conseguenze dirette sia sui redditi agricoli sia sull’accesso al cibo.
L’aumento dei costi dell’energia riduce infatti l’utilizzo dei fertilizzanti, compromettendo le rese agricole e alimentando una spirale che colpisce soprattutto le famiglie più vulnerabili.
La produzione agricola mondiale crescerà del 13%
In uno scenario privo di forti perturbazioni, FAO e OCSE prevedono che entro il 2035 la produzione agricola e della pesca aumenterà del 13%.
La crescita sarà sostenuta principalmente dall’innovazione tecnologica, dall’aumento delle rese e da una maggiore efficienza produttiva, mentre l’espansione delle superfici coltivate avrà un ruolo molto più limitato rispetto al passato.
Le aree che guideranno questa crescita saranno: Asia; Africa subsahariana e America Latina.
Cereali da record, ma cresce anche l’impatto ambientale
Tra le principali previsioni del rapporto spicca il nuovo record della produzione mondiale di cereali. Entro il 2035 si raggiungeranno infatti 3,22 miliardi di tonnellate, grazie a un incremento medio delle rese agricole dello 0,9% all’anno, mentre le superfici coltivate cresceranno appena dello 0,1% annuo.
Parallelamente, però, aumenteranno anche le emissioni di gas serra prodotte dal settore agricolo.
FAO e OCSE stimano un incremento del 6,5% entro il 2035, attribuibile soprattutto: all’espansione degli allevamenti, responsabili del 77% dell’aumento delle emissioni e al maggiore utilizzo dei fertilizzanti sintetici, che contribuiranno per il restante 23%.
Prezzi più bassi per i consumatori, ma nuove difficoltà per i piccoli agricoltori
L’aumento della produttività dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sui prezzi reali dei prodotti agricoli. Una buona notizia per i consumatori, ma non necessariamente per chi produce.
I piccoli agricoltori, infatti, potrebbero essere i più penalizzati, perché spesso dispongono di risorse limitate per investire nelle tecnologie necessarie ad aumentare la produttività e risultano maggiormente esposti alle oscillazioni dei mercati.
Per questo FAO e OCSE invitano i governi a rafforzare gli strumenti di sostegno alle aziende agricole, migliorando l’accesso ai mercati e favorendo investimenti in innovazione e resilienza.
Cambiano anche le abitudini alimentari mondiali
Il rapporto fotografa anche l’evoluzione dei consumi alimentari. Nei Paesi a reddito medio-basso continuerà ad aumentare il consumo di alimenti di origine animale, favorito dalla crescita del reddito.
Nei Paesi più ricchi, invece, il consumo di carne rallenterà, con uno spostamento progressivo dalla carne bovina al pollame, spinto da prezzi elevati, maggiore attenzione alla salute e preoccupazioni ambientali.
Nel frattempo il Sud-est asiatico rappresenterà quasi il 40% della crescita dei consumi alimentari mondiali entro il 2035, sostenuto dall’aumento della popolazione e del reddito pro capite.
Acquacoltura, biocarburanti e Africa: i grandi cambiamenti del prossimo decennio
Tra gli altri trend evidenziati nel rapporto emergono alcuni cambiamenti strutturali destinati a ridisegnare il sistema agroalimentare globale.
L’acquacoltura continuerà a espandersi fino a rappresentare il 56% della produzione mondiale di prodotti ittici, mentre la domanda di biocarburanti crescerà dell’1,4% annuo, trainata soprattutto da Brasile, India e Indonesia.
L’Africa subsahariana aumenterà il proprio peso nella produzione agricola mondiale, arrivando al 16% del valore globale, pur restando una delle aree più esposte all’insicurezza alimentare.
L’India, da sola, contribuirà a oltre un quarto della crescita della produzione agricola mondiale nei prossimi dieci anni.
FAO e OCSE: servono investimenti e mercati aperti
Per il Segretario generale dell’OCSE, Mathias Cormann, la resilienza degli agricoltori rappresenta ormai un elemento strategico della sicurezza alimentare globale.
Il Direttore generale della FAO, Qu Dongyu, ha sottolineato invece come prepararsi ai prossimi shock significhi investire oggi in infrastrutture resilienti, corridoi commerciali diversificati, riserve strategiche di fertilizzanti e sistemi energetici meno dipendenti dai combustibili fossili.
Il messaggio finale del rapporto è chiaro: senza cooperazione internazionale, mercati aperti e investimenti nella produttività, la crescita prevista dell’agricoltura mondiale rischia di essere compromessa dalle stesse crisi che negli ultimi anni hanno già messo sotto pressione il sistema alimentare globale.
























































































































































































































































































































































































































































