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Dune costiere e spiagge italiane sotto osservazione: un nuovo protocollo ENEA aiuta a monitorarne lo stato di conservazione. In campo oltre 3.200 studenti

Le spiagge italiane non sono soltanto luoghi di vacanza ma ecosistemi complessi, nei quali le dune costiere svolgono un ruolo importante nella conservazione della biodiversità e nella protezione naturale della costa.

Per capire quanto questi ambienti siano ancora integri e soprattutto dove siano maggiormente esposti a fenomeni di degrado, ENEA e Costa Crociere Foundation hanno sviluppato un nuovo protocollo per il monitoraggio della naturalità delle spiagge e degli ecosistemi dunali.

Il metodo è stato descritto in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ecological Solutions and Evidence e sperimentato su scala nazionale attraverso “Guardiani della Costa”, il progetto di citizen science promosso da Costa Crociere Foundation con il contributo scientifico di ENEA.

L’obiettivo è trasformare l’osservazione sistematica del territorio in uno strumento utile non solo alla ricerca, ma anche alle amministrazioni e agli operatori chiamati a programmare interventi di tutela e ripristino.

Dune costiere ed erosione: cosa viene osservato

Il protocollo prende in considerazione diversi elementi che permettono di descrivere lo stato di conservazione delle spiagge e delle dune costiere.

Tra gli indicatori analizzati ci sono: la presenza e le caratteristiche delle dune; la tipologia del sedimento; le condizioni del retrospiaggia; i segni di erosione; la presenza di strutture di protezione e le specie vegetali indicatrici degli habitat dunali.

Messi insieme, questi parametri consentono di costruire un quadro del livello di naturalità di un tratto costiero e di evidenziare le situazioni che possono richiedere maggiore attenzione.

Il valore del metodo sta anche nella sua possibilità di essere applicato su aree estese. Per chi deve gestire il territorio, infatti, disporre di informazioni omogenee su numerosi tratti di costa può aiutare a individuare le zone più vulnerabili e a orientare meglio le eventuali azioni di salvaguardia.

Il concetto di naturalità delle spiagge analizzato nello studio: dal sistema spiaggia-duna più naturale alla costa fortemente antropizzataCredit: ENEA – Il concetto di naturalità delle spiagge analizzato nello studio: dal sistema spiaggia-duna più naturale alla costa fortemente antropizzata 

La ricerca sul campo con più di 3.200 studenti

Una parte significativa del progetto riguarda il coinvolgimento diretto dei cittadini, in questo caso soprattutto degli studenti.

Sono stati oltre 3.200 i ragazzi impegnati nella raccolta dei dati, distribuiti in più di 100 tratti della costa italiana. Un’attività che ha permesso di ampliare notevolmente la quantità e la distribuzione territoriale delle osservazioni.

Il punto centrale dello studio è proprio la possibilità di utilizzare dati raccolti da persone non specialiste, purché attraverso un protocollo strutturato e verificabile.

La qualità delle informazioni è stata infatti sottoposta al controllo di esperti attraverso analisi statistiche e strumenti GIS, cioè sistemi informativi geografici utilizzati per raccogliere, organizzare e analizzare dati legati al territorio.

I risultati, secondo lo studio, mostrano che un’attività di monitoraggio condotta da non specialisti può comunque produrre informazioni ecologicamente significative.

Citizen science, un aiuto per monitorare territori molto estesi

Il coinvolgimento dei cittadini non sostituisce i programmi scientifici tradizionali, ma può affiancarli. È questo uno degli aspetti sottolineati da Ivo Rossetti del Laboratorio Biodiversità ed ecosistemi del Centro Ricerche ENEA di S. Teresa, a La Spezia.

“I risultati confermano il valore della citizen science come strumento complementare ai programmi di monitoraggio ambientale tradizionali, al fine di ampliare la copertura spaziale delle osservazioni”.

Il tema è particolarmente rilevante per gli ambienti costieri, dove la necessità di monitorare aree molto vaste si confronta con risorse scientifiche e operative necessariamente limitate.

Secondo Rossetti, spiagge e dune sono ambienti fragili e sottoposti a pressioni crescenti legate al cambiamento climatico, all’urbanizzazione e al turismo intensivo. La loro tutela riguarda quindi non soltanto la biodiversità, ma anche la capacità naturale delle coste di contrastare l’erosione e il valore turistico dei territori.

Dati e consapevolezza ambientale: il doppio valore del progetto

Il progetto “Guardiani della Costa” ha dunque una duplice dimensione. Da una parte contribuisce alla raccolta di informazioni utili alla comunità scientifica; dall’altra porta gli studenti direttamente a contatto con gli ecosistemi che sono chiamati a conoscere e tutelare.

La raccolta dei dati sul campo diventa così anche un’esperienza educativa. Osservare una duna, riconoscere una specie vegetale indicatrice o individuare i segni dell’erosione significa comprendere concretamente la fragilità degli ambienti costieri.

È un approccio che punta a trasformare la partecipazione in consapevolezza: conoscere lo stato di una spiaggia significa anche comprendere quali pressioni la stanno modificando e perché la conservazione degli habitat costieri riguarda l’intera comunità.

Dalla raccolta dei dati alla tutela delle coste

Il protocollo mette quindi a disposizione di amministrazioni e operatori uno strumento per leggere in modo più sistematico lo stato di conservazione delle spiagge e individuare i tratti che richiedono maggiore attenzione.

Ma il risultato del progetto non si misura soltanto nei dati raccolti. Portare gli studenti sul campo significa anche trasformare il monitoraggio in un’esperienza diretta di conoscenza del territorio. La citizen science diventa così un ponte tra ricerca e partecipazione: contribuisce ad ampliare le osservazioni scientifiche e, allo stesso tempo, avvicina le nuove generazioni alla tutela concreta degli ecosistemi costieri.

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