- 09/10/2026
- Redazione
- 0
L’allarme dell’UNICEF per il fenomeno climatico atteso El Niño 2026-2027: quasi 100 Paesi potrebbero essere colpiti da condizioni di siccità o piogge fuori dalla norma.
L’El Niño atteso tra il 2026 e il 2027 potrebbe essere tra i più intensi mai registrati e mettere a rischio la vita, la salute e l’istruzione di oltre 347 milioni di bambini in quasi 100 Paesi e territori. A lanciare l’allarme è l’UNICEF, sulla base delle più recenti previsioni climatiche.
Il fenomeno, ricorrente e legato al riscaldamento anomalo di alcune aree dell’Oceano Pacifico, può alterare profondamente i sistemi meteorologici su scala globale. Per i prossimi mesi, secondo le stime dell’organizzazione, sono attese condizioni di pioggia e siccità fuori dalla norma, con un aumento del rischio di inondazioni, carenza d’acqua, malnutrizione e diffusione di malattie.
L’appello dell’UNICEF è rivolto a governi, donatori e organizzazioni umanitarie: le previsioni arrivano con mesi di anticipo e, proprio per questo, consentono di intervenire prima che le emergenze raggiungano il loro picco.
Quasi 100 Paesi coinvolti: il peso maggiore in Asia e Pacifico
Il numero più elevato di bambini potenzialmente esposti a condizioni climatiche anomale si concentra nell’area Asia-Pacifico, dove sono circa 190 milioni quelli interessati dalle previsioni.
Seguono l’Africa orientale e meridionale, con circa 41 milioni di bambini, e l’America Latina e i Caraibi, anch’essi con 41 milioni. In Europa e Asia centrale i bambini potenzialmente coinvolti sono 22 milioni, mentre sono circa 20 milioni rispettivamente in Medio Oriente e Nord Africa e nell’Africa occidentale e centrale.
Il quadro, sottolinea l’UNICEF, non è però uniforme. El Niño può produrre effetti molto diversi a seconda delle aree geografiche: in alcune regioni può aumentare la siccità, in altre può provocare precipitazioni eccezionali.
Dalla siccità alla malnutrizione: i rischi per i bambini
In Paesi come Colombia, Figi, Papua Nuova Guinea e Filippine, le previsioni indicano condizioni più secche associate a El Niño. La conseguenza potrebbe essere una maggiore pressione sulle risorse idriche e sull’agricoltura, con il rischio di aggravare la scarsità d’acqua, favorire nuovi sfollamenti e aumentare i casi di malnutrizione acuta.
Di segno opposto, ma altrettanto problematico, il quadro previsto nel Grande Corno d’Africa, e in particolare in Somalia. Qui le precipitazioni potrebbero essere superiori alla norma, aumentando il rischio di inondazioni improvvise e fluviali.
L’acqua in eccesso può inoltre favorire la diffusione di alcune malattie e rendere più difficile la frequenza scolastica, soprattutto nelle comunità già prive di servizi essenziali.
Nei Paesi in guerra il clima può aggravare emergenze già drammatiche
L’impatto di El Niño rischia di essere ancora più pesante nei Paesi già colpiti da conflitti e crisi umanitarie.
In Afghanistan e Ciad, per esempio, gli eventi climatici estremi potrebbero aggravare condizioni di fame e malnutrizione in contesti nei quali violenze, sfollamenti e accesso limitato ai servizi di base hanno già reso particolarmente vulnerabili milioni di bambini.
«Per i bambini, El Niño è ben più di un semplice fenomeno meteorologico», ha dichiarato Catherine Russell, direttrice generale dell’UNICEF. Il fenomeno, ha spiegato, può tradursi in «un aumento degli sfollamenti, della malnutrizione, della carenza idrica e delle epidemie», oltre a provocare la chiusura delle scuole e ulteriori difficoltà economiche per le famiglie.
Dalla scuola agli sfollamenti: gli effetti vanno oltre l’emergenza climatica
Il problema non riguarda soltanto l’impatto immediato di siccità e alluvioni.
Gli eventi meteorologici estremi possono costringere le famiglie a lasciare le proprie abitazioni, interrompere l’istruzione e aumentare l’esposizione dei minori a separazioni familiari, violenza e sfruttamento.
Secondo i dati citati dall’UNICEF, tra il 2016 e il 2023 i disastri legati alle condizioni meteorologiche hanno provocato più di 20.000 sfollamenti di bambini ogni giorno.
Anche la scuola è direttamente coinvolta. Nel solo 2025, gli eventi legati al clima hanno interrotto il percorso scolastico di circa 171 milioni di studenti nel mondo. Un numero che potrebbe crescere con l’intensificarsi di siccità e inondazioni.
In alcune aree, inoltre, le conseguenze sociali della crisi climatica possono assumere forme ancora più gravi. Durante la siccità che ha colpito il Corno d’Africa nel 2022, l’UNICEF segnala che nelle zone dell’Etiopia interessate dalla siccità i matrimoni precoci sono aumentati in media del 119%.
Un miliardo di bambini già esposto a più rischi climatici
El Niño arriva in un mondo nel quale l’esposizione dei bambini agli eventi climatici estremi è già molto elevata.
Secondo l’UNICEF, 1,1 miliardi di bambini, quasi la metà dei bambini del pianeta, sono già esposti ad almeno tre rischi climatici sovrapposti, tra cui siccità, caldo estremo e inondazioni.
Il nuovo episodio di El Niño potrebbe quindi aggiungere un ulteriore livello di pressione a una situazione già fragile, soprattutto nelle comunità con minori risorse economiche e sistemi sanitari, scolastici e di protezione sociale meno resilienti.
Prevenire costa meno che ricostruire
Di fronte a queste prospettive, l’UNICEF insiste sulla necessità di anticipare le emergenze anziché intervenire soltanto quando i danni sono già avvenuti.
Secondo i dati riportati dall’organizzazione, ogni dollaro investito nella riduzione e nella prevenzione dei rischi di catastrofe può consentire di risparmiare fino a 15 dollari in costi di ricostruzione. Eppure, attualmente, meno dell’1% dei finanziamenti umanitari sarebbe destinato alle azioni preventive.
È proprio su questo punto che si concentra l’appello dell’UNICEF: utilizzare le previsioni disponibili per preparare le comunità prima che l’emergenza raggiunga il suo apice.
L’obiettivo è rafforzare i sistemi capaci di resistere agli shock climatici, proteggere i servizi essenziali per i bambini e garantire l’accesso agli aiuti umanitari nelle aree più esposte.
«Con oltre 347 milioni di bambini che vivono in aree in cui si prevedono condizioni più secche o più piovose a causa di El Niño, dobbiamo agire subito per proteggere le comunità e i bambini», ha sottolineato Russell.








































































































































































































































































































































































































































