- 11/06/2026
- Simone Martino
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La qualità dell’aria migliora nelle città italiane, ma l’auto privata domina ancora gli spostamenti. Il Rapporto MobilitAria 2026 evidenzia ritardi su trasporto pubblico, ciclabilità e decarbonizzazione, con un forte divario tra Nord e Sud e obiettivi UE 2030 ancora lontani.
La qualità dell’aria nelle principali città italiane mostra segnali di miglioramento, ma il percorso verso una mobilità realmente sostenibile appare ancora lungo e pieno di ostacoli. È il quadro che emerge dal Rapporto MobilitAria 2026, presentato a Roma da Kyoto Club e dal Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-Dsstta).
L’analisi prende in esame le 14 città metropolitane italiane – Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia – fotografando la situazione nel 2025 e misurando il divario rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione e qualità dell’aria fissati per il 2030.
Il risultato è un’Italia che migliora sul fronte delle emissioni ma continua a fare i conti con un’eccessiva dipendenza dall’auto privata, infrastrutture insufficienti e forti differenze territoriali tra Nord e Sud.
Italia ancora tra i Paesi più motorizzati d’Europa
Uno dei dati più significativi del rapporto riguarda il tasso di motorizzazione. Anche nel 2025 l’Italia si conferma tra i Paesi europei con il maggior numero di automobili in rapporto alla popolazione.
A guidare la classifica sono soprattutto le città del Mezzogiorno e delle Isole. Catania raggiunge quota 807 auto ogni 1.000 abitanti, seguita da Torino con 822, Reggio Calabria con 711, Roma con 701 e Cagliari con 696.
Numeri che raccontano una mobilità ancora fortemente centrata sull’automobile, spesso per mancanza di alternative efficaci.
Al contrario, Venezia e Genova registrano i valori più contenuti, rispettivamente con 447 e 469 auto ogni 1.000 abitanti, pur restando sopra gli standard delle principali città europee.
Secondo gli autori del rapporto, il problema non è soltanto ambientale. La dipendenza dall’auto privata incide infatti sulla congestione del traffico, sui costi sociali, sulla sicurezza stradale e sulla qualità della vita urbana.
Trasporto pubblico e piste ciclabili: il divario tra Nord e Sud resta evidente
La ricerca evidenzia come gli investimenti attivati attraverso il PNRR non abbiano ancora colmato le carenze strutturali del sistema di mobilità urbana.
Il trasporto pubblico locale continua a soffrire di sottofinanziamento cronico e di una dotazione infrastrutturale inferiore rispetto alle grandi città europee, soprattutto per quanto riguarda le reti ferroviarie e metropolitane.
Le differenze territoriali sono marcate. Firenze e Bologna mostrano una maggiore diffusione del trasporto pubblico e della mobilità attiva, mentre molte città del Sud restano prive di alternative competitive all’automobile.
Situazione analoga sul fronte della ciclabilità. Venezia dispone di 77 chilometri di piste ciclabili ogni 100 mila abitanti, Bologna arriva a 65 chilometri, Torino a 36 e Firenze a 33. All’estremo opposto si trovano Napoli e Catania, ferme a soli 3 chilometri, seguite da Messina con 5 e Reggio Calabria con 6.
Una distanza che rischia di trasformare la mobilità sostenibile in un privilegio territoriale e sociale piuttosto che in un diritto accessibile a tutti.
Qualità dell’aria: progressi incoraggianti, ma i limiti del 2030 sono ancora lontani
Sul fronte ambientale emergono segnali positivi. Nel 2025 nessuna delle principali città italiane supera i limiti annuali attualmente previsti per biossido di azoto (NO₂) e PM10, mentre il PM2,5 si mantiene sotto la soglia normativa in tutti i centri monitorati.
Si tratta di un miglioramento significativo rispetto agli anni precedenti, che conferma una graduale riduzione delle emissioni urbane.
Tuttavia, il quadro cambia se il confronto viene effettuato con i nuovi limiti europei che entreranno in vigore nel 2030 e con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In questo caso quasi tutte le città risultano ancora fuori parametro. Napoli continua a rappresentare una delle situazioni più critiche per il biossido di azoto, con una media annua di 38 microgrammi per metro cubo, seguita da Milano e Torino con 32. Valori ben superiori sia al futuro limite europeo di 20 microgrammi sia alla raccomandazione OMS di 10.
Anche il PM10 continua a destare preoccupazione. Nel 2025 Milano ha registrato 66 giorni di superamento del limite giornaliero consentito, Napoli 63, Palermo 59, Torino 46 e Venezia 36.
Roma, invece, per il terzo anno consecutivo non ha registrato alcun superamento giornaliero del particolato.
Milano, Bologna e Firenze guidano la transizione
L’edizione 2026 aggiorna inoltre l’indice che misura il livello di avanzamento delle città italiane verso gli obiettivi di mobilità sostenibile e decarbonizzazione.
L’analisi prende in considerazione diversi fattori: trasporto pubblico a basse emissioni, mobilità condivisa, mobilità attiva, elettrificazione dei veicoli, qualità dell’aria e sicurezza stradale.
Le città che mostrano i risultati migliori sono Milano, Bologna e Firenze, grazie a una maggiore diffusione del trasporto pubblico, reti ciclabili più sviluppate e una presenza significativa di servizi di sharing mobility.
Sul fronte opposto si collocano Reggio Calabria, Cagliari, Catania e Palermo, che continuano a registrare elevati livelli di motorizzazione privata, una limitata offerta di trasporto pubblico e infrastrutture ciclabili insufficienti.
La sfida al 2030: meno auto, più trasporto pubblico e città a misura di persona
Per Kyoto Club e CNR il miglioramento della qualità dell’aria registrato negli ultimi anni rappresenta un segnale incoraggiante, ma non sufficiente.
Le città italiane dovranno accelerare la trasformazione dei sistemi di mobilità urbana per rispettare i target climatici ed ambientali europei.
Tra le priorità indicate dal rapporto figurano il rafforzamento del trasporto pubblico locale, l’aumento delle risorse del Fondo Nazionale Trasporti, il potenziamento delle reti ferroviarie urbane, il quadruplicamento delle piste ciclabili e la diffusione del modello delle “Città 30”.
Le proposte comprendono inoltre l’estensione delle zone a traffico limitato e delle aree a basse emissioni, l’elettrificazione del trasporto pubblico e privato, lo sviluppo della logistica urbana sostenibile e misure per contrastare la cosiddetta povertà dei trasporti.
L’obiettivo, spiegano gli autori, è rendere la mobilità sostenibile non solo una risposta all’emergenza climatica, ma anche uno strumento per migliorare salute, sicurezza e qualità della vita nelle città italiane.
Le dichiarazioni
“Il Piano di Azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria rappresenta uno strumento centrale per colmare il divario rispetto ai nuovi standard europei e alle raccomandazioni OMS”, ha dichiarato Francesco Petracchini, direttore del CNR-Dsstta.
“Le città stanno compiendo uno sforzo importante per ridurre traffico, inquinamento e congestione, ma servono risorse adeguate, semplificazioni e investimenti costanti affinché la mobilità urbana torni al centro dell’agenda nazionale”, ha concluso Anna Donati, coordinatrice del Gruppo di lavoro Mobilità sostenibile di Kyoto Club.





























































































































































































































































































































































