AIS chiede investimenti nella prevenzione e nella resilienza territoriale
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Dopo la frana di Niscemi, AIS lancia l’allarme: senza prevenzione e resilienza il costo dell’inazione sarà sempre più alto per territori e comunità

La crisi che sta colpendo Niscemi non è un evento improvviso, ma l’esito di un processo iniziato a metà gennaio e precipitato il 25 gennaio, quando un fronte franoso di enormi dimensioni si è riattivato sul margine sud della città. Il movimento, ancora in corso, ha aperto profonde crepe nella parte alta del versante e spinto il terreno verso valle, mettendo a rischio strade, edifici e infrastrutture essenziali.

«Il movimento franoso è attivo», ha avvertito il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, sottolineando che si tratta di uno scivolamento roto-traslazionale profondo, alimentato dalla saturazione d’acqua del sottosuolo.

«Più grande del Vajont»: numeri, cause e interventi necessari

Le dimensioni impressionano: «Parliamo di 350 milioni di metri cubi, contro i 263 del Vajont», ha spiegato Ciciliano. Il principale fattore di rischio resta l’acqua, che continua ad alimentare l’instabilità. Gli esperti indicano tre priorità: drenaggi profondi, canalizzazione delle acque piovane e controllo dei carichi edilizi in sommità. Finché il sottosuolo resterà saturo, la frana non si fermerà, facendo di Niscemi un simbolo della fragilità geologica siciliana aggravata dal cambiamento climatico.

La frana che ha colpito Niscemi riporta drammaticamente al centro dell’attenzione una questione che in Italia si ripresenta puntuale dopo ogni emergenza: la fragilità dei territori e la mancanza di una vera strategia di prevenzione. A lanciare l’allarme è AIS – Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili, che chiede un cambio di passo netto: meno interventi tampone e più investimenti strutturali sulla resilienza.

“Basta assistere a disastri annunciati”, è il messaggio che arriva forte e chiaro dall’Associazione, impegnata da anni nella promozione di infrastrutture progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Orsenigo (AIS): “Il costo dell’inazione è altissimo”

Secondo Lorenzo Orsenigo, presidente di AIS, continuare a rimandare significa pagare un prezzo sempre più alto, non solo in termini economici ma anche sociali.

“Se non si agisce, le conseguenze arrivano prima ancora di poter porre rimedio. Ogni euro non investito oggi nella tutela del territorio ne richiederà due o tre in futuro”, spiega Orsenigo.

Un dato che trova riscontro in numerosi studi sul dissesto idrogeologico: intervenire dopo un evento estremo costa molto di più rispetto alla prevenzione, senza contare i danni a persone, comunità e attività economiche.

Sostenibilità non come slogan, ma come sicurezza

Per AIS la sostenibilità non è un concetto astratto né una moda, ma uno strumento concreto di sicurezza collettiva. Progettare infrastrutture sostenibili significa, prima di tutto, conoscere il territorio e rispettarne le fragilità.

“Costruire in modo sostenibile vuol dire fare scelte coerenti con le caratteristiche dei luoghi, contenere i rischi e tutelare le comunità”, sottolinea Orsenigo.

Una visione che l’Associazione porta avanti anche sul fronte della prevenzione: già nel rapporto 2025 Il Valore della Sostenibilità, AIS aveva evidenziato i rischi crescenti legati alla crisi climatica e ambientale e i costi di una transizione ecologica rallentata da resistenze politiche e culturali.

Italia tra i Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico

L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti agli effetti del cambiamento climatico: frane, alluvioni, siccità e fenomeni meteorologici estremi sono sempre più frequenti. In questo contesto, la transizione ecologica non rappresenta solo una sfida, ma un’opportunità strategica per mettere in sicurezza il territorio.

“La sostenibilità si traduce in benessere comune”, ribadisce il presidente di AIS, sottolineando l’importanza di coinvolgere le comunità locali nelle scelte che riguardano il futuro dei territori.

L’appello alle istituzioni: agire ora

Da qui l’appello finale di AIS a istituzioni, decisori politici e stakeholder: investire oggi nella resilienza territoriale per evitare di trovarsi domani a contare nuovi danni e nuove vittime.

“Non possiamo e non vogliamo accettare altri disastri annunciati”, conclude Orsenigo. “Il nostro compito è rafforzare la consapevolezza e offrire strumenti concreti per agire, adesso”.

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