- 24/11/2025
- Redazione
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COP30 delude su fossili e clima. Il Kyoto Club chiede all’Italia un impegno vero su rinnovabili, mobilità elettrica e politiche ambientali più coraggiose
La COP30 di Belém, attesissima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, si è chiusa tra molte aspettative tradite e un senso diffuso di occasione mancata. Secondo il Kyoto Club, che ha analizzato l’esito dei negoziati, il vertice non è riuscito a compiere i passi avanti necessari per affrontare davvero la crisi climatica, nonostante alcuni elementi positivi nella continuità del processo multilaterale.
Fossili fuori dal documento finale: “Una scelta poco incisiva”
Il giudizio del Kyoto Club è netto. «La COP30 è risultata poco incisiva, nonostante gli auspici del padrone di casa Lula», afferma Gianni Silvestrini, direttore scientifico dell’associazione.
Il nodo principale riguarda l’assenza, nel documento finale, di qualsiasi riferimento esplicito a petrolio, gas e carbone, i combustibili fossili responsabili della maggior parte delle emissioni globali. Una mancanza che Silvestrini attribuisce al “muro” eretto dai Paesi produttori di energia fossile, decisi a frenare ogni passo verso un phase-out chiaro e vincolante.
L’ombra della Cina: “Leadership mancata in assenza degli USA”
Tra gli elementi sorprendenti di questa COP c’è anche il basso profilo mantenuto dalla Cina. «In assenza degli Stati Uniti, Pechino avrebbe potuto assumere un ruolo trainante, vista la sua leadership nelle rinnovabili e nella mobilità elettrica», commenta Silvestrini.
La sensazione è che i tempi non fossero ancora maturi per un cambio di passo diplomatico, ma secondo il Kyoto Club è solo questione di anni prima che la Cina diventi protagonista della nuova ecodiplomazia internazionale.
Le COP servono ancora? “Sì, perché il confronto globale resta fondamentale”
Nonostante i limiti dell’accordo, il Kyoto Club ribadisce l’importanza delle conferenze sul clima.
«I dubbi sulla loro efficacia sono legittimi, ma non possiamo sottovalutare il valore delle discussioni tra 50.000 partecipanti: delegati di 195 Paesi, ONG, imprese, organizzazioni internazionali, popoli indigeni e giornalisti», si legge nella nota.
In un mondo in cui la crisi climatica è una sfida globale, la possibilità di confrontarsi e costruire alleanze resta uno dei pilastri fondamentali del processo multilaterale.
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Tra solare ed elettrico, i progressi globali non mancano
Silvestrini ricorda che, rispetto all’Accordo di Parigi del 2015, i progressi sono stati enormi. In particolare, spicca la crescita dell’energia solare: dieci anni fa rappresentava appena l’1% della produzione elettrica mondiale, mentre nella prima metà del 2025 ha raggiunto l’8,8% della domanda globale.
Anche la mobilità elettrica sta accelerando: nel 2026 dovrebbe rappresentare oltre un quarto delle vendite mondiali di auto. E soprattutto, sottolinea il Kyoto Club, il picco delle emissioni globali di CO₂ è ormai vicino, segnando un possibile punto di svolta storico.
E l’Italia? “Rinnovabili e mobilità elettrica troppo lente”
La domanda ora è inevitabile: l’Italia sta facendo la sua parte? Per il Kyoto Club, la risposta è tutt’altro che rassicurante.
Tra norme contraddittorie, autorizzazioni lente e opposizioni locali, la diffusione delle rinnovabili procede ancora con troppa difficoltà. Lo stesso vale per la mobilità elettrica, che cresce ma non con il ritmo necessario per allinearsi ai nuovi obiettivi europei.
L’appello è chiaro: servono politiche climatiche più coraggiose, investimenti seri e una visione coerente. Solo così l’Italia potrà davvero dimostrare di essere pronta a guidare il cambiamento, e non a inseguirlo.






















































































































































































































































































































































































































