- 27/10/2026
- Redazione
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La classifica Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente fotografa le performance ambientali di 106 capoluoghi italiani. Migliorano raccolta differenziata, trasporto pubblico e dispersione idrica, ma smog, consumo di suolo e ritardi nell’adattamento climatico restano emergenze aperte
L’Italia delle città sostenibili procede a due velocità. Da una parte ci sono i centri medio-piccoli che dimostrano di poter migliorare le proprie performance ambientali attraverso politiche più efficaci; dall’altra, le grandi città, ancora alle prese con problemi strutturali che rallentano la transizione ecologica.
Nel frattempo, la crisi climatica continua a mettere sotto pressione i territori urbani, tra inquinamento atmosferico, consumo di suolo, traffico e difficoltà nella gestione delle risorse idriche.
È questa la fotografia che emerge da Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Giunto alla 33ª edizione, il dossier analizza le performance ambientali di 106 capoluoghi di provincia italiani, nei quali vive quasi un terzo della popolazione del Paese.
Il dato complessivo restituisce un quadro di miglioramento, ma senza particolari accelerazioni. Nel 2026 l’indice medio di performance sostenibile raggiunge il 55,72%, contro il 53,84% della precedente edizione. L’incremento è di 1,88 punti percentuali e riporta il risultato sostanzialmente sui livelli del 2024, quando la media si attestava al 55,80%.
Un progresso che, secondo il rapporto, non basta a imprimere una svolta. Le città stanno cercando di reagire alle emergenze ambientali, ma la velocità del cambiamento resta insufficiente rispetto alla portata delle sfide climatiche.
Smog, consumo di suolo e auto: le emergenze che non arretrano
Tra le criticità più rilevanti che interessano i 106 capoluoghi figurano ancora l’inquinamento atmosferico, il consumo di suolo e l’elevato numero di automobili in circolazione.
A preoccupare sono soprattutto i picchi di ozono (O3), indicati dal rapporto come un segnale significativo della qualità dell’aria urbana. Un problema che si inserisce in un quadro già difficile per numerose città, dove le politiche di contenimento delle emissioni non sembrano ancora sufficienti a produrre risultati decisivi.
C’è poi il consumo di suolo, un fenomeno che continua ad avanzare nonostante la diminuzione della popolazione. Tra il 2019 e il 2024 sono stati consumati complessivamente 4.726 ettari, una superficie paragonabile a quella di una città grande come Bologna. Nello stesso periodo, i capoluoghi considerati hanno registrato una riduzione complessiva di 322.000 abitanti.
Un andamento che evidenzia una contraddizione: mentre la popolazione diminuisce, il territorio urbanizzato continua ad aumentare.
Non migliora neppure il quadro relativo alla motorizzazione. Le auto circolanti raggiungono quota 70 ogni 100 abitanti, contro le poco più di 68 rilevate nella precedente edizione. Un dato che conferma quanto la dipendenza dall’automobile rappresenti ancora uno degli ostacoli principali alla sostenibilità urbana.
Raccolta differenziata e trasporto pubblico: i segnali positivi
Accanto alle criticità, il rapporto individua alcuni progressi concreti. Il primo riguarda la gestione dei rifiuti: la raccolta differenziata media dei 106 capoluoghi raggiunge il 66,15%, rispetto al 65,14% dell’anno precedente.
Un miglioramento di circa un punto percentuale che conferma una tendenza positiva, sebbene non tutte le città riescano a mantenere lo stesso ritmo.
Anche il trasporto pubblico registra un incremento. I viaggi annuali pro capite sugli autobus salgono a 103, contro gli 86 della precedente rilevazione. Un segnale incoraggiante, che indica una maggiore utilizzazione dei mezzi pubblici, pur in un contesto nel quale il numero delle automobili continua a crescere.
Progressi si registrano inoltre nella gestione dell’acqua. La percentuale media di dispersione idrica scende al 34,7%, mentre nel 2024 era pari al 36,1%. Si tratta di un miglioramento importante per una risorsa sempre più preziosa, anche alla luce degli effetti della crisi climatica e delle pressioni sui sistemi di approvvigionamento.
Il quadro, tuttavia, rimane disomogeneo: i progressi medi nazionali convivono con situazioni locali nelle quali le perdite d’acqua, l’inquinamento e le difficoltà nella mobilità continuano a rappresentare problemi rilevanti.
Mantova conquista il primo posto: Trento e Bolzano sul podio
La classifica generale di Ecosistema Urbano 2026 premia le città che hanno saputo ottenere i risultati migliori nelle politiche ambientali. A conquistare la vetta è Mantova, che si afferma come la città più sostenibile d’Italia tra quelle analizzate, con un indice di performance pari all’81,29%.
Al secondo posto si colloca Trento, con il 76,53%, seguita da Bolzano, che raggiunge il 75,47%. Sono le uniche due città, oltre a Mantova, a superare la soglia del 75%.
Il risultato conferma il ruolo dei centri medio-piccoli del Nord-Est, capaci di distinguersi nella gestione delle politiche urbane e ambientali. La classifica mostra, ancora una volta, come la sostenibilità non dipenda soltanto dalle dimensioni di una città, ma anche dalla capacità di programmare interventi coerenti e di dare continuità alle scelte amministrative.
La top ten delle città più sostenibili
Alle prime tre posizioni seguono Cremona, quarta con il 74,77%, e Reggio Emilia, quinta con il 72,40%. Bergamo occupa il sesto posto con il 71,45%, mentre Parma è settima con il 71,03%. All’ottavo posto c’è Pordenone, che raggiunge il 70,79%.
La principale novità per il Mezzogiorno è Cosenza, nona in classifica e prima città del Sud nella graduatoria. Rispetto al 2025, quando occupava il sedicesimo posto, il capoluogo calabrese rientra così tra le prime dieci città italiane per performance ambientali.
La graduatoria si chiude invece con Napoli, che precipita al 106° posto, con un indice di performance ambientale del 30,80%.
Napoli ultima, il Sud resta in difficoltà
La posizione di Napoli rappresenta uno dei dati più critici del rapporto. Il capoluogo campano si trova in fondo alla graduatoria, in un contesto nel quale diverse altre città meridionali mostrano difficoltà significative.
Prima di Napoli, tra le ultime posizioni, si trovano Crotone, 101ª con il 39,09%, Caserta, con il 38,57%, Catania, con il 37,45%, Palermo e Reggio Calabria, entrambe con il 36,74%.
Le differenze territoriali sono uno degli elementi centrali del rapporto: il divario tra Nord e Sud continua a emergere nei risultati complessivi e nella capacità delle amministrazioni di affrontare problemi che richiedono investimenti, pianificazione e continuità nel tempo.
Bologna è la più sostenibile tra le grandi città
Se si guarda alle principali realtà urbane italiane, il quadro appare più complesso. Bologna resta la migliore tra le grandi città, pur scendendo al dodicesimo posto assoluto con un indice del 69,71%.
Roma, invece, si colloca al 67° posto con il 50,91%, perdendo una posizione rispetto al 2025.
Le difficoltà delle grandi città riguardano soprattutto la qualità dell’aria, la mobilità e la gestione dei servizi ambientali. Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia continuano a fare i conti con problemi legati allo smog.
A questo si aggiunge l’elevato numero di automobili, particolarmente significativo a Roma, Torino e Catania. Anche la raccolta differenziata rappresenta un punto debole per alcune grandi realtà: Bari, Roma, Napoli e Catania restano in difficoltà rispetto alla media nazionale, mentre Palermo supera di poco il 20% di raccolta differenziata, risultando ultima tra i capoluoghi per i quali è disponibile il dato.
Sul fronte idrico, Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina continuano a disperdere più di un terzo dell’acqua potabile immessa nelle reti.
Non mancano, inoltre, le difficoltà nella gestione dello spazio urbano. Venezia fatica a fermare il consumo di nuovo suolo, Genova non dedica spazio sufficiente ai pedoni e la ciclabilità resta un problema a Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma e Palermo.
Anche la diffusione delle energie rinnovabili procede con lentezza in diverse grandi città, tra cui Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze.
Venezia rimonta, Firenze migliora. Genova perde 14 posizioni
Tra le grandi città, il rapporto segnala anche alcuni cambiamenti significativi rispetto alla precedente edizione.
Venezia recupera terreno
La rimonta più evidente è quella di Venezia, che passa dal 47° al 31° posto. La città si distingue per il numero di passeggeri trasportati dal servizio di trasporto pubblico locale, per il secondo posto assoluto nella disponibilità di suolo dedicato ai pedoni e per i miglioramenti registrati negli spazi destinati alla ciclabilità.
Firenze, Milano, Padova e Bari in crescita
Anche Firenze migliora la propria posizione, passando dal 21° al 17° posto. La raccolta differenziata raggiunge il 62,7%, mentre i viaggi annuali pro capite sui mezzi pubblici salgono a 288, contro i 247 della precedente edizione.
Segnali positivi arrivano anche da Milano, che passa dal 57° al 50° posto, da Padova, che sale dal 39° al 33°, e da Bari, che migliora passando dal 76° al 71° posto.
Genova arretra di 14 posizioni
Il dato negativo più evidente riguarda Genova, che scende dal 40° al 54° posto, perdendo 14 posizioni.
La città conferma le proprie difficoltà sul fronte dello smog, mentre la raccolta differenziata migliora soltanto marginalmente, attestandosi al 52,3% del totale. Peggiora invece la situazione relativa alla dispersione idrica: le perdite raggiungono il 34,8%.
Un arretramento che conferma quanto i progressi ambientali possano essere fragili quando non vengono accompagnati da interventi strutturali e continuativi.
Legambiente al Governo: servono quattro priorità
Di fronte ai risultati del rapporto, Legambiente chiede al Governo di intervenire con misure concrete per accelerare la transizione ecologica e rafforzare la capacità delle città di affrontare gli effetti della crisi climatica.
Le richieste dell’associazione si concentrano su quattro priorità:
– La prima riguarda l’aumento delle risorse economiche destinate ai Comuni, soprattutto dopo la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Senza finanziamenti adeguati, sottolinea l’associazione, diventa più difficile garantire continuità agli interventi ambientali.
– La seconda richiesta è rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), prevedendo nella nuova legge di bilancio le risorse necessarie per realizzare gli interventi considerati prioritari.
– La terza consiste nell’approvazione di una legge nazionale contro il consumo di suolo, per contrastare l’espansione delle superfici urbanizzate e tutelare il territorio.
– La quarta riguarda il rafforzamento delle misure di mitigazione e adattamento che mettano al centro le Nature-based Solutions (NbS), ovvero soluzioni basate sulla natura, capaci di contribuire alla gestione dei rischi climatici attraverso la valorizzazione degli ecosistemi e degli spazi verdi.
Stefano Ciafani: «È ora di invertire rotta»
Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, invita a non sottovalutare la lentezza con cui molte amministrazioni stanno affrontando la crisi climatica e la transizione ecologica.
“In gran parte dei capoluoghi italiani l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento”, dichiara Ciafani.
Il risultato, spiega, è che troppe città continuano a rincorrere emergenze croniche e conseguenze sempre più evidenti del cambiamento climatico, dalle ondate di calore agli eventi meteorologici estremi.
Secondo il presidente di Legambiente, restano insufficienti anche gli interventi per ridurre il rischio idrogeologico e concretizzare il modello della cosiddetta città spugna, pensato per favorire l’assorbimento e la gestione dell’acqua piovana e contribuire a fronteggiare eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi nelle aree urbane.
Da qui l’appello a Governo e Parlamento affinché contribuiscano ad accelerare il cambiamento. “Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi Sindaci del Belpaese”, avverte Ciafani.
La strada indicata è quella di “politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”. Un richiamo alla necessità di superare gli interventi occasionali per costruire strategie capaci di produrre risultati duraturi.
Mirko Laurenti: «Le città si muovono a doppia velocità»
Anche Mirko Laurenti, dell’ufficio scientifico di Legambiente e curatore del rapporto, sottolinea le differenze sempre più marcate tra i territori italiani.
“I dati dell’edizione 2026 di Ecosistema Urbano ci raccontano di un Paese dove le città si muovono ad una doppia velocità, tra difficoltà e qualche miglioramento, e dove le differenze sono sempre più marcate tra il nord e il sud della Penisola”, afferma.
Laurenti riconosce che le amministrazioni stanno provando a reagire alle emergenze urbane, forse anche grazie ai fondi straordinari legati alle crisi climatiche e ai finanziamenti disponibili per progetti come quelli del PNRR. Il problema, però, è che gli interventi procedono senza un coordinamento sufficiente.
Per il curatore del rapporto, è quindi necessario costruire una strategia nazionale urbana che metta davvero le città al centro delle politiche pubbliche. Una regia comune dovrebbe consentire di programmare gli interventi in maniera più ampia e condivisa, superando i confini dei singoli Comuni e dei territori amministrativi.
L’obiettivo è individuare risposte efficaci su scala più vasta, coinvolgendo in modo coordinato i sindaci delle città.



































































































































































































































































































