- 31/07/2025
- Luca Martino
- 0
Nucleare: il provvedimento punta a definire un quadro normativo organico sull’intero ciclo di vita della nuova tecnologia
Nella seduta della Conferenza Unificata di ieri, le Regioni hanno espresso parere favorevole a maggioranza al disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, sottolineando la necessità di un maggiore coinvolgimento delle Regioni nella definizione degli atti normativi seguenti. Ora la parola passa al Parlamento, chiamato a scrivere una nuova pagina dell’energia italiana.
Soddisfazione da parte del Ministro Pichetto: opportunità per l’Italia
“Con grande soddisfazione prendo atto della valutazione della più autorevole sede di confronto interistituzionale. Ora il testo sarà trasmesso rapidamente al Parlamento, per avviare un percorso molto atteso, che può dare all’Italia l’opportunità di sviluppare un’energia sicura, pulita, innovativa e orientata alla decarbonizzazione. Una strada di futuro, su cui oggi facciamo un altro passo avanti”.
Cosa prevede il provvedimento
Il provvedimento punta a definire un quadro normativo organico sull’intero ciclo di vita della nuova tecnologia nucleare, sia a fissione sia a fusione.
Il Governo sarà delegato a varare uno o più decreti legislativi per disciplinare la sperimentazione, la localizzazione, la costruzione e l’esercizio dei nuovi moduli, rivedere le competenze istituzionali, promuovere ricerca e formazione e riorganizzare la gestione degli impianti esistenti, dei rifiuti e del combustibile esaurito.
Il testo approvato è volto ad inserire il nucleare sostenibile e da fusione nel cosiddetto “mix energetico italiano” e interviene in forma organica sotto i profili economico, sociale e ambientale, nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione con l’orizzonte al 2050, coerentemente con gli obiettivi di neutralità carbonica e di sicurezza degli approvvigionamenti.
Si tratta di piccoli reattori modulari di terza generazione avanzata (small modular reactor, motori di sommergibili dentro cilindri di metallo) e di reattori di quarta generazione (advanced modular reactor), raffreddati a piombo liquido e alimentati dalle scorie delle vecchie centrali.
Territori e partecipazione pubblica al centro
Grande attenzione viene poi riservata al coinvolgimento degli enti territoriali, nel rispetto del principio di leale collaborazione.
Il sì condizionato manifestato dalla Conferenza delle Regioni richiede infatti che dovrà essere trovata l’intesa tra Governo e Regioni sui successivi decreti legislativi attuativi.
È inoltre previsto un forte impegno sulla trasparenza nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni locali, soprattutto in materia di sicurezza e radioprotezione.
Riguardo a tali questioni il Ministro Pichetto, in audizione alle Commissioni VIII e X della Camera dei Deputati sullo smaltimento delle scorie nucleari e sull’individuazione delle aree idonee allo sviluppo di impianti per la produzione di energie rinnovabili, aveva dichiarato “le comunità locali avvertono un senso di minaccia” e per questo “il nostro compito è avere e divulgare un quadro chiaro dello “status quo” e di dove si voglia andare, con voci autorevoli che plachino, o quantomeno riportino nei giusti binari le legittime preoccupazioni derivanti da un “effetto Nimby” (‘not in my back yard’, ‘non nel mio giardino’)”.
Contrarie alcune Regioni
Sul DDL nucleare hanno espresso parere negativo le Regioni Sardegna, Toscana e Umbria.
La Regione Sardegna che ha espresso parere negativo sul disegno di legge delega del Governo in materia di “energia nucleare sostenibile”, sia nell’ambito della Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità (CAES) – coordinata dall’Assessora regionale della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi – sia in sede di Conferenza delle Regioni, denuncia con forza il mancato recepimento delle proposte emendative avanzate dai Coordinamenti tecnici e l’assenza di un reale coinvolgimento delle Regioni nel processo decisionale.
“È una forzatura istituzionale e una rinuncia a ogni visione pianificatoria pubblica, ha dichiarato l’assessora Laconi. La Regione Sardegna non può accettare che su questioni così rilevanti si escludano i territori dalle scelte, né può condividere un impianto normativo che lascia l’iniziativa ai privati su temi di sicurezza e salute collettiva”.
Voto contrario anche per l’assessora toscana all’ambiente Monia Monni, che ha dichiarato: “In Conferenza delle Regioni ho espresso voto contrario della Toscana al Ddl nucleare perché il Governo parla di innovazione, ma non cambia tecnologia. La proposta è sempre quella della fissione nucleare, con gli stessi problemi irrisolti: scorie radioattive da gestire per millenni, costi altissimi, tempi incompatibili con l’urgenza climatica, dipendenza dall’uranio, che spesso è di provenienza russa. I piccoli reattori modulari di cui sentiamo parlare sono progetti, non soluzioni, alimentano l’illusione di una scorciatoia”.
Monni ribadisce la scelta della Regione Toscana a favore delle energie rinnovabili: “L’unica via che dovremmo percorrere, sulla quale indirizzare risorse e studi, è quella della transizione ecologica – osserva -. Invece la transizione verso le rinnovabili avanza senza un quadro normativo nazionale adeguato. Il Governo non ha costruito una regia pubblica, non ha offerto strumenti di pianificazione, non ha garantito equità. Ha lasciato tutto nelle mani del mercato e questi ha generato distorsioni, conflitti, sentimenti ostili nelle comunità. Come Toscana stiamo facendo il possibile, anche a livello normativo, ma manca la regia nazionale e questo rallenta la transizione e rischia pure di renderla ingiusta”.
Infine, l’assessora ricorda che “il nucleare non è flessibile, non garantisce indipendenza, non si integra con le rinnovabili. Noi vogliamo l’opposto. Una transizione governata, giusta, democratica che porti a un’energia pulita, non con le scorie”.




























































































































































































