- 15/01/2026
- Redazione
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Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum fotografa un mondo più instabile: aumentano i rischi geopolitici ed economici, sale l’ansia per l’intelligenza artificiale, mentre l’emergenza ambientale scivola nelle priorità a breve termine
Il mondo entra nel 2026 con un livello di incertezza che non si vedeva da anni. È il messaggio chiave che emerge dal Global Risks Report 2026, pubblicato dal World Economic Forum, secondo cui il confronto geoeconomico è diventato il principale rischio globale, superando in classifica minacce storicamente dominanti come il clima o le crisi sanitarie.
Il rapporto, presentato a Ginevra il 14 gennaio 2026, fotografa una realtà segnata da rivalità tra Stati, frammentazione economica e tensioni geopolitiche, in un contesto in cui la cooperazione internazionale appare sempre più fragile.
Confronto geoeconomico e conflitti: la nuova normalità globale
Per il 18% degli esperti intervistati, il confronto geoeconomico è il rischio più probabile capace di scatenare una crisi globale nel 2026. In appena un anno ha scalato otto posizioni, diventando anche il rischio più grave nel biennio 2026-2028.
Subito dopo si collocano i conflitti armati tra Stati, che restano una minaccia centrale nel breve termine, e una serie di fattori che si alimentano a vicenda: polarizzazione sociale, disinformazione e condizioni meteorologiche estreme.
Secondo il rapporto, il 68% degli esperti prevede un ordine mondiale multipolare o frammentato nel prossimo decennio, un dato che conferma la fine dell’illusione di una globalizzazione stabile e cooperativa.
Economia sotto pressione: recessione, inflazione e debito tornano a preoccupare
Tra i segnali più allarmanti c’è la crescita dei rischi economici, che registrano l’aumento più netto nelle prospettive a due anni.
Il rischio di recessione sale all’11° posto
L’inflazione balza al 21°
Il rischio di bolle speculative entra nella top 20
In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e uso “militare” degli strumenti economici, la stabilità delle catene di approvvigionamento globali appare sempre più vulnerabile.
Il timore è quello di una nuova fase di volatilità sistemica, alimentata da debito elevato, mercati instabili e crescenti disuguaglianze.
Tecnologia e società: cresce l’ansia per l’intelligenza artificiale
Se nel breve termine il clima sembra scivolare nelle priorità, l’intelligenza artificiale fa l’opposto. I suoi potenziali esiti negativi sono il rischio che cresce più rapidamente nel lungo periodo: dal 30° posto nel biennio al 5° posto nell’orizzonte decennale.
A preoccupare sono soprattutto:
Impatti sul lavoro
Rischi per la coesione sociale
Possibili usi distorsivi in ambito politico e militare
Intanto, disinformazione e misinformation si piazzano al 2° posto nelle prospettive a due anni, confermandosi uno dei principali fattori di destabilizzazione delle democrazie.
Disuguaglianze e polarizzazione: il rischio che collega tutti gli altri
La disuguaglianza è indicata per il secondo anno consecutivo come il rischio più “interconnesso”, capace di amplificare molte altre minacce, dalla crisi economica alla polarizzazione sociale.
Il rapporto segnala un mondo sempre più diviso, con economie “a forma di K”, dove crescita e opportunità si concentrano in pochi segmenti della popolazione mentre il costo della vita continua a salire per molti.
Clima in secondo piano nel breve, ma resta la minaccia più grave nel lungo periodo
Una delle novità più significative del rapporto è il calo dei rischi ambientali nel breve termine, superati da urgenze geopolitiche ed economiche. Le condizioni meteorologiche estreme scendono dal 2° al 4° posto nel biennio.
Ma lo scenario cambia radicalmente guardando ai prossimi dieci anni. I tre rischi più gravi in assoluto restano climatici:
Eventi meteo estremi
Perdita di biodiversità
Cambiamenti critici dei sistemi terrestri
Non a caso, tre quarti degli esperti prevedono un futuro ambientale turbolento o tempestoso, il giudizio più negativo tra tutte le categorie analizzate.
“Nessun rischio è inevitabile”: il messaggio politico del Forum
«Un nuovo ordine competitivo sta prendendo forma», ha dichiarato Børge Brende, presidente e CEO del World Economic Forum, sottolineando come la cooperazione, pur più complessa, resti indispensabile.
Un messaggio ribadito anche da Saadia Zahidi, che definisce il rapporto come un sistema di “allerta precoce”: i rischi aumentano, ma nulla è scritto, se governi e attori globali sapranno agire in modo coordinato.





























































































































































































































