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L’UE avvia l’eliminazione graduale del gas russo, segnando un passo decisivo verso sicurezza, stabilità dei mercati e indipendenza energetica

Con un accordo politico provvisorio tra Parlamento europeo e Consiglio, l’Unione Europea compie un passo che segna un cambio di paradigma nella sua storia energetica: l’eliminazione permanente delle importazioni di gas russo e il progressivo abbandono del petrolio russo. È una decisione storica, destinata a ridefinire le strategie energetiche, economiche e geopolitiche del continente.

Questa scelta, coerente con la roadmap REPowerEU, mira a garantire indipendenza energetica, maggiore competitività e stabilità del mercato, dopo anni di vulnerabilità causate da un fornitore divenuto progressivamente inaffidabile e politicamente ostile.

La linea della Commissione: un cambio d’epoca

“La piena indipendenza energetica dell’Europa dalla Russia inizia oggi”. Con queste parole la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sintetizza il significato politico e strategico di un provvedimento che non è soltanto tecnico, ma profondamente simbolico. L’UE rivendica la capacità di proteggersi dalle crisi e si impegna a sostenere l’Ucraina riducendo drasticamente le entrate derivanti dalle esportazioni energetiche russe.

Le scadenze: un’uscita graduale ma irreversibile

L’accordo stabilisce tempi precisi e vincolanti:
GNL russo: stop entro 31 dicembre 2026.
Gas via gasdotto: stop entro 30 settembre 2027, prorogabile eccezionalmente fino al 31 ottobre 2027 in caso di livelli di stoccaggio insufficienti.

Per contratti già esistenti sono previsti criteri e date differenziate, ma con un principio chiaro: dal novembre 2027 l’UE non importerà più gas russo.
 Sono inoltre previste rigide misure anti-elusione, rafforzando trasparenza, monitoraggio e tracciabilità del gas nei mercati europei.

Diversificare per non tornare indietro

Gli Stati membri dovranno presentare entro marzo 2026 piani nazionali di diversificazione delle forniture di gas e petrolio. La Commissione valuterà i programmi e offrirà sostegno tecnico, assicurando un percorso coordinato che eviti shock sui prezzi e garantisca alternative stabili e prevedibili.

In parallelo, le autorità nazionali saranno tenute a cooperare e scambiarsi dati sulle importazioni, mentre organismi europei come ACER, EPPO e OLAF monitoreranno costantemente l’attuazione del phase-out.

Il contesto: una dipendenza in rapido declino

Dal 2022 a oggi, la dipendenza dell’UE dal gas russo è crollata dal 45% al 13%. Le importazioni di petrolio sono scese dal 27% al 2%, mentre quelle di carbone sono già completamente vietate. Nonostante ciò, 35 miliardi di metri cubi di gas russo sono ancora entrati nei sistemi europei nel 2024, per un valore stimato di 10 miliardi di euro.

La decisione odierna completa un percorso avviato con il pacchetto REPowerEU e potenziato dal 19° pacchetto di sanzioni approvato dal Consiglio lo scorso ottobre.

Uno spartiacque per politica ed economia europee

La mossa dell’UE non rappresenta soltanto un atto di politica energetica, ma una presa di posizione geopolitica. È un messaggio: l’Europa può e deve sottrarsi alle dipendenze che mettono a rischio la sua sicurezza e la sua capacità di decidere autonomamente.

Con l’eliminazione graduale del gas russo e un’imminente proposta legislativa per vietare anche le ultime importazioni di petrolio entro il 2027, l’Unione intraprende un percorso complesso ma necessario verso una nuova stagione energetica.

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