Condividi questo articolo

A riferirlo il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto in audizione alle Commissioni VIII e X della Camera dei Deputati sullo smaltimento delle scorie nucleari e sull’individuazione delle aree idonee allo sviluppo di impianti per la produzione di energie rinnovabili
 


Rispetto alla gestione dei rifiuti radioattivi e all’individuazione del Deposito nazionale il Ministro Pichetto ha dichiarato “le comunità locali avvertono un senso di minaccia” e per questo “il nostro compito è avere e divulgare un quadro chiaro dello “status quo” e di dove si voglia andare, con voci autorevoli che plachino, o quantomeno riportino nei giusti binari le legittime preoccupazioni derivanti da un “effetto Nimby” (‘not in my back yard’, ‘non nel mio giardino’)”, si legge nella nota.

Inoltre, ha poi proseguito il Ministro:“La legge delega sul nucleare darà la possibilità di aggiornare anche il quadro normativo su questo tema, non più rinviabile”, e sul quale serve “delineare una strategia condivisa con i territori di ampio respiro”.

Cos’è l’Effetto Nimby?

L’effetto NIMBY descrive l’opposizione manifestata da residenti locali all’insediamento, o all’espansione di un’opera o infrastruttura percepita come potenzialmente dannosa o indesiderabile, nonostante la sua utilità pubblica o strategica a livello generale.

La preoccupazione principale è legata agli impatti diretti o indiretti sulla qualità della vita, sulla salute, sull’ambiente, sul valore immobiliare o sull’estetica del proprio territorio immediato.

L’installazione di impianti su scala locale genera spesso conflitti legati alla percezione di imposizione dall’alto e alla scarsa redistribuzione dei benefici e negli ultimi anni, la realizzazione di impianti di fonti rinnovabili si è scontrata con una crescente opposizione da parte delle comunità locali.

Quanti sono i Rifiuti radioattivi in Italia?

Secondo i dati pubblicati dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, in Italia, al 31 dicembre 2023, si registravano complessivamente oltre 32mila metri cubi di rifiuti radioattivi, con un aumento di circa il 5% rispetto all’anno precedente.

Il Lazio detiene il volume maggiore, con oltre 10mila metri cubi, pari al 32,30% del totale seguito da Lombardia e Piemonte.

Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi: nessuna autocandidatura

Sulla localizzazione del Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi, ha ricordato il Ministro facendo il punto della situazione sulla procedura, “non è stata presentata alcuna autocandidatura”, e ora “è attesa la ricezione del parere di scoping da parte della Commissione Tecnica VIA VAS” sulla proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee. “Una volta conclusa la VAS – ha chiarito Pichetto – la CNAI e il relativo ordine di idoneità saranno approvati con decreto del MASE, di concerto con il MIT, previo parere tecnico dell’ISIN”.

I passaggi successivi

Il Ministro, nel corso dell’audizione, ha spiegato i passaggi successivi ed in particolare: “l’acquisizione di possibili manifestazioni di interesse”, “indagini tecniche svolte da Sogin per la durata di quindici mesi e successiva proposta di localizzazione”, una “campagna informativa nella Regione in cui è situato il sito prescelto” e “lo svolgimento del procedimento di rilascio dell’Autorizzazione Unica e della procedura di VIA”.

In mancanza di una intesa cosa succederà?

Il ministro Pichetto ha fatto sapere che in caso di assenza di manifestazioni spontanee o mancata definizione dell’intesa, “saranno attivati Comitati interistituzionali misti Stato-Regioni e sarà ricercata l’intesa della Conferenza Unificata”, spiegando che il passaggio ulteriore, in assenza di intesa, sarebbe “un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata”.  

“Sulla base delle recenti stime di Sogin – ha aggiunto – orientativamente si ritiene che si possa prevedere per il 2029 il rilascio del provvedimento di Autorizzazione Unica e per il 2039 la messa in esercizio del Deposito Nazionale”. 

I siti ancora in uso

È stato fatto il punto anche sugli impianti italiani che al momento conservano rifiuti radioattivi, combustibile esaurito e altre materie nucleari, destinati al trasferimento nel Deposito Nazionale.

Tra questi risultano: le quattro ex centrali nucleari in decommissioning (Caorso, Trino, Garigliano e Latina), quattro impianti del ciclo del combustibile, il reattore Ispra -1 presso il Centro Comune di Ricerca di Ispra, e sette centri di ricerca nucleare, tra cui Enea Casaccia, il Centro Studi Nucleari Enrico Fermi e le università di Pavia e Palermo. A questi si aggiungono i centri del Servizio Integrato (quattro attivi e uno non più operativo) e un deposito del Ministero della Difesa, gestito dal Cisam.

Aree idonee per Impianti a fonti rinnovabili: rapida revisione del decreto

L’audizione del Ministro ha riguardato anche il tema delle aree idonee e del decreto ministeriale per individuare quelle che possano ospitare o meno la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, sul quale si è recentemente espresso il Tar del Lazio.

“Alla luce delle contestazioni – ha spiegato il Ministro – stiamo procedendo a una revisione rapida del decreto, che sottoporremo alla valutazione dei Ministeri concertanti e delle Regioni nel più breve tempo possibile. Non è più rinviabile – ha aggiunto il titolare dell’Ambiente – un’azione programmatoria che si basi su un atteggiamento costruttivo e responsabile di tutti gli attori in gioco, per garantire un ordinato sviluppo degli impianti rinnovabili sul territorio, traguardando gli obiettivi del PNIEC, in modo tale da garantire il progressivo abbassamento della bolletta elettrica mediante il disaccoppiamento”.

 

Condividi questo articolo