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A settembre la Corte dei conti europea pubblicherà un audit su REPowerEU, il piano nato dopo la guerra in Ucraina. Obiettivo: capire se l’Europa è davvero più sicura dal punto di vista energetico e pronta ad affrontare nuove crisi

A oltre tre anni dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’Europa si interroga su una delle questioni più strategiche degli ultimi decenni: il continente è riuscito davvero a liberarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia oppure resta vulnerabile a nuovi shock geopolitici?

A provare a rispondere sarà la Corte dei conti europea, che il prossimo 9 settembre pubblicherà una relazione speciale dedicata a REPowerEU, il piano con cui Bruxelles ha cercato di riscrivere la politica energetica dell’Unione dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

L’obiettivo dell’audit non sarà soltanto verificare se il programma abbia raggiunto i risultati promessi, ma capire se l’Unione europea abbia costruito un sistema abbastanza solido da affrontare eventuali future crisi energetiche.

Dalla dipendenza dal gas russo a una nuova strategia europea

Quando nel febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, uno dei punti più deboli dell’Europa è emerso con estrema chiarezza: la forte dipendenza dai combustibili fossili provenienti da Mosca.

Nel 2021 oltre il 40% del gas consumato nell’Unione europea proveniva dalla Russia, mentre il 45% delle importazioni di gas arrivava proprio dal mercato russo.

In diversi Paesi la situazione era ancora più critica. Germania, Ungheria, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Lettonia registravano livelli di dipendenza molto elevati, in alcuni casi quasi totali.

Quella che fino a quel momento era stata considerata una scelta economica si trasformò improvvisamente in un problema di sicurezza strategica.

Nasce REPowerEU: il piano per cambiare il modello energetico

Per reagire all’emergenza, il Consiglio europeo incaricò la Commissione europea di predisporre un piano straordinario.

Nel maggio del 2022 nacque così REPowerEU, costruito su tre grandi direttrici: diversificare le forniture energetiche riducendo il peso della Russia; accelerare gli investimenti nelle energie rinnovabili; diminuire i consumi attraverso efficienza energetica e risparmio.

Secondo le stime della Commissione sarebbero stati necessari circa 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi entro il 2030, destinati soprattutto a impianti rinnovabili, reti elettriche e nuove infrastrutture energetiche.

Gran parte delle risorse avrebbe dovuto arrivare dal Recovery Fund europeo, attraverso la riallocazione dei prestiti ancora inutilizzati del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’audit della Corte dei conti: cosa verrà verificato

La relazione della Corte dei conti europea proverà a misurare l’efficacia concreta del piano.

Tra gli aspetti sotto osservazione figurano: la reale riduzione della dipendenza energetica dalla Russia; la capacità del piano di rafforzare la sicurezza energetica europea nel lungo periodo; l’efficacia degli investimenti finanziati; il contributo di REPowerEU alla transizione verso fonti energetiche pulite; le eventuali criticità emerse nell’attuazione da parte degli Stati membri.

L’obiettivo è individuare non soltanto ciò che ha funzionato, ma anche gli elementi che dovranno essere migliorati per rafforzare la resilienza energetica dell’Unione.

Le nuove tensioni internazionali riportano il tema al centro

La pubblicazione della relazione arriva in un momento particolarmente delicato.

Se l’emergenza energetica esplosa nel 2022 appare oggi meno acuta, il quadro internazionale continua infatti a essere caratterizzato da forti elementi di instabilità.

Le tensioni in Medio Oriente e le preoccupazioni per la sicurezza delle principali rotte commerciali, come lo Stretto di Hormuz, ricordano quanto gli approvvigionamenti energetici possano essere messi rapidamente sotto pressione.

Per questo motivo il giudizio su REPowerEU assume un valore che va oltre la gestione della crisi ucraina: servirà a capire se l’Europa abbia davvero costruito un modello energetico più autonomo, resiliente e meno esposto ai rischi geopolitici.

Un test per il futuro dell’autonomia strategica europea

Più che una verifica amministrativa, quella della Corte dei conti europea rappresenta un banco di prova per una delle sfide decisive dell’Unione.

Il rapporto offrirà infatti una valutazione basata su dati concreti sull’efficacia del piano e potrebbe influenzare le future politiche europee in materia di sicurezza energetica, autonomia strategica e transizione ecologica.

In un contesto internazionale sempre più instabile, capire se REPowerEU abbia realmente rafforzato l’Europa significa valutare la capacità dell’Unione di affrontare non solo la crisi che ha già vissuto, ma soprattutto quelle che potrebbero presentarsi nei prossimi anni.

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