Francia, prevista la costruzione di nuovi impianti nucleari
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La Francia pubblica il PPE3, la strategia energetica 2026-2035: 650-693 TWh di elettricità decarbonizzata, sei nuovi EPR2, boom di rinnovabili e 120 mila posti di lavoro entro il 2030

La Francia mette nero su bianco la sua strategia energetica per il prossimo decennio. Il governo ha pubblicato la terza Programmazione pluriennale dell’energia, il cosiddetto PPE3, che fissa la rotta per il periodo 2026-2035 e traccia il percorso verso la neutralità carbonica al 2050.

Il documento punta su tre pilastri: sovranità energetica, decarbonizzazione e competitività dei prezzi. Un equilibrio che Parigi considera decisivo alla luce dell’emergenza climatica e delle tensioni geopolitiche che hanno riportato il tema dell’autonomia energetica al centro dell’agenda europea.

Una traiettoria che cambia il volto dei consumi

Il PPE3 – terza edizione della Programmation pluriannuelle de l’énergie – nasce da un lungo percorso di consultazioni avviato nel 2022 con Parlamento, enti locali e filiere industriali. Tiene conto dei dibattiti parlamentari della primavera 2025 e degli scenari pubblicati a fine 2025 da RTE, il gestore della rete elettrica francese.

L’obiettivo è ambizioso: portare la produzione di elettricità decarbonizzata tra 650 e 693 TWh nel 2035, rispetto ai 458 TWh del 2023. Parallelamente, il consumo di combustibili fossili dovrebbe scendere a circa 330 TWh nel 2035, contro i 900 TWh del 2023.

Se la traiettoria verrà rispettata, la struttura dei consumi energetici francesi verrà ribaltata: il 60% dell’energia sarà decarbonizzata già dal 2030, il 70% entro il 2035.

Elettrificazione di massa: 618 TWh di domanda al 2035

Il piano si fonda su una forte elettrificazione degli usi. La domanda elettrica è stimata a 618 TWh nel 2035, sostenuta da industria, edilizia, mobilità e tecnologie digitali.

Per accompagnare questa trasformazione, il governo lancerà a febbraio 2026 un piano nazionale per l’elettrificazione, destinato a sostenere imprese e cittadini nella sostituzione di combustibili fossili con energia elettrica a basse emissioni.

Il mix francese: nucleare e rinnovabili

La strategia conferma la specificità del modello francese: una combinazione di nucleare e rinnovabili.

Il rilancio del nucleare

Cuore del piano è il rilancio dell’atomo. La Francia prevede la costruzione di sei reattori EPR2, con prime entrate in servizio dal 2038, e un’opzione per altri otto. Parallelamente, punta al consolidamento e all’estensione della vita operativa dei 57 reattori esistenti.

L’obiettivo è produrre 380 TWh da nucleare già dal 2030. Il nuovo standard sarà l’EPR2, evoluzione dei reattori di terza generazione.

Idroelettrico: investimenti e più capacità

La riforma del settore idroelettrico prevede un aumento di 2,8 GW di capacità (+11%), con 640 MW aggiuntivi nelle concessioni esistenti. Un segnale di rilancio per una fonte storica e strategica.

Eolico offshore: 15 GW al 2035

L’accelerazione sull’eolico in mare resta un asse centrale. L’obiettivo è 15 GW di capacità installata entro il 2035, rivisto per tener conto della maturità industriale dei progetti e delle infrastrutture necessarie.

Fotovoltaico ed eolico onshore: crescita “realistica”

Per il solare, il target è 48 GW nel 2030 e tra 55 e 80 GW nel 2035, rispetto ai circa 30 GW del 2025. Sull’eolico terrestre, il governo privilegia il repowering degli impianti esistenti per ridurre l’impatto paesaggistico: 31 GW al 2030 e 35-40 GW al 2035.

Non solo elettricità: biometano, idrogeno e calore rinnovabile

Il PPE3 interviene anche sugli usi non elettrici. Il calore rinnovabile e di recupero dovrebbe salire da 172 TWh nel 2023 a un intervallo tra 328 e 421 TWh nel 2035.

Il biometano crescerà da 9 a 47-82 TWh; i biocarburanti da 38 a 70-90 TWh. L’idrogeno a basse emissioni potrà contare su una capacità installata fino a 8 GW.

Revisione nel 2027 e focus sui territori ultramarini

Per la prima volta il piano introduce una clausola di revisione nel 2027, per adeguare la traiettoria alle reali dinamiche economiche e industriali.

Il governo riaprirà inoltre il dossier sulle aree non interconnesse, come la Corsica e i territori ultramarini, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Grande attenzione sarà dedicata alla flessibilità del sistema e alla resilienza della rete elettrica, elementi cruciali in un contesto di crescente elettrificazione.

Impatti economici: 120 mila posti di lavoro e meno import di fossili

Secondo le stime governative, l’attuazione del PPE3 potrebbe generare oltre 120 mila posti di lavoro aggiuntivi entro il 2030, in particolare nei settori nucleare, eolico offshore e fotovoltaico.

Sul piano macroeconomico, la riduzione delle importazioni di combustibili fossili – oggi pari a quasi 60 miliardi di euro l’anno – rappresenta un obiettivo strategico.

Il governo sostiene inoltre che la traiettoria scelta consentirà un progressivo contenimento della spesa pubblica per il sostegno alle rinnovabili, con una riduzione fino alla metà entro il 2040.

Una strategia tra ambizione climatica e realismo industriale

Il PPE3 prova a conciliare neutralità climatica, sicurezza energetica e sostenibilità dei conti pubblici. Resta la sfida dell’attuazione: tempi di costruzione del nucleare, accettabilità delle rinnovabili, infrastrutture di rete e competitività industriale.

La Francia sceglie una via che rafforza la propria identità energetica, puntando sull’atomo come pilastro e sulle rinnovabili come complemento essenziale. Un modello che, nel dibattito europeo, continua a segnare una differenza netta rispetto ad altri Paesi.

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