- 24/07/2025
- Luca Martino
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In un parere considerato storico dagli esperti, la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha riconosciuto il cambiamento climatico come una “minaccia esistenziale” e ha chiarito obblighi e responsabilità degli Stati, e per estensione anche delle aziende
Il parere della Corte Internazionale di Giustizia, seppur non vincolante, avrà un grande impatto sul corso delle cause climatiche in tutto il mondo.
A pochi giorni dalla sentenza della Corte di Cassazione, pubblicata il 21 luglio scorso, che ha stabilito che si può fare causa a Eni e allo Stato per i danni causati dal cambiamento climatico, il verdetto raggiunto dai giudici dell’Aia, è destinato a fare giurisprudenza.
Di fatto il parere della Corte è destinato a spianare la strada alle cosiddette climate litigations, ossia le cause portate avanti da associazioni per il clima o gruppi di cittadini contro aziende e governi accusati di non fare abbastanza per affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici.
La campagna per un parere consultivo è stata lanciata nel 2019 dagli studenti di legge dell’Università del Pacifico meridionale. In collaborazione con il governo di Vanuatu, Students Fighting Climate Change (PISFCC) e World’s Youth for Climate Justice (WYCJ) hanno contribuito a ottenere un voto unanime alle Nazioni Unite per richiedere il parere, con il sostegno di oltre 1.500 organizzazioni.
Obbligo di risarcimento in caso di restituzione materialmente impossibile
“La mancata adozione da parte dello Stato di azioni appropriate per proteggere il sistema climatico dalle emissioni di gas serra, anche attraverso la produzione di combustibili fossili, il consumo di combustibili fossili, la concessione di licenze di esplorazione di combustibili fossili o l’erogazione di sussidi per i combustibili fossili, può costituire un atto illecito a livello internazionale imputabile a tale Stato”, ha detto il giudice Iwasawa Yuji.
E in relazioni ai danni provocati dal cambiamento climatico, ha detto “Nel caso in cui la restituzione si riveli materialmente impossibile, gli Stati responsabili hanno l’obbligo di risarcire”.
Primato della scienza climatica e chiarezza giuridica su diritti e responsabilità
Il parere chiarisce che il diritto internazionale richiede più di un’azione volontaria, compresi gli obblighi per gli inquinatori storici di ridurre le emissioni e fornire un risarcimento alle comunità colpite dal clima.
Inoltre, nel parere si riafferma il primato della scienza climatica, offrendo l’opportunità di rafforzare i negoziati globali sul clima con chiarezza giuridica su diritti e responsabilità.
Il diritto a un ambiente pulito, sicuro e sano è inseparabile dal diritto alla vita, alla salute e alla dignità
Per Elisa Morgera, UN Special Rapporteur on Climate Change & Human Rights: “Oggi siamo entrati in una nuova era di responsabilità per il clima. La più alta corte del mondo ha detto chiaramente: le attività che danneggiano il clima violano il diritto internazionale e i diritti delle persone. I governi devono ridurre le emissioni per proteggere la vita delle persone e devono risarcire i danni che hanno già causato. Il diritto a un ambiente pulito, sicuro e sano è inseparabile dal diritto alla vita, alla salute e alla dignità. La sentenza della Corte riflette questa verità. La strada per i grandi emettitori è chiara: agire ora per eliminare gradualmente i combustibili fossili, sostenere le comunità colpite e allineare le leggi e le finanze nazionali agli obblighi internazionali.”

























































































































































































































