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Alla Conferenza di Monaco cresce il timore per la dipendenza energetica europea. Un’analisi rivela: con più rinnovabili ed elettrificazione l’Ue può ridurre drasticamente il gas importato entro il 2040

Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco che si svolgerà dal 13 al 15 febbraio i riflettori saranno puntati su Ucraina e Medio Oriente. Ma sullo sfondo si fa strada un’altra grande preoccupazione: la vulnerabilità energetica dell’Europa.

Un tema che non è più solo economico, ma apertamente geopolitico. Lo dimostra l’appello lanciato in queste ore al governo francese da 13 grandi federazioni del settore energetico, sostenute da 100 leader d’impresa, che chiedono di mettere fine alla dipendenza dai combustibili fossili per proteggere la sovranità nazionale.

Il nodo è chiaro: l’Europa ha ridotto il gas russo, ma lo ha in gran parte sostituito con il GNL americano. Una dipendenza diversa, ma pur sempre una dipendenza.

Dal gas russo al GNL americano: cosa è cambiato davvero?

Dopo l’invasione dell’Ucraina, il piano REPowerEU ha ridisegnato le rotte del gas. Ma non ha eliminato la fragilità strutturale.

Nel 2023 l’Unione Europea ha importato il 58% dell’energia consumata. Il gas resta il punto più critico. Se nel 2021 il GNL statunitense rappresentava appena il 6% delle importazioni europee, oggi è salito al 27% e potrebbe toccare il 40% entro il 2030.

In pratica, l’Europa ha spostato il baricentro della dipendenza dalla Russia agli Stati Uniti, esponendosi comunque alla volatilità dei prezzi globali del gas liquefatto e alle tensioni geopolitiche.

Non a caso, lo scorso agosto l’UE si è impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di prodotti energetici americani entro il 2028, mentre la nuova National Security Strategy di Washington ha ribadito l’obiettivo di rafforzare il dominio energetico statunitense come leva geopolitica.

La svolta possibile: elettrificare metà dell’economia europea

Secondo l’analisi di Strategic Perspectives, la strada più solida per ridurre la vulnerabilità energetica europea passa da un’accelerazione decisa dell’elettrificazione. Oggi l’elettricità copre circa il 23% dei consumi finali dell’Unione, una quota rimasta sostanzialmente stabile nell’ultimo decennio. Eppure il potenziale è enorme.

Entro il 2040 l’UE potrebbe arrivare a elettrificare circa la metà della propria economia, con un impatto strutturale sulla dipendenza dai combustibili fossili. Questo significherebbe tagliare di circa due terzi il ricorso a petrolio, gas e carbone importati, riducendo drasticamente l’esposizione ai mercati internazionali e alle loro oscillazioni.

L’effetto non sarebbe soltanto geopolitico ma anche economico: secondo le stime, infatti l’Europa potrebbe ottenere un risparmio netto di circa 29 miliardi di euro all’anno grazie a minori importazioni di carburanti e a un sistema energetico più efficiente e stabile nei costi.

Per rendere possibile questo scenario, sarebbe necessario installare circa 80 gigawatt di nuove rinnovabili ogni anno fino al 2040. Un obiettivo ambizioso ma non irrealistico, considerando che nel 2025 sono già stati installati oltre 70 gigawatt. In altre parole, la traiettoria tecnica è già tracciata: si tratta di consolidarla e renderla strutturale.

Addio al gas? Entro il 2040 solo Norvegia e Regno Unito

Se la domanda di gas dovesse scendere fino a circa il 30% dei livelli attuali, l’Europa potrebbe progressivamente liberarsi dei rapporti di fornitura più fragili senza creare nuove dipendenze.

Il gas russo verrebbe definitivamente eliminato, mentre i contratti di GNL a lungo termine potrebbero semplicemente arrivare a scadenza senza essere rinnovati. Allo stesso modo, le forniture via gasdotto da Algeria, Azerbaigian e Libia verrebbero ridimensionate gradualmente.

Nel 2040 il fabbisogno residuo di gas potrebbe essere coperto quasi interamente da partner considerati stabili e affidabili. La Norvegia resterebbe il principale fornitore, coprendo oltre la metà delle importazioni europee, anche in uno scenario di produzione in lieve calo, grazie a una maggiore quota delle sue esportazioni destinata all’UE.

Una parte significativa arriverebbe dalla produzione interna europea, che potrebbe conoscere una ripresa verso la fine degli anni Venti, soprattutto grazie alla Romania, prima di diminuire gradualmente nel tempo. Il Regno Unito, infine, continuerebbe a svolgere un ruolo importante grazie agli interconnettori e alla solidità dei suoi hub energetici.

In questo scenario, l’Europa passerebbe da un sistema fortemente esposto al mercato globale del GNL a uno fondato su una domanda ridotta e su partnership regionali consolidate.

Il vero rischio oggi? Investire troppo nel gas

Secondo gli analisti, il pericolo non è più la carenza di gas, ma il rischio di bloccare l’Europa in nuovi contratti a lungo termine proprio mentre la domanda potrebbe crollare.

Se l’elettrificazione accelera, molti contratti di GNL potranno semplicemente scadere senza essere rinnovati. In caso contrario, l’UE rischia di trovarsi con infrastrutture sovradimensionate e costose.

“L’Europa non ha bisogno di una nuova strategia del gas, ma di una strategia di elettrificazione”, ha spiegato Marin Gillot di Strategic Perspectives. “Con più pompe di calore, veicoli elettrici ed elettrificazione industriale, la dipendenza dal gas diminuisce strutturalmente”.

Energia e geopolitica: la lezione delle crisi

Il tema sarà centrale anche a Monaco, dove interverranno il Segretario di Stato americano Marco Rubio e la maggior parte dei leader europei.

Jennifer Morgan, ex inviata speciale tedesca per il clima, avverte: “La dipendenza energetica può essere usata come arma, indipendentemente dal fornitore”.

Thijs Van de Graaf, esperto di politica energetica, sintetizza così: “Il problema non è da chi compriamo i combustibili fossili, ma come li eliminiamo gradualmente. Ieri era Gazprom; oggi è Trump. Domani potrebbe essere una crisi nello Stretto di Hormuz”.

Il messaggio è chiaro: la vera autonomia strategica non passa dal cambiare fornitore, ma dal ridurre strutturalmente il peso dei combustibili fossili.

Dalla sicurezza militare alla sicurezza economica

Alla Conferenza di Monaco si parlerà di difesa, conflitti e alleanze. Ma sempre più spesso la sicurezza si misura anche in chilowattora.

Come sottolinea María Mendiluce, CEO della We Mean Business Coalition: “La sicurezza oggi va oltre la potenza militare. Riguarda la capacità delle economie di funzionare sotto pressione. Un’elettrificazione pulita ben pianificata rafforza la resilienza e riduce la vulnerabilità strategica”.

In altre parole, la partita dell’autonomia europea non si gioca solo nei vertici diplomatici, ma anche nelle reti elettriche, nei parchi eolici offshore e nelle fabbriche riconvertite.

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