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Il Governo rinvia il phase-out dal carbone al 2038 con un emendamento al Decreto Bollette. Impatti su sicurezza energetica, costi e transizione verde

Il cronoprogramma della transizione energetica italiana cambia direzione. Con l’approvazione in Commissione Attività produttive della Camera di un emendamento al Decreto Bollette, l’Italia posticipa l’uscita dal carbone dal 2025 al 2038.

Una decisione che segna un evidente cambio di approccio: meno rigidità ideologiche e più attenzione alla stabilità del sistema energetico nazionale. L’emendamento, firmato dal capogruppo della Lega Riccardo Molinari e riformulato dal Governo, ha ottenuto il sostegno compatto della maggioranza.

Le centrali ancora attive e il loro peso reale

Oggi il contributo del carbone al fabbisogno elettrico italiano è ormai marginale. Le centrali ancora operative sono quattro: Brindisi, Civitavecchia, Fiumesanto e Portovesme. Tutte sono gestite da Enel, ad eccezione dell’impianto di Fiumesanto.

Nel 2025 queste strutture hanno prodotto circa 2 terawattora di energia su una domanda complessiva di 311 TWh, meno dell’1% del totale nazionale secondo i dati Terna. Numeri che confermano come il carbone sia già in fase avanzata di uscita dal mix energetico italiano.

Da riserva strategica a possibile ruolo strutturale

Il rinvio di 13 anni non è solo una questione di calendario. Cambia anche il ruolo delle centrali esistenti. L’ipotesi iniziale prevedeva di mantenere impianti come quelli di Brindisi e Civitavecchia come semplice riserva strategica.

Con il nuovo orientamento, invece, si apre alla possibilità di un utilizzo più strutturale, soprattutto in funzione di garanzia nei momenti di stress del sistema elettrico.

Sicurezza energetica al centro della scelta

Alla base della decisione c’è un tema chiave: la sicurezza energetica. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva già indicato la linea lo scorso dicembre, sottolineando come il contesto attuale sia segnato da instabilità geopolitica e rischi legati agli approvvigionamenti di gas.

In questo scenario, il Governo ritiene necessario mantenere margini di flessibilità. Eventuali interventi sugli impianti esistenti – in particolare quelli di Brindisi e Civitavecchia – saranno valutati considerando aspetti tecnici, economici e regolatori.

Tra realismo e critiche ambientali

La scelta apre inevitabilmente un fronte di dibattito. Da un lato, viene letta come un atto di realismo in un contesto internazionale incerto, dove la sicurezza degli approvvigionamenti è tornata prioritaria. Dall’altro, rischia di rallentare il percorso di decarbonizzazione e gli obiettivi climatici europei.

Il punto centrale resta l’equilibrio tra sostenibilità e sicurezza: una tensione che accompagnerà l’Italia – e l’Europa – per tutta la durata della transizione energetica.

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